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AEMILIA | Colpo al clan Grande Aracri, oltre 160 arresti

LAMEZIA TERME Maxi retata contro la ‘ndrangheta in Emilia Romagna. I carabinieri di Modena, unitamente a quelli di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare…

Pubblicato il: 28/01/2015 – 6:35
AEMILIA | Colpo al clan Grande Aracri, oltre 160 arresti

LAMEZIA TERME Maxi retata contro la ‘ndrangheta in Emilia Romagna. I carabinieri di Modena, unitamente a quelli di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare – emessa dal gip del Tribunale di Bologna, su richiesta della locale Dda – nei confronti di 117 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsione, reimpiego di capitali di illecita provenienza, riciclaggio, usura, emissione di fatture per operazioni inesistenti, trasferimento fraudolento di valori, porto e detenzione illegali di armi da fuoco, danneggiamento e altri reati, aggravati dal metodo mafioso.
Al centro dell’inchiesta denominata “Aemilia”, il clan Grande Aracri di Cutro, in provincia di Crotone, che da tempo vanta infiltrazioni in terra emiliana, soprattutto nella zona di Brescello, dove vivono esponenti di spicco della cosca calabrese. E le ombre si allungano sulla ricostruzione post-terremoto del 2012. Tra gli arrestati ci sarebbero infatti diversi imprenditori del settore edile e movimento terra, alcuni dei quali hanno vinto gli appalti della ricostruzione. Tra loro, c’è anche il consigliere comunale di Reggio Emilia Giuseppe Pagliani, di Forza Italia. I carabinieri lo hanno da poco prelevato dalla sua abitazione di Arceto di Scandiano, vicino a Reggio Emilia.

È stato chiesto il sequestro di beni per circa cento milioni di euro. Nelle stesse ore, i militari di Crotone e Mantova hanno eseguito, nelle rispettive province e in quelle di Cremona e Verona, decreti di fermo di indiziato di delitto – emessi dalle Direzioni distrettuali antimafia di Catanzaro e Brescia – nei confronti di 46 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei medesimi reati.

 

REGGENTE IN MANETTE

Tra le persone finite in manette figurano diversi imprenditori calabresi, alcuni già noti alle forze dell’ordine, tra cui Nicolino Sarcone, considerato anche da indagini precedenti il reggente della cosca su Reggio Emilia. Sarcone, già condannato in primo grado per associazione mafiosa, è stato recentemente destinatario di una misura di prevenzione patrimoniale che gli aveva bloccato beni per 5 milioni di euro. Il comandante provinciale di Reggio Emilia, colonnello Paolo Zito, presente durante il blitz, ha detto che l’operazione è ancora in corso, rimandando i dettagli alla conferenza stampa che si terrà a Bologna alla presenza del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti.
Coinvolti nell’operazione, anche i fratelli del boss già detenuto Nicolino Grande Aracri, Domenico ed Ernesto. Domenico Grande Aracri, che è un avvocato penalista, è stato arrestato in esecuzione di una delle 117 ordinanze di custodia cautelare emesse su richiesta della Dda di Bologna, mentre Ernesto Grande Aracri è uno dei destinatari dei 37 provvedimenti di fermo emessi dalla Dda di Catanzaro.

Dall’inchiesta, secondo quanto si è appreso, è emersa la diffusione capillare in Emilia Romagna, e in parte della Lombardia e del Veneto, delle attività della cosca di ‘ndrangheta dei Grande Aracri, sotto il diretto controllo e la guida di Nicolino Grande Aracri, con infiltrazioni in molteplici settori economici e imprenditoriali.

 

ARRESTATO ANCHE IL PADRE DELL’EX CALCIATORE IAQUINTA

Ci sono anche importanti imprenditori del settore edile coinvolti nell’indagine Aemilia fra cui Giuseppe Iaquinta, padre dell’ex calciatore Vincenzo, campione del mondo, arrestato nel reggiano, e Augusto Bianchini che ha partecipato agli appalti per la ricostruzione post terremoto in Emilia residente nel Modenese.

 

DELRIO SENTITO COME PERSONA INFORMATA SUI FATTI 

Nell’ambito delle indagini della Dda di Bologna, inoltre, Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio fu sentito “come persona informata sui fatti”. Lo ha spiegato il procuratore capo di Bologna Roberto Alfonso. Delrio, ex sindaco di Reggio Emilia, fu sentito nel 2012. «Volevamo capire il livello, il grado e l’intensità» della considerazione nei confronti della comunità cutrese, ha spiegato Alfonso. «Perché la comunità cutrese a Reggio Emilia – ha aggiunto – è fatta da decine di migliaia di persone. Non è fatta dalle cinquanta che abbiamo raggiunto con le misure di custodia cautelare».

 

ROBERTI: «OPERAZIONE SENZA PRECEDENTI»

Per il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, la maxi operazione che ha portato agli arresti di questa mattina è «senza precedenti, un risultato storico». L’organizzazione ‘ndranghetista fermata in Emilia, propaggine della Grande Aracri di Cutro era «molto radicata e molto pericolosa. Un intervento giudiziario che non esito a definire storico, senza precedenti, imponente e decisivo per l’azione di contrasto giudiziario alle mafie al Nord e in particolare all’insediamento ‘ndranghetista che è stato colpito e investigato con grande abnegazione e sacrificio per lungo tempo», ha detto Roberti nel corso della conferenza stampa in procura a Bologna. «Questa indagine – ha aggiunto – è collegata con quelle di Brescia e Catanzaro che simultaneamente hanno proceduto a numerosi fermi. Il coordinamento della Dia ha funzionato bene. È stata un’azione sinergica a corale delle procure e delle forze dell’ordine».

ALFANO: GRANDE RISULTATO

«L’operazione Aemilia, portata a termine con successo, oggi, dall’Arma dei carabinieri contro la ‘ndrangheta, in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia, è un risultato di grandissimo livello». Lo ha detto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che si è congratulato con il comandante generale dell’Arma, Tullio Del Sette. «Grazie, infatti, a un’intensa attività investigativa e al lavoro attento, instancabile e puntuale della Direzione distrettuale antimafia di Bologna, in collaborazione con le Procure di Brescia e Catanzaro – ha spiegato Alfano – è stato possibile ricostruire, per poi smantellare, una fitta e pericolosa organizzazione ‘ndranghetista radicata nel tessuto economico e imprenditoriale. Gli arresti degli oltre 160 soggetti, per centinaia di capi d’imputazione, dimostrano ancora una volta lo straordinario lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura nel contrasto al crimine organizzato». 

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