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Turismo: tra anarchia e abbandono

Erano le 5,15 di domenica 9 agosto. Il mare di Montepaone risplendeva dei primi bagliori di un’alba che preannunciava un’altra giornata calda. Un risveglio inusuale che, forse, aveva accomunato tan…

Pubblicato il: 10/08/2015 – 10:19

Erano le 5,15 di domenica 9 agosto. Il mare di Montepaone risplendeva dei primi bagliori di un’alba che preannunciava un’altra giornata calda. Un risveglio inusuale che, forse, aveva accomunato tante altre persone che, come me, avevano scelto questo angolo di Calabria per trascorrere le vacanze. La bellezza del nuovo giorno, con i suoi colori pastello ancora non completamente delineati, era violentata dai rumori martellanti di una discoteca che, nonostante l’ora, continuava a diffondere suoni forti e monotoni.

È stata una reazione di rabbia, collera per l’incuria con cui ci si picca di voler fare turismo. Una realtà che faceva emergere in tutta la sua portata l’azione di alcune amministrazioni pubbliche nel rilasciare le autorizzazioni, ma soprattutto nel non controllare il rispetto delle prescrizioni. Il risultato è una sorta di far west che governa le notti di un esercito di giovani in quest’angolo di Calabria. Una situazione dei rumori e della musica notturne completamente fuori controllo.
Da tempo c’è questa necessità di fare cassa nel periodo estivo e spesso anche improvvisando, noncuranti di aprire locali anche a ridosso di condomini abitati da famiglie il cui desiderio è di trascorrere serenamente le ore notturne. E, invece, tutto lascia pensare che non ci sia rispetto per il prossimo, tantomeno per gli orari e per i decibel. Quel che è certo è una lunga quanto sconcertante sequela di inadempienze che si materializzano in una situazione notturna non più sostenibile, che alimenta proteste e allarmanti malcontenti. Una condizione che può degenerare divenendo causa di degrado proprio a carico di quel turismo attraverso il quale si spera di racimolare un po’ di denaro.
Ci sarebbe da chiedersi che località sarebbero mai queste se l’offerta turistica si limita alle sole discoteche. Naturalmente in Calabria tutto sembra procedere a rilento e nel segno della fatalità, senza una programmazione, senza progetti anche nel medio-lungo termine, senza una visione d’insieme di come possa diventare industria il turismo. Qui si continuano a pagare colpevoli ritardi, figli spesso di una clientela esasperante che ha bruciato milioni di euro e, prima ancora, miliardi di lire.
Una regione che può contare solo su qualche porticciolo turistico. Poca cosa rispetto alle migliaia di chilometri di costa. Solo una contraddizione? Forse, ma è un dato che spesso, quando in ballo ci sono stati finanziamenti pubblici, l’intervento della magistratura si è risolto quasi sempre con il rinvio a giudizio di qualcuno.
Stante così le cose, senza una radicale inversione di tendenza, parlare di industria del turismo in Calabria resterà semplicemente un mero esercizio dialettico o un argomento da campagna elettorale.
Forse bisognerebbe cominciare a censire gli strumenti che compongono oggi l’offerta turistica a cominciare dai collegamenti disponibili per far conoscere le bellezze della regione; c’è poi da considerare qual è la politica dei prezzi, se siamo cioè concorrenziali a parità di servizi con altre aree geografiche anche di minor pregio; quali sono le condizioni delle spiagge e dei singoli lidi, dei bar spesso dozzinali e micragnosi nell’arredamento.
Diventare competitivi (e in Calabria il turismo non sarebbe solo quello estivo!) significa interrogarsi su tutto questo e apportare i necessari correttivi. Naturalmente è indispensabile che la Regione svolga il ruolo che le compete facendo funzionare l’assessorato preposto sapendo che se si intende alimentare l’economia è indispensabile valorizzare il turismo convertendosi persino ad una sorta di tutoraggio al servizio degli operatori.
Per intanto sarebbe opportuno che le amministrazioni comunali delle località rivierasche cogliessero il giusto spirito e cominciassero a deliberare l’obbligo per le discoteche di trasferirsi, come accade sulla costa romagnola, sulle colline interponendo un bel po’ di chilometri con i centri abitati. Così potrebbero far musica come e quanto si vuole, ma salvaguardando il diritto di chi sceglie la Calabria per vivere o per trascorrere le vacanze.

 

*giornalista

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