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Mezzogiorno, Renzi e Magorno abbiano più coraggio

Renzi ha convocato oggi a Roma la Direzione nazionale del Pd per affrontare i temi relativi alle condizioni del Sud, dopo le anticipazioni fornite nei giorni scorsi che hanno suscitato allarme e sc…

Pubblicato il: 07/08/2015 – 9:23
Mezzogiorno, Renzi e Magorno abbiano più coraggio

Renzi ha convocato oggi a Roma la Direzione nazionale del Pd per affrontare i temi relativi alle condizioni del Sud, dopo le anticipazioni fornite nei giorni scorsi che hanno suscitato allarme e scalpore e hanno sollecitato un salto di qualità nell’attenzione del governo, del Parlamento, delle Regioni. È auspicabile che, subito dopo la riunione romana, ci sia in Calabria un confronto serrato nel partito a partire dal livello regionale. I democratici calabresi possono e debbono cioè alimentare di nuovo un circuito di riflessione rigorosa e di decisioni condivise, per contribuire a determinare un impegno più incisivo del governo e di tutti i livelli istituzionali. Riuscirà domani la Direzione del Pd a discutere del Mezzogiorno come area cruciale per un’autentica riforma dello Stato? Saranno affrontate le contraddizioni del nostro modello di sviluppo evidenziate dalla Svimez? Non ci si può limitare a rituali dichiarazioni retoriche. Si richiedono decisioni formali impegnative per tutti i livelli istituzionali. Adesso.
Nel mio recente libro “Sud, 20 anni di solitudine” (Donzelli ed.) ho documentato i danni indotti da chi in altre fasi, mitizzando la ripresa generale, ha teorizzato la “politica dei due tempi” e invitato i meridionali ad aspettare il proprio turno. Allora furono persi anni preziosi per comprendere in tempo l’arrivo della recessione e l’involuzione democratica del Paese, deridendo coloro che ammonivano a non considerare l’economia mafiosa un fenomeno circoscritto solo al Meridione. Adesso il Pd sappia ascoltare in tempo chi invoca una più netta coerenza etica per affrancare la spesa pubblica da ogni cricca. Roberto Saviano ha espresso un appello molto incalzante. Noi democratici calabresi dobbiamo saper alimentare una mobilitazione di energie a livello politico e culturale per evitare che prevalga ancora una volta la logica dei due tempi. Nelle settimane scorse si è discusso tanto di priorità da affrontare e di un indispensabile nuova collaborazione tra governo nazionale e giunta regionale. Le energie produttive calabresi, che hanno retto alla crisi auspicano che si attivi rapidamente una regia politica di coordinamento operativo a scala generale e locale.
Niente è scontato! Anzi per dare efficacia alle dichiarazioni, rilasciate da più parti in questi giorni, va subito verificata la volontà reale del governo di impostare un programma d’investimenti pubblici, un vero e proprio “Piano Marshall per il Sud” come ha annunciato il ministro dell’industria. Bene! Si tratta però di correggere l’impostazione quotidiana che anche in questi anni ha trascinato l’utilizzo dei fondi europei. Dei ritardi e delle responsabilità delle classi dirigenti meridionali si è detto e scritto più volte. Io pongo oggi un problema in più. Si può accelerare l’azione di riforma impressa in questi mesi dal governo recuperando definitivamente le carenze dei doverosi controlli nazionali e comunitari che hanno a volte tollerato troppo i ritardi e gli errori delle Regioni?
Una domanda per tutti: perché a differenza che in Germania, in Irlanda in Spagna, dove i governi hanno lavorato stabilmente a recuperare i ritardi, in Italia ogni due o tre anni si pretende di cambiare sedi, funzioni, strutture di governo e persino gli acronimi dei fondi per la coesione? La decisione con cui Renzi ha abolito il ministero separato, portando le competenze sulla coesione alla Presidenza del Consiglio, va difesa senza nostalgie tese a riproporre tradizionali Ministeri per il Mezzogiorno.
Solo la Presidenza del Consiglio ha i poteri effettivi per imprimere un coordinamento autorevole condividendo con i nuovi governatori regionali un “Piano di primo intervento” che mobiliti tutti i fondi nazionali ed europei prioritariamente nelle grandi connessioni di rete.
Può la Regione Calabria definire presto con Palazzo Chigi per un gruppo di valutazione comune di costi e benefici immediati per tutto il Paese? Una scelta coraggiosa che sperimenti subito la Zes a Gioia Turo e può finalmente dare nuovo slancio ai collegamenti strategici di rete a partire dalla linea ferroviaria: dopo la Bari-Napoli, si avvii subito il progetto del collegamento veloce ferroviario almeno da Salerno a Gioia Tauro. Questo segnale, dal forte rilievo simbolico, certo chiederà di concentrare alcuni miliardi di euro su un progetto prioritario e di qualificare attorno a un asse strategico i fondi 2014-2020.

 

*Dirigente Pd, Comitato di presidenza Svimez

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