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Il crollo della fiducia

di Paolo Pollichieni   In Calabria, un governo stabile manca ormai da quasi un anno. Tanto è il tempo trascorso da quel 26 marzo che, con una condanna a sei anni di reclusione, pose fine all’e…

Pubblicato il: 17/01/2015 – 5:00

di Paolo Pollichieni

 

In Calabria, un governo stabile manca ormai da quasi un anno. Tanto è il tempo trascorso da quel 26 marzo che, con una condanna a sei anni di reclusione, pose fine all’esperienza di Peppe Scopelliti nel ruolo di “padre-padrone” della politica e dell’amministrazione regionale. Fatalmente quell’esperienza ha spinto ancor più verso il basso stima, fiducia e aspettative dei calabresi nei confronti della politica e delle istituzioni.
Quel che non si era messo in conto, tuttavia, era che il “dopo-Scopelliti” finisse con il registrare non già un recupero, ma anzi un ulteriore abbassamento. E invece, a stare ai dati che vengono diffusi dall’istituto di ricerca Demoskopika e che stranamente (ma non tanto…) non hanno trovato grande spazio nei media calabresi, a sessanta giorni dal voto la fiducia nei partiti segna un altro minimo storico, mentre i temi caldi per la politica restano: lavoro, disagio economico, sanità, tagli alla “casta” e contrasto del fenomeno corruttivo.
Dall’indagine, che Demoskopika ha chiamato “L’anno che verrà. Il 2015 nell’opinione dei calabresi”, viene fuori, annotano gli analisti dell’Istituto, «l’immagine di una regione sola, abbandonata e ingannata. Con pochissima fiducia nella politica, disorientata dall’inefficienza delle istituzioni, preoccupata per l’incertezza economica delle famiglie e fiaccata dal timore di perdere ulteriori posti di lavoro. Insomma, una società disincantata e senza troppe illusioni per l’immediato futuro». «Il grave clima di sfiducia presente nella quotidianità percepita dai calabresi – dichiara il presidente dell’Istituto Demoskopika, Raffaele Rio – non fa che alimentare il circuito vizioso del contesto economico e sociale. Un orientamento che sembra non avere dubbi: l’inefficacia delle istituzioni ai vari livelli, l’autoreferenzialità della politica rendono la Calabria impreparata e incapace a imboccare la strada della ripresa economica, a produrre misure concrete per il rilancio occupazionale, a imporre azioni di contrasto al disagio sociale delle famiglie e di sostegno al sistema imprenditoriale fiaccato da una crisi divenuta epocale e molto difficile da superare».
Il primo dato che emerge in maniera abbastanza evidente è la fiducia nei partiti che fa registrare il minimo storico: solo il 5,3% dei cittadini si fida delle “forze politiche” rispetto al 32,4% registrato nel 2003. Un crollo della rappresentanza pari a oltre 27 punti percentuali in poco più di un decennio.
Un basso livello di fiducia che i calabresi accordano a tutti i livelli istituzionali: Regione (7,4%), Parlamento (10,8%), Provincia (11,1%), Comune (16,8%) e governo (18,7%). Ben al di sotto dell’indice medio di fiducia pari al 30% risultano, inoltre, i sindacati (15,9%), il sistema bancario (21,7%). Nella media, invece, le associazioni di categoria che raccolgono il 29,3% delle dichiarazioni di fiducia dei cittadini. Sul versante opposto, a trainare il consenso dei calabresi, le forze dell’ordine con addirittura il 68,5% e le associazioni di volontariato con il 63,1%. Bene anche la Chiesa con il 57,8% e la magistratura con il 52,7%. Poco meno del 50% il livello di gradimento per la collettività calabrese a favore del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Come meravigliarsi, davanti a questi dati, del crollo di partecipazione democratica alle chiamate elettorali? E infatti la crisi dei partiti nel tempo, quali soggetti tradizionali del consenso politico ha prodotto come diretta conseguenza una partecipazione al voto sempre più bassa e meno significativa: alle elezioni regionali del 2005, il dato di affluenza dei calabresi si è attestato al 64,4%. Nel 2010 l’andamento negativo si è consolidato con il 59,3% di cittadini che si sono recati alle urne. Nel 2014, la reazione dei calabresi al sistema politico ha vissuto il suo minimo storico: soltanto il 44,1% ha deciso di esprimere il diritto al voto. Un dato allarmante se confrontato al 2005: in soli 9 anni, l’affluenza si è ridotta di ben 20 punti percentuali.
Scorrendo i dati forniti da Demoskopika, emerge inoltre che appena il 5,9% dei calabresi dichiara una partecipazione attiva e diretta attraverso i canali tradizionali del sistema politico, mentre il 4,8% vorrebbe partecipare e impegnarsi direttamente, ma considera l’attuale sistema dei partiti assolutamente chiuso. La quasi totalità dei cittadini intervistati, dunque, oltre 9 su 10, non ha alcun interesse ad avere un coinvolgimento diretto con la vita politica: il 24,8% fa sapere di essere totalmente distante se non completamente disinteressato, il 17,4% dichiara di non essere impegnato in prima persona ma di seguirla comunque con un certo interesse, mentre la percentuale maggiore, il 47,1%, si tiene distante limitandosi a tenersi informato.
Lo smarrimento dei calabresi per un futuro alquanto incerto rappresenta la preoccupazione prioritaria per 7 cittadini su dieci.
Un dato allarmante che si consolida negativamente anche con il timore di non riuscire a far fronte interamente alle esigenze economiche proprie e della famiglia (64,7%) e il timore di perdere il posto di lavoro (57,8%). Un anno, il 2015, di profondo senso di abbandono che trova altri elementi di insicurezza e, in alcune modalità, di ipocondria: il timore riguardo allo stato di salute indicato dal 43,9% del campione intervistato, essere vittima di un atto criminale (31,3%), il non fare carriera o non ricevere riconoscimenti professionali che ci si aspetta (27,4%) e, infine, la perdita o il venir meno di rapporti familiari o affettivi consolidati (19,6%).
L’indagine, correttamente, si spinge poi a cercare quali interventi sarebbero capaci di riaccendere la fiducia dei calabresi. Gli intervistati indicano, con percentuali più che rilevanti rispetto alle alte modalità di risposta, le politiche del lavoro con particolare riguardo ai giovani (90,4%), il taglio dei costi della politica e la riduzione degli sprechi della Pubblica amministrazione (69,8,5% ), la riorganizzazione del sistema sanitario (58,9%), la lotta al disagio economico delle famiglie (54,2%) e il contrasto alla corruzione (49,6%).
Infine un’attenzione per l’agenda politica viene posta anche sul settore delle politiche ambientali (34,8%) e sul settore della viabilità, delle infrastrutture e ei trasporti (29,6%).
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