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Chi ha paura del cambiamento

Il neogovernatore Mario Oliverio e il neopresidente del consiglio regionale ancor prima di rientrare da Roma, hanno modo di cominciare a capire dove sta il fronte e quale guerra si è chiamati a com…

Pubblicato il: 15/01/2015 – 14:01
Chi ha paura del cambiamento

Il neogovernatore Mario Oliverio e il neopresidente del consiglio regionale ancor prima di rientrare da Roma, hanno modo di cominciare a capire dove sta il fronte e quale guerra si è chiamati a combattere in Calabria.

In loro assenza, infatti, dalla Calabria arriva testimonianza di un fatto singolare: si è passati dalla fantasia al potere al potere della fantasia. E siccome la fantasia non difetta a nessuno, ecco che il rinvio del consiglio regionale a martedì diventa un “giallo” al quale affidare diversi retroscena: prima era il ritiro delle firme dalla proposta di modifica statutaria; poi, invece, è il ripensamento della maggioranza rispetto alla legge che stabilisce che i dipendenti della Regione Calabria debbono essere tutti uguali e ben per questo appartenere tutti ad un unico ruolo.

Viene da urlare: Scalzo, perché non parli? Il galantomismo istituzionale perseguito dal nuovo presidente del consiglio regionale, infatti, non è più apprezzabile. E se Scalzo deciderà di riferire ai calabresi le ragioni vere del rinvio della seduta di consiglio regionale, inizialmente fissata per oggi, si avrà conferma di quanto è urgente, oltre che indispensabile, mettere in riga quella colonia di ignoranti privilegiati che si annida ai vertici della burocrazia del consiglio regionale della Calabria.

E comunque, se Scalzo decide di continuare a praticare il galantomismo istituzionale, noi che siamo invece dei ragazzacci non lo facciamo ed ecco servita la verità che sta dietro il rinvio del consiglio regionale: lunedì 12 gennaio dalla segreteria del Consiglio partono le convocazioni.

L’assemblea è riunita alle 15.30 del 15 gennaio, al presidente Scalzo i burocrati offrono ampie garanzie circa il rispetto delle norme che regolano la convocazione del Consiglio. In serata si scopre che hanno mentito: lo hanno fatto perché incolti o perché in malafede? Aspettiamo che un consulto di probiviri o magari un vertice dei sindacati ci illumini in merito. Fatto sta che una vocina dall’opposizione informa Scalzo che quella convocazione non rispetta il principio del preavviso di cinque giorni liberi che va dato ai consiglieri per le sedute in prima convocazione e fuori dalle sedute programmate.

Richiesta di un nuovo chiarimento, dopo qualche balbettio e qualche imbarazzo, dalla segreteria del Consiglio arriva al presidente la confessione: «In effetti se qualcuno pone una questione, la convocazione potrebbe non essere in regola».

Cosa fare? Un rapido contatto tra Scalzo e Oliverio e la seduta viene spostata al martedì successivo. È tutto qua il “giallo” di cui vanno cianciando quanti vivono nel terrore che si possa passare dagli annunci ai fatti. È stato rinviato il Consiglio semplicemente per evitare che la convocazione fosse viziata da irregolarità. Ottima soluzione, una seduta che saltasse per irregolare convocazione, per chi mira a ritardare ulteriormente la marcia verso le riforme che Oliverio si è impegnato a fare e consentire a quella burocrazia inetta e parassitaria che fin qui ha scorrazzato impunemente dentro la riserva indiana del consiglio regionale di continuare nella sua autoreferenzialità. È qui il nodo vero della politica calabrese in questo avvio di decima legislatura. Altro che “annuncite”, il dramma che in alcuni ambienti si consuma in questi giorni è legato, al contrario, al terrore che dagli annunci si possa passare ai fatti. Arrivando al paradosso per il quale si attacca Oliverio per quello che fa. Da queste colonne le critiche e le riserve riguardano, invece, quello che ancora non ha cominciato a fare.

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