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Ferrovie, la Catanzaro Lido-Lamezia Terme tra le peggiori d'Italia

CATANZARO La Catanzaro Lido-Lamezia Terme è tra le dieci peggiori tratte ferroviarie d’Italia. Stavolta a dirlo non sono gli ormai rassegnati pendolari, ma il dossier Pendolaria (che sarà presentat…

Pubblicato il: 11/12/2014 – 14:37
Ferrovie, la Catanzaro Lido-Lamezia Terme tra le peggiori d'Italia

CATANZARO La Catanzaro Lido-Lamezia Terme è tra le dieci peggiori tratte ferroviarie d’Italia. Stavolta a dirlo non sono gli ormai rassegnati pendolari, ma il dossier Pendolaria (che sarà presentato il 18 dicembre) stilato come ogni anno da Legambiente. Una classifica delle linee peggiori del Paese che mette in evidenza le situazioni più gravi del trasporto ferroviario pendolare. Eccoli, da Nord a Sud, i “binari morti”: la tratta Roma Termini-Ciampino-Castelli Romani, la Circumflegrea, la Bergamo-Milano, la Siracusa-Ragusa-Gela, la Portogruaro-Venezia. La Salerno-Potenza, la Campobasso-Isernia-Roma e, appunto, la Catanzaro Lido-Lamezia Terme.
Legambiente ha selezionato le linee sulla base di dati oggettivi e delle proteste da parte dei pendolari, «che ormai sono costretti a fare viaggi infernali per arrivare a destinazione». La situazione del trasporto ferroviario regionale «rispecchia quanto poco hanno fatto in questi anni Regioni e governi e quanto le situazioni già critiche dei pendolari siano diventate insopportabili». Dal 2010 a oggi – secondo i dati di Pendolaria – in Italia si possono stimare «tagli pari al 6,5% nel servizio ferroviario regionale, con differenze tra le diverse Regioni ma dentro un quadro in cui diventa ogni giorno più difficile salire su un treno. A rendere evidente la situazione sempre più complicata che vivono i pendolari sono i tagli realizzati nelle diverse parti del Paese, con la riduzione del numero di treni lungo le linee, a cui si è accompagnato in quasi tutte le Regioni italiane un aumento delle tariffe».
Viene definita «drammatica», in particolare, la situazione della linea Catanzaro Lido-Lamezia Terme, lunga 42 km e a binario unico, che risulta strategica nei collegamenti regionali perché unisce i versanti tirrenico e jonico della Calabria, «tanto da aver fatto proporre la sua elettrificazione più volte negli ultimi anni».
Il problema – è scritto nel rapporto 2014 – è che dopo il taglio di circa 10 milioni di euro da parte della Regione sul Contratto di servizio, avvenuto la scorsa estate, la linea Catanzaro Lido-Lamezia Terme Centrale è stata classificata come tratta a scarso traffico e vede 10 collegamenti al giorno (per senso di marcia) di cui solo 3 con treni regionali. Il resto è stato sostituito con autobus. «In pratica – sottolinea Legambiente – si è tornati alla sostituzione dei treni con i mezzi su gomma proprio come nel periodo di interruzione della ferrovia tra il novembre 2011 e l’aprile 2013, a seguito del crollo di un ponte tra Marcellinara e Feroleto Antico. I tagli quindi aggiungono disagi per un’area, quella jonica, già martoriata sul fronte del trasporto ferroviario e che già da anni non può raggiungere in modo diretto in treno Lamezia Terme Centrale, avendo spezzato i collegamenti Regionali provenienti dalla Jonica sud (Reggio Calabria/Roccella Jonica) e da Crotone/Sibari, a Catanzaro Lido».

 

TAGLI E TARIFFE
Il dossier va anche oltre. E mette in fila i dati sulla soppressione delle tratte e gli aumenti del costo dei biglietti negli ultimi anni. La Calabria sembra aver pagato lo scotto maggiore, con un -16,3% relativo al taglio dei servizi e un +20% per quanto riguarda l’incremento delle tariffe. Fanno peggio, complessivamente, solo Abruzzo (-21 e +25,4%) e Campania (-19 e +23,7).

 

«EMERGENZA NAZIONALE»
«Altro che Sblocca Italia – dichiara il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini –, per i pendolari il servizio, in larga parte delle Regioni, è andato peggiorando e continuerà a vedere tagli per la riduzione e l’incertezza delle risorse. Di fronte a questa vera e propria emergenza nazionale, occorre un cambio di rotta della politica. È vergognoso che il governo non intervenga e che gli stanziamenti erogati dalle Regioni per questo servizio siano talmente risibili da non arrivare in media nemmeno allo 0,35% dei bilanci».

 

Pietro Bellantoni

p.bellantoni@corrierecal.it 

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