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A Villa San Giovanni un week end di «arte totale»

VILLA SAN GIOVANNI Si è concluso il doppio appuntamento di questo week end del Teatro Primo di Villa San Giovanni. Tre protagonisti per due giornate dedicate al teatro e alla musica dal vivo. Sabat…

Pubblicato il: 18/04/2016 – 10:35
A Villa San Giovanni un week end di «arte totale»

VILLA SAN GIOVANNI Si è concluso il doppio appuntamento di questo week end del Teatro Primo di Villa San Giovanni. Tre protagonisti per due giornate dedicate al teatro e alla musica dal vivo. Sabato sera, una talentuosa Marzia Ercolani ha portato in scena “I colori maturano la notte – Confessioni di una diversa Alda Merini”, rappresentazione sui dieci anni di vita della Merini in manicomio. Con lei Stefano Scarfone e Lavinia Mancusi. Per l’appuntamento di ieri sera i ruoli si sono invertiti. “Paloma”, infatti, è il nuovo progetto musicale di Mancusi e Scarfone, che proprio sulle tavole del teatro villese hanno dato un assaggio di ciò che diventerà un album, che verrà presentato a ottobre 2016 e prevede un tour nei teatri più suggestivi della penisola. I dieci brani interpretati, di cui tre inediti (Stromboli, Guambalajara, Settembre), hanno regalato al pubblico più di un’ora di calde musicalità, grazie al talento di due artisti straordinari. Compositore, arrangiatore e chitarrista jazz world lui; cantante, polistrumentista, interprete della scena musicale folk contemporanea lei, i due artisti hanno unito background musicali diversi per rinnovare le proprie melodie e i propri stili. Quattro intermezzi recitati, hanno permesso all’attrice e poetessa Marzia Ercolani di interpretare altrettanti brani di cui due suoi inediti (“Colomba” e una lettura dal libro “Ore illegali”, scritti da lei, mentre le altre due poesie erano “Albatro” di Alda Merini e “Non ho peccato abbastanza” della poetessa araba Younane Haddal). Musica folk che rispolvera brani conosciuti a molti: So stata a lavorà, Sodade, Volver, Malagueña Salerosa, Paloma Negra, Ordeño, Vitti na crozza e Redemption song, sono stati cantati o, semplicemente, suonati da questi due interpreti che si sono alternati anche agli strumenti. La lingua spagnola, con i suoi graffianti acuti e vibrati, ha vinto sulle altre lasciando ampio spazio all’uso di strumenti come: gli shaker classici, i tre tamburi a cornice e le due chitarre, suonate come fossero percussioni. Il tutto sostenuto da una loop station che ha reiterato e amplificato suoni e tracce. La scelta dei brani segue il colore della voce di Lavinia; una voce straordinaria in un corpo esile, che ha accompagnato la musica a tempo di mani e piedi con una “statica danza”.
“Paloma” è un progetto nato prima con la musica a cui dopo si è cercato di attribuire delle parole e la necessità di dire qualcosa che spiegasse il manicheismo nel mondo. «Paloma vuol dire colomba – spiega Lavinia Mancusi -. Quando si suona ci si rende conto che le parole che si cerca di usare sono spesso troppo semplici. Noi volevamo presentare un modo di intendere l’amore, la vita, di essere, di sentirsi ambigui, ma non in un senso negativo. Siamo tutti due cose; siamo tutti la voglia di restare e di trovare qualcosa o qualcuno che ci tenga con i piedi piantati come radici nel terreno e con la stessa forza abbiamo la necessità di volare. Questa ricerca continua dell’equilibrio è un percorso, un moto dell’anima, fa parte dell’essere umano; è il volo della colomba e la colomba è un animale tenero e con un grande messaggio dentro, ma deve volare e forse abbiamo bisogno solo di pace, di trovare un po’ di redenzione». Lo spettacolo di ieri sera era un’anteprima di un lavoro che già da maggio vedrà la luce. «Questo disco non sarà una sequenza di brani, ma sarà un concept album di un viaggio – continua la cantante –; ogni tanto “canta” la mia colomba, ogni tanto “canta” la colomba di Stefano, e poi canteremo insieme. Il tour d’apertura sarà nei piccoli teatri all’italiana di tutta Italia, perché pensiamo che sia una spettacolo d’ascolto e lavoriamo sulle suggestioni, nel senso che chi guarda deve avere un po’ l’impressione di “arte totale”, che sia uno spettacolo da guardare e di cui cogliere la bellezza della nostra lingua».

Miriam Guinea
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