Ultimo aggiornamento alle 22:04
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 2 minuti
Cambia colore:
 

«Scie di liquami tra Cetraro e Amantea»

PAOLA «I fanghi non venivano smaltiti e i liquami non trattati finivano fuori dell’impianto». Nel corso dell’udienza del processo contro la maladepurazione sul Tirreno cosentino, Ernesto Infusino –…

Pubblicato il: 12/04/2016 – 15:27
«Scie di liquami tra Cetraro e Amantea»

PAOLA «I fanghi non venivano smaltiti e i liquami non trattati finivano fuori dell’impianto». Nel corso dell’udienza del processo contro la maladepurazione sul Tirreno cosentino, Ernesto Infusino – docente d’ingegnere idraulico e nominato ausiliario di polizia giudiziario – ha ricostruito doviziosamente una delle ispezioni compiute nell’impianto di Cetraro. Il docente – testimone dell’accusa sentito oggi nell’ambito del procedimento contro i vertici delle aziende che negli anni hanno gestito buona parte dei depuratori delle cittadine della costa tirrenica – ha sottolineato come anche quelle anomalie al depuratore di Cetraro potrebbero essere la causa delle famigerate strisce di color marrone-scuro ben visibili in mare. Attraverso alcune prove effettuate con galleggianti ha spiegato il tecnico si è potuto comprendere che il materiale immesso nelle condotte sottomarine terminali dell’impianto cetrarese sarebbero potute arrivare fino ad Amantea. «Anche se gli effetti più immediati – ha dettagliato – si riversano sul territorio di Paola». E stando alla sua deposizione quei liquami non trattati sarebbero finiti proprio in quelle condotte. Anche se i reflui fognari – ha detto ancora il teste dell’accusa – sono terminati nel torrente con effetti «solo locali».
Raccontando poi gli esiti di un’ispezione nella struttura del centro tirrenico, il perito dell’accusa, ha segnato come alcuni macchinari versassero in pessime condizioni: «I rulli erano pieni di ruggine e ragnatele».
Il processo presieduto da Paola Del Giudice – giudici a latere Rosamaria Mesiti e Vincenzo D’Arco – prende spunto dall’inchiesta coordinata dal procuratore capo di Paola Bruno Giordano e che vede sul banco degli imputati Domenico Albanese, Gessica Plastina, Raffaele Romeo e Rosaria Rita Mazzacuva accusati, a vario titolo, di frode nell’esecuzione dei contratti per la gestione degli impianti di depurazione, smaltimento illegale di rifiuti e, soprattutto, disastro ambientale per la costa tirrenica cosentina.
Dopo l’audizione di Infusino la Corte ha ascoltato anche di altri due testimoni dell’accusa: Ilaria Intrieri, ingegnere e tecnico della Provincia di Cosenza nonché Leonardo Aversa, maresciallo dei carabinieri che ha condotto indagini sul territorio. Intrieri ha riferito alcuni particolari tecnici dei depuratori di Paola, Aiello Calabro e Belvedere, mentre il sottufficiale dei carabinieri è stato sentito nell’ambito delle sue indagini sul depuratore di Verbicaro.
Al termine delle tre audizioni, l’udienza è stata aggiornata al 10 maggio quando saranno ascoltati altri testimoni dell’accusa.

Roberto De Santo
r.desanto@corrierecal.it

Argomenti
Categorie collegate

Corriere della Calabria - Notizie calabresi
Corriere delle Calabria è una testata giornalistica di News&Com S.r.l ©2012-. Tutti i diritti riservati.
P.IVA. 03199620794, Via del Mare, 65/3 S.Eufemia, Lamezia Terme (CZ)
Iscrizione tribunale di Lamezia Terme 5/2011 - Direttore responsabile Paola Militano
Effettua una ricerca sul Corriere delle Calabria
Design: cfweb

x

x