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Conflitti d'interessi e indagati inamovibili nell'Asp di Reggio



REGGIO CALABRIA Il «guazzabuglio» delle Asp della provincia di Reggio Calabria accorpate «sulla carta» continua a produrre «soltanto illegalità e confusioni». ll nuovo esposto della segreteria provin…

Pubblicato il: 05/05/2016 – 10:31
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Conflitti d'interessi e indagati inamovibili nell'Asp di Reggio



REGGIO CALABRIA Il «guazzabuglio» delle Asp della provincia di Reggio Calabria accorpate «sulla carta» continua a produrre «soltanto illegalità e confusioni». ll nuovo esposto della segreteria provinciale della Uil – firmato da Nicola Simone, Nuccio Azzarà e Francesco Politanò – presenta un elenco spaventoso di ciò che non funziona. E che, per i sindacalisti, continua a produrre guasti nonostante la gestione dell’Azienda sia stata affidata a una triade composta da due viceprefetti e da un dirigente della Regione Calabria: «La disastrosa situazione patrimoniale e finanziaria, caratterizzata dall’assenza di bilanci economico-preventivi, bilanci consuntivi ripetutamente bocciati, libri contabili obbligatori mai istituiti, duplicazioni di pagamenti, consulenti che vanno e vengono, soggetti attuatori di cui si perde traccia, incarichi di strutture complesse conferiti anche ad interim in spregio a qualsiasi norma di legge e contrattuale, mantenimenti in servizio sino a 70 anni indiscriminati, giganteschi disavanzi non colmati, carenze strutturali».

NULLA CAMBIA A questo elenco si aggiungono «le frequenti indagini, come quella a carico di 11 persone, che, secondo la Procura di Locri, avrebbero prorogato un contratto di appalto scaduto nel giugno 2011». Inchiesta nella quale si ipotizza un illecito vantaggio patrimoniale per la società affidataria dell’appalto originario per un totale di 5,6 milioni di euro già liquidati. Tutto ciò, «nonostante l’Anac avesse avviato, su segnalazione di questo sindacato, un’istruttoria richiendo l’acquisizione degli atti relativi alle gare e procedure di acquisto dal 2014 al 2016, considerato il ricorso generalizzato e indiscriminato a procedure prive di evidenza pubblica». Cambia tutto – l’accorpamento e poi commissariamenti, la nomina di esperti per rivedere i conti e gli annunci che nulla sarà più come prima – affinché nulla cambi. E mentre le Procure indagano, «l’interesse pubblico continua a non essere presidiato né da commissari straordinari, ormai prossimi alla scadenza, né dalla Struttura commissariale per il Piano di rientro, né dal dipartimento Tutela della salute, come confermano gli ulteriori affidamenti diretti che quotidianamente sono pubblicati nell’albo pretorio dell’Asp di Reggio Calabria».

INDAGATI ECCELLENTI La Uil ripercorre i nomi degli indagati: i direttori generali/commissari Rosanna Squillacioti, Francesco Sarica, Ermete Tripodi e l’ex-direttore amministrativo Scali. E poi alcuni dipendenti dell’Asp: Nicola Calabrò, «incaricato – scrivono Simone, Azzarà e Politanò – direttore della struttura complessa Beni e servizi, affidatagli in via provvisoria con delibera numero 731 del 20.11.2009 e dichiarato illegittimo e sospeso dal Giudice del lavoro di Reggio Calabria con la sentenza 1 aprile 2010, e inoltre direttore dell'”Ufficio patrimonio e tecnico”, incarico conferito ad interim dagli attuali Commissari con delibera numero 12 del 28.11.2015 e ulteriormente prorogato con delibera numero 40 dell’1.3.2016». C’è anche Pasquale Stalari, «preposto dall’ex commissario Sarica a dirigere i “Servizi amministrativi ospedalieri”, struttura complessa prevista dall’Atto aziendale dell’ex direttore generale Squillacioti, bocciato dalla Regione e dall’ex Tavolo Massicci, e in atto incaricato dell’Ufficio personale a interim (3 mesi + 3) con provvedimento degli attuali commissari straordinari». E ancora Rocco M. Polimeni, «direttore della struttura complessa di Cardiologia, Direttore Deu, anche questi indagato nelle funzioni di direttore sanitario; l’ex funzionario, all’epoca Rup, Francesco Macheda; Antonio Vartolo, all’epoca responsabile del Settore finanziario e il dirigente incaricato per l’Ufficio ragioneria, Diego Vitrioli». Un elenco che serve alla Uil per chiarire che le indagini lasciano tutti al loro posto, senza alcun intervento.

CONFLITTI D’INTERESSI «I dirigenti Calabrò e Staltari – prosegue l’esposto – sono stati e sono chiamati dai commissari straordinari a svolgere, all’occorrenza, anche le improbabili funzioni di direttore amministrativo, analogamente a quanto effettuato dal Rocco M. Polimeni, spesso chiamato a svolgere il compito di direttore sanitario». Il problema è che «queste determinazioni violano il principio di separazione tra le funzioni di direzione e di governo, di competenza della direzione strategica, e le funzioni gestionali-organizzative di competenza dei dirigenti di struttura complessa (appunto dei dottori Staltari, Calabrò e Polimeni), che prevede che per tale nomina necessiti un contratto di diritto privato e il collocamento in aspettativa da dirigenti». Si tratta, per il sindacato, di «una catena di conflitto d’interessi».

«UN DIRETTORE GENERALE» Solo per fare un esempio di interessi confliggenti, la Uil cita la delibera numero 5870 del 2.12.2015 «nella quale il dottor Staltari ha espresso parere favorevole per il conferimento a se stesso dell’incarico ad interim dell’Ufficio risorse umane, tutt’ora in atto. Né ci rende tranquilli la nota, inviataci, il 21.4.2016 a firma del presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, quando questi afferma a seguito delle nostre segnalazioni “che il Consiglio dell’Autorità, nell’adunanza del 13 aprile, ha deciso di proporre un attività di tipo collaborativo volta al superamento delle criticità emerse, in funzione di sostenere l’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria nell’adozione delle misure anticorruziona”, ma di rimozione o sanzione per violazione della norma sulla trasparenza non si vede l’ombra. Mentre tutto viene lasciato esclusivamente alla Magistratura che interviene (meno male!) per supplire a manchevolezze cui sono deputati altri organi».
La domanda che la Uil rivolge alle istituzioni in indirizzo è: «Ma cosa altro deve ancora accadere all’Asp di Reggio Calabria prima che si colga un segnale, sia pure timido, di legalità e soprattutto di discontinuità?». Infine la proposta: «Visti i (non) risultati, non sarebbe l’ora di affidare l’Asp a una gestione ordinaria affidandola a un direttore generale vero con competenza e professionalità specifica?».

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