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A Cosenza è nato il Partito della Nazione

COSENZA È all’ombra di Telesio che prende forma il Partito della Nazione. Lo spettro evocato a Roma dalla minoranza dem si materializza a Cosenza, dietro il nome di Carlo Guccione. C’è tutto l’univ…

Pubblicato il: 02/05/2016 – 14:08
A Cosenza è nato il Partito della Nazione

COSENZA È all’ombra di Telesio che prende forma il Partito della Nazione. Lo spettro evocato a Roma dalla minoranza dem si materializza a Cosenza, dietro il nome di Carlo Guccione. C’è tutto l’universo dem dietro la candidatura a sindaco del consigliere regionale vicino ai “Giovani Turchi” di Orlando e Orfini: renziani, bersaniani, dalemiani e cuperliani. Con Guccione c’è anche Ala il movimento di Denis Verdini, che a queste latitudini è rappresentato da Giacomo Mancini, il nipote del vecchio leone socialista, già deputato dei Ds, della Rosa nel Pugno ma anche ex assessore della giunta regionale di centrodestra targata Scopelliti. Il grande assente in questa coalizione si chiama Nuovo centrodestra. Nella città dove gli alfaniani mantengono la loro roccaforte elettorale, si infrange il patto che a Roma è solidissimo. «La proposta di sostenere Guccione è arrivata fuori tempo massimo, noi avevamo già scelto il nostro candidato», ragiona adesso a fari spenti Tonino Gentile, sottosegretario allo Sviluppo economico e capo dei centristi in Calabria.
È una storia travagliata quella tra il Pd e il Nuovo centrodestra. Partita male, con il mancato sostegno dei Gentile alla discesa in campo di Lucio Presta, il manager dei vip gradito a Renzi e Lotti. «È stato lui a dire ripetutamente di non volere il nostro appoggio», fanno notare nel cerchio magico gentiliano.
L’idea di lanciare Presta viene partorita dopo un confronto Lotti-Verdini. Presta è amico di Abrignani, già braccio destro di Scajola, ora con Denis. Primarie aggirate, ma malumori latenti. Come quelli di Enzo Paolini, l’avvocato del Pse con il sogno di ripercorrere le gesta del vecchio Mancini. «Presta non trascina», «Presta non ha la stoffa del leader», sono i commenti più ascoltati tra i colonnelli locali del centrosinistra.
I Gentile capiscono che è il momento di affondare il colpo e decidono di puntare su Paolini. Il loro ragionamento, d’altra parte, è semplice: al primo turno contiamo la nostra forza. Al ballottaggio, perché è lì che si dovrebbe arrivare, tutti saranno costretti a fare i conti con noi.
Il primo tempo si chiude con il ritiro di Presta, per motivi personali. La ripresa vede di nuovo protagonisti ancora Lotti e Verdini, a cui si aggiunge questa volta Marco Minniti. Conosce benissimo la Calabria, ha l’esperienza giusta per provare a fare uscire il Pd dall’angolo. Il sottosegretario all’Intelligence le prova tutte per convincere Gentile a convergere su Guccione, il più tenace “oppositore” del governatore dem Mario Oliverio. L’intesa sembra a un passo, poi arriva lo stop dell’altra metà della famiglia Gentile, quella guidata Pino e Katya: «Che coerenza avremmo se scaricassimo un candidato, Paolini, a cinque giorni dalla presentazione delle liste?». Insomma, il tempo per costruire una candidatura unitaria è scaduto. Ncd non si stacca da Paolini. Il Pd va avanti deciso su Guccione. Verdini e Mancini ci sono. Benvenuti a bordo del Partito della Nazione in salsa bruzia.

Antonio Ricchio
a.ricchio@corrierecal.it

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