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Calabresi nel mondo: «Adesso intervenga Oliverio»

CATANZARO «Argomentazioni risibili e contraddittorie: prendiamo atto che il Commissario Liquidatore Calogero non ha risposto alle nostre osservazioni». E’ quanto affermano, in una nota congiunta, u…

Pubblicato il: 23/02/2016 – 20:06
Calabresi nel mondo: «Adesso intervenga Oliverio»

CATANZARO «Argomentazioni risibili e contraddittorie: prendiamo atto che il Commissario Liquidatore Calogero non ha risposto alle nostre osservazioni». E’ quanto affermano, in una nota congiunta, una larga rappresentanza di ex lavoratori della Fondazione dei Calabresi nel Mondo, da tempo protagonisti di una querelle con il commissario Mariano Calogero, il liquidatore nominato dalla Regione per azzerare tutte le pendenze della Fondazione calabresi nel mondo, che per anni è stata sotto il diretto controllo del deputato ex Fi e ora “verdianiano” Pino Galati. L’ente che doveva curare i rapporti con i correligionari all’estero è stato commissariato lo scorso 27 agosto dalla giunta Oliverio, nell’ottica di un riordino di tutti gli enti strumentali ma anche e soprattutto in seguito alle indagini aperte dalla Procura di Catanzaro sulle assunzioni clientelari nelle fondazioni in house. I dipendenti che per la fondazione lavoravano però attendono ancora diversi stipendi arretrati. «Pochi giorni fa c’è stato un incontro con il commissario liquidatore e i responsabili di progetto presso i locali della Fondazione dei Calabresi nel Mondo. In tale occasione gli ex lavoratori avevamo precisato che gli stipendi del 2015 non potevano essere pagati con i fondi Fse in quanto ottenuti rendicontando il lavoro effettuato nel 2014. Il liquidatore, a seguito di questa nostra precisazione, aveva confermato quanto sostenuto dal superpagato vice segretario generale Fabio Davoli e cioè che “in prededuzione sono state pagate 3 mensilità ai contrattualizzati del 2015 a valere sul progetto in loci che, essendo su fondi poc, poteva essere utilizzato”. Ora apprendiamo dal comunicato stampa della Giunta regionale una nuova tesi di Calogero: “la Fondazione è in attesa del trasferimento delle risorse relative al progetto ‘In Loci'”. La considerazione è d’obbligo: liquidatore e dirigente non conoscevano i progetti o si cercava di mascherare come sono stati utilizzati i fondi Fse?». Un interrogativo che gli ex lavoratori pretendano che il governatore chiarisca perché «lo sconcerto è totale, la certezza che i nostri diritti sono stati calpestati è evidente. Non tolleriamo più tali soprusi: Il caos imperversa, le notizie sono contraddittorie, la trasparenza è nulla. Si faccia presto a chiudere una triste pagina che mai avremmo voluto raccontare».
Gli ex lavoratori della Fondazione pretendono gli stipendi mancanti perché «abbiamo lavorato e legittimamente pretendiamo le quattro mensilità arretrate. Inoltre, il silenzio del liquidatore sull’assenza di copertura finanziaria per i contratti sottoscritti nel 2015, conferma – aggiungono – quanto da noi già affermato sul mancato annullamento degli stessi, al contrario di quanto avvenuto per la Fondazione Calabria Etica. Evidentemente, come abbiamo già sottolineato, esistono due pesi e due misure. Il liquidatore era nella facoltà di annullare i contratti sottoscritti dal vice segretario generale Fabio Davoli, figura quest’ultima non prevista dallo statuto della Fondazione, ma non l’ha fatto».
Ma per gli ex lavoratori della Fondazione la situazione è ancora più grave perché «Calogero ritiene anche ‘indispensabile’ che tra i nove contrattualizzati del 2016 ci siano responsabili e consulenti esterni con emolumenti, secondo fonti attendibili, superiori a 4 mila euro al mese? Se reputa che in regime di liquidazione esistano le condizioni per corrispondere tali spettanze se ne assuma la responsabilità di fronte a due milioni di calabresi, in gran parte in cerca di occupazione. Stipulare nove contratti, senza copertura finanziaria, per rendicontare il saldo di un solo progetto, le cui attività sono state completate a dicembre 2014, sembra pura follia». Pur di evitare una nuova spesa, li ex lavoratori si dicono pronti a «a lavorare gratuitamente mettendo al servizio le nostre esperienze curriculari, di cui il Commissario può prendere tranquillamente visione. Apprendiamo con stupore, dalla sua dichiarazione, che ha dovuto integrare il capitale sociale della fondazione in quanto inferiore ai 100.000 euro. Con i recenti decreti si supera abbondantemente tale somma, come è stata utilizzata? Il Commissario chiarisca».

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