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Il cammino verso la salvezza di "Un altro metro ancora”

REGGIO CALABRIA Si intitola “Un altro metro ancora – Monologo sul bordo della vita” il nuovo libro di Katia Colica, scrittrice, giornalista e sceneggiatrice reggina, edito dalla casa editrice “Citt…

Pubblicato il: 27/04/2015 – 8:58
Il cammino verso la salvezza di "Un altro metro ancora”

REGGIO CALABRIA Si intitola “Un altro metro ancora – Monologo sul bordo della vita” il nuovo libro di Katia Colica, scrittrice, giornalista e sceneggiatrice reggina, edito dalla casa editrice “Città del Sole”. Presentato ieri pomeriggio nell’auditorium di “Spazio Teatro” a Reggio Calabria, durante l’incontro si è dato ampio spazio non solo alla prosa, ma anche al teatro e alla musica. È stato Gaetano Tramontana – fondatore della compagnia che dà il nome al teatro – , che ha introdotto la serata esibendosi, in un secondo momento, in un reading di brani tratti dal libro in questione. L’attore e regista reggino è stato accompagnato nelle letture da sei tracce musicali scritte e suonate da Antonio Aprile (a breve l’uscita in un CD il cui titolo provvisorio è “Sul bordo della vita”). Un libro che parte da una storia vera, che ha l’eco della seconda guerra mondiale, in cui si incrociano vicende di lotta per la salvezza e la liberazione.
«È una storia reale, raccontatami da mia madre che era bambina quando si è ritrovata in questo gruppo di sfollati che, da Foligno, tentavano di ritornare in Calabria – spiega l’autrice – . Parla di un ragazzo di fronte a un campo minato durante il concludersi della seconda guerra mondiale. È un ragazzo che scappa dall’esercito fascista, che non ha la voglia di fare la guerra, ma non ha neanche la velleità di divenare eroe o partigiano. Lui ha perso tutto, non ha più una famiglia, e si ritrova a scegliere di essere il primo della fila. Decide di salvare queste persone che andranno dietro di lui e metteranno i propri passi dietro quelli del ragazzo. È per questo che si chiama “Un altro metro ancora”, ed è lui stesso a dire: “Anche un solo metro, io ve lo regalo”. Mia madre ha l’immagine di questo ragazzino che attraversa il campo».
Un libro che è un monologo/inchiesta come, del resto, lo è tutta la produzione della scrittrice. Katia Colica non è nuova a questo genere di esperienze. Ha già all’attivo altre tre pubblicazioni: “Ancora una scusa per restare” e la raccolta “Parole rubate ai sassi” (IRE). “Il tacco di Dio” (Citta del Sole). Ha contribuito all’antologia poetica “Saper leggere il libro del mondo – Vol. II” (a cura della Fondazione De Andrè), ha pubblicato la narrazione “Col mare dentro”, (Oscar Mondadori). Nonostante settant’anni li separino, l’autrice ha creato un parallelismo tra l’episodio vissuto dalla madre e quello degli immigrati, che sfidano il mare nel tentativo di poter toccare le nostre coste. «È un tema molto attuale per me. Mia madre l’altro giorno mi ha detto: “La gente non sa cosa voglia dire scappare dalle bombe”. Vivere con la paura di non trovare un altro territorio che ti ospiti, non è semplice. Quando questa storia si ripete, è difficile spiegare che l’Europa è anche casa mia e io ci posso vivere. Cerco di capire com’è che queste storie si stanno ripetendo nel tempo, com’è che mia madre mi raccontava che stavano scappando dalle bombe, perché semplicemente si dovevano salvare. È una cosa automatica ed è molto semplice: ti cade una bomba sulla testa, ti sposti e scappi. Altre persone lo stanno facendo oggi ed è normale che sia così».
Sebbene nasca come narrativa, questo lavoro è stato pensato principalmente per il teatro e vedrà una futura collaborazione con Gaetano Tramontana e la sua compagnia. «Un giorno mi ha chiamato Katia. Ci siamo visti e mi ha dato il testo dicendomi: “L’ho scritto, vorrei fosse messo in scena e ho pensato a te” – racconta il regista – . Ero molto scettico, perché secondo me è molto difficile scrivere di guerra, ancora. Intendo, scrivere in maniera tale da farti suscitare interesse nuovo, con delle sensibilità contemporanee. Ho letto il lavoro e subito mi è piaciuto questo personaggio. Katia, secondo me, qui ha trovato il modo di parlare di guerra mantenendo un’idea di conflitto in generale e devo dire – anche senza retorica – “inventandosi” questo personaggio. È un anti – eroe, i cui eventi della vita lo portano a prendersi, per la prima volta, questa responsabilità molto forte: salvare la vita a persone che qualcosa da perdere ce l’hanno. Leggendo questo episodio ho pensato ci fosse qualcosa di interessante da mettere in scena». La presentazione del testo rientra nella mini rassegna culturale “Interlinea”, evento promosso da entrambi gli artisti, che ha dato spazio ad autori locali che scrivono di teatro di farsi conoscere (ospiti dei due precendenti incontri Dario Tomasello e Vincenza Costantino). Visti gli argomenti di cui tratta e in occasione del 25 aprile, “Un altro metro ancora – Monologo sul bordo della vita” è stato scelto come libro commemorativo per chiudere la kermesse e celebrare i 70 anni della Liberazione d’Italia. 

 

Miriam Guinea

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