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Calabria etica, Ruberto all'attacco: «Il danno erariale è opera di De Marco»

CATANZARO «Il direttore generale De Marco? Fa politica». La reazione di Pasqualino Ruberto è quasi rabbiosa. Non gli vanno giù le ultime dichiarazioni pubbliche arrivate dal dipartimento Lavoro («g…

Pubblicato il: 05/08/2015 – 16:13
Calabria etica, Ruberto all'attacco: «Il danno erariale è opera di De Marco»

CATANZARO «Il direttore generale De Marco? Fa politica». La reazione di Pasqualino Ruberto è quasi rabbiosa. Non gli vanno giù le ultime dichiarazioni pubbliche arrivate dal dipartimento Lavoro («gestione scellerata») in relazione alla sua direzione della Fondazione Calabria etica. Né Ruberto riesce ad archiviare con leggerezza la decisione di Oliverio di procedere con lo scioglimento dell’ente in house. «Prendo atto – dice – della decisione della giunta regionale di procedere con lo scioglimento e la messa in liquidazione di Fondazione Calabria Etica. Tralascio le sensazioni personali, derivate dall’amarezza di veder, ai miei occhi, distrutto il lavoro di tanti anni. Ma era esattamente ciò che mi aspettavo sin dall’inizio, quindi non mi meraviglio».
«Mi sorgono, però – continua l’ex presidente di Calabria etica –, alcune domande: da quando i burocrati fanno politica? Può un direttore generale di un dipartimento lasciarsi andare a considerazioni personali e politiche? Me lo venga a dire in faccia e davanti a tutti, il dottor De Marco, che la mia gestione è stata “scellerata”. Sono aperto ad ogni confronto pubblico. Ma so già che rifiuterà l’invito, purtroppo. Così come ha ritenuto opportuno, lui assieme agli altri componenti della commissione di verifica voluta dalla giunta regionale, non ascoltarmi in nessun momento per avere chiarimenti sul mio operato. Comunque sia, ho piena fiducia nel fatto che quella magistratura che lui, in maniera altrettanto anomala, invoca, sappia fare piena luce su tutta questa vicenda». Ruberto continua: «Anche io, tuttavia, invoco la magistratura contabile sui possibili danni erariali creati dalla gestione dell’ente da febbraio in poi. In particolare, la scelta, quella sì scellerata, di annullare i contratti dei progetti considerati nulli: sarebbe bastato dare un rapido sguardo a uno solo di quei contratti, come del resto a tutti i contratti di collaborazione sottoscritti in quattro anni di gestione, per verificare l’esistenza di una clausola che permetteva all’ente, in qualunque momento e senza conseguenza alcuna, la rescissione degli stessi contratti. Un errore madornale di cui qualcuno dovrà farsi carico. Infatti, l’aver annullato i contratti ha esposto la Regione a un contenzioso valutato dai commissari, questo sì, pari a 3 milioni di euro. Rescindere i contratti, invece, avrebbe impegnato la Fondazione al pagamento solo delle spettanze maturate fino ad allora, senza contenziosi e con un esborso totale nettamente inferiore e nemmeno paragonabile ai 3 milioni ipotizzati dalla commissione. Peraltro, bisogna far notare che chi ha disposto l’annullamento dei contratti, vale a dire il direttore generale del dipartimento, faceva anche parte della commissione: non poteva quindi non sapere che, annullando i contratti, avrebbe generato un tale danno. Questo per quanto attiene i famosi 3 milioni».
«Ma oltre a questi, secondo la commissione – insiste Ruberto –, Calabria etica avrebbe uno squilibrio finanziario dovuto alla (testualmente) “illegittima anticipazione di cassa del Progetto Fse “Credito Sociale” per pagamenti di circa 2,5 milioni di euro a favore di collaboratori di progetti poi considerati nulli dalla Regione”. In questo caso, due sono le possibilità: o c’è malafede da parte della commissione, che sarebbe male, oppure c’è incompetenza, che sarebbe peggio. Perché se davvero io avessi pagato con 2,5 milioni di euro un mese di stipendio di circa 250 collaboratori, quelli cioè poi mandati a casa, vorrebbe dire che ciascuno di loro, in media, guadagnava circa 10mila euro al mese. Non so se ridere o piangere. Nel dubbio, posso solo pensare che la commissione abbia confuso gli stipendi di Calabria etica con quelli di un altro ente in house».
L’ex presidente ricorda che lo scorso 3 marzo, «cioè quasi un mese dopo che il sottoscritto era stato sollevato dall’incarico di presidente di Calabria Etica, con protocollo numero 619, il direttore generale della Fondazione inviava una comunicazione al commissario Barbaro, con la quale specificava, voce per voce, come erano stati spesi quei famosi 2 milioni e mezzo di euro: ebbene, ai quattro progetti poi annullati, erano stati destinati solo 360mila euro. Il resto, compresi quasi 900mila euro di versamenti F24, sono stati impiegati in progetti ancora ad oggi in essere, e per i quali ancora il dipartimento non aveva provveduto all’erogazione dei fondi. Pertanto, per riequilibrare la “disastrata” fondazione, che alla stessa data del 3 marzo vantava un credito dalla Regione di almeno 6 milioni di euro, senza considerare i fondi dei progetti poi annullati, basta erogare, da parte del dipartimento, i finanziamenti già previsti e per cui esiste un regolare impegno di spesa».
«Altro che buco da 5 milioni», aggiunge Ruberto. Che trova il tempo per criticare «la decisione del presidente Oliverio di mettere la fondazione in liquidazione», basata «su presupposti quanto meno discutibili». Ma, sottolinea, «sono scelte politiche e come tali vanno accettate. Ma adesso mi chiedo: dopo aver finito con Calabria etica, si potrà iniziare ad andare a verificare come e per cosa hanno speso i fondi gli altri enti sub-regionali? Si potrà avere il piacere di vedere, ad esempio, pubblicati sui siti degli enti tutti gli elenchi delle persone sotto contratto, con tanto di retribuzione? Oppure l’amministrazione trasparente deve essere stata prerogativa unicamente di Calabria Etica? Si potrà sapere se solo “l’orco cattivo Ruberto” procedeva alle selezioni del personale tramite short list e comparazione di curricula, oppure tale prassi era consolidata, alla fine del 2014, in tutti gli enti sub regionali? C’è di più: il regolamento che la commissione denuncia come mancante in fondazione per le procedure di selezione del personale, che, sempre secondo la commissione, sarebbe richiesto dalla legge 44 del 2007 e successiva circolare del ministero della Funzione pubblica numero 2 dell’11 marzo 2008, non è obbligatorio per la fondazione. Tale obbligo, infatti, è previsto, da quella stessa legge e da quella stessa circolare, unicamente per gli enti pubblici territoriali, cosa che la fondazione non è. Prova ne sia il fatto che il mio predecessore, anche lui, incidentalmente, facente parte della commissione di verifica, non ha provveduto, durante la sua gestione dell’ente dal 2008 al 2010, ad adeguarsi a tale normativa».
«È lecito – conclude Ruberto – sapere come funzionano, o meglio, come funzionavano fino alla fine del 2014, le procedure di selezione negli altri enti? Del resto, le elezioni sono passate, il nemico è battuto, si può anche iniziare a lavorare a 360 gradi».

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