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Immigrato ucciso, «doppia aggressione prima dello sparo»

SAN FERDINANDO Un extracomunitario ha accoltellato un carabiniere che ha reagito sparandogli con la pistola di ordinanza e uccidendolo. È successo nella tendopoli di San Ferdinando, che nel periodo…

Pubblicato il: 08/06/2016 – 10:53
Immigrato ucciso, «doppia aggressione prima dello sparo»

SAN FERDINANDO Un extracomunitario ha accoltellato un carabiniere che ha reagito sparandogli con la pistola di ordinanza e uccidendolo. È successo nella tendopoli di San Ferdinando, che nel periodo invernale ospita migliaia di extracomunitari impegnati nella raccolta delle arance nella piana di Gioia Tauro. Il militare è intervenuto insieme ad un collega per sedare una lite tra due extracomunitari. Uno dei due, Sekine Traore, 27 anni, proveniente dal Mali, ha estratto un coltello e lo ha ferito al volto. A quel punto, il militare ha reagito. Sul posto sono intervenuti il procuratore della Repubblica di Palmi Ottavio Sferlazza e i vertici del Comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria. Gli investigatori stanno ricostruendo la dinamica del fatto. Secondo una prima ricostruzione, sembra che i due extracomunitari stessero litigando perché uno aveva cercato di derubare l’altro. Sono stati avvertiti i carabinieri, che hanno inviato sul posto una pattuglia. Quando i militari sono intervenuti per cercare di riportare la calma, uno dei due extracomunitari ha dato in escandescenze tirando fuori un coltello e aggredendo il militare, che è rimasto ferito. Il carabiniere ha reagito estraendo la pistola e sparando un colpo che ha ucciso l’uomo. Il miliare ha subìto una ferita al volto per la quale è stato necessario applicargli cinque punti di sutura. È stato portato nell’ospedale di Gioia Tauro. Successivamente è stato dimesso dall’ospedale.

LA VERSIONE UFFICIALE Secondo la versione ufficiale resa dai carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria e dalla Procura di Palmi, il 27enne morto dopo essere stato colpito dal carabiniere avrebbe aggredito più volte militari e poliziotti intervenuti per sedare una lite iniziata poco prima, tentando di colpire una seconda volta un carabiniere dopo averlo già accoltellato. L’uomo, subito soccorso, è stato portato immediatamente nell’ospedale di Polistena dove è morto in tarda mattinata. Secondo quanto emerso dalle testimonianze raccolte dalle forze dell’ordine tra vari immigrati presenti al fatto, Sekine Traore, 27 anni, del Mali, armato di un coltello da cucina con lama seghettata, mentre era in una tenda avrebbe aggredito per futili motivi ancora poco chiari, forse per la richiesta di una sigaretta, un cittadino del Burkina Faso, ferendolo all’avambraccio destro, e poi avrebbe aggredito un cittadino di nazionalità ghanese, tentando di rapinarlo del borsello contenente 250 euro. Le due vittime sono riuscite a fuggire, mentre altri extracomunitari hanno chiamato i carabinieri. I militari della pattuglia arrivati poco dopo hanno cercato di parlare con Traore, rassicurandolo e cercando di riportarlo alla calma. L’uomo, tuttavia, in evidente stato di alterazione psicofisica, avrebbe continuato a brandire il coltello colpendo più volte le pareti della tenda e cercando di fare altrettanto con chiunque cercasse di avvicinarsi. Sul posto è giunta, poi, un’altra pattuglia dei carabinieri e una della polizia. Ogni tentativo di riportare alla calma Traore, però, secondo la ricostruzione degli inquirenti, è risultato vano. L’uomo, dopo avere lanciato delle pietre contro carabinieri e agenti, si sarebbe avventato contro un militare ferendolo con il coltello al volto, all’altezza dell’occhio destro. Gli altri esponenti delle forze dell’ordine sono riusciti ad allontanarlo, ma nonostante questo, l’uomo si sarebbe scagliato ancora una volta contro il militare già ferito al viso che a quel punto ha estratto la pistola d’ordinanza sparando un colpo che ha raggiunto Traore all’addome. Cinque tra carabinieri e poliziotti hanno subìto lesioni varie.

«CARABINIERE INDAGATO MA È LEGITTIMA DIFESA» «Il carabiniere che ha ucciso l’immigrato dovrà essere iscritto nel registro degli indagati come atto dovuto a garanzia dei diritti della difesa, in relazione all’autopsia che sarà eseguita sul corpo della vittima, ma il quadro che si delinea è di una legittima difesa da parte del militare». Lo detto all’Ansa il Procuratore della Repubblica di Palmi, Ottavio Sferlazza, in relazione all’episodio accaduto nella tendopoli di San Ferdinando. «C’è stato da parte dell’immigrato, secondo la nostra ricostruzione basata sulle testimonianze delle persone presenti – ha aggiunto il procuratore – un atteggiamento inizialmente intimidatorio nei confronti del carabiniere e poi concretamente aggressivo, con una coltellata che ha raggiunto il militare al volto. Il carabiniere ha anche tentato inutilmente di ricondurre l’immigrato alla calma».

IL SINDACO: INTERVENGA RENZI Il sindaco di Rosarno, Giuseppe Idà, chiede l’intervento del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, per risolvere i problemi legati alla tendopoli di San Ferdinando, comune limitrofo a Rosarno. «Il migrante – afferma Idà – è morto in circostanze che probabilmente si sarebbero potute evitare. E questo mi addolora profondamente. Sulla dinamiche non mi esprimo. Saranno le indagini ad accertare quanto è accaduto. Ho il dovere, però, di porre il tema dei migranti ospiti nelle tendopoli di Rosarno e San Ferdinando. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: dopo la rivolta del 2010 e la rissa di oggi sfociata in una tragedia, dobbiamo mettere un punto a questa storia. Il problema è nazionale e noi, da soli, non ce la facciamo: abbiamo bisogno, e spero di incontrarli al più presto, del ministro Angelino Alfano e del premier Matteo Renzi».
«L’intervento del premier e del ministro Alfano – aggiunge Idà – si rende necessario affinché Rosarno non sia più considerato uno sgabuzzino dove ammassare la povera gente che scappa dal proprio Paese».
«Nella campagna elettorale appena conclusa – dice ancora il sindaco – ho ripetuto più volte che accogliere non significa ammassare in campi abbandonati centinaia di persone. Non è dignitoso per loro, che vengono in Italia in cerca di un futuro migliore, e non lo è per la comunità che li ospita. Questa non è ospitalità e a Rosarno, in alcuni periodi dell’anno, siamo al collasso». «Agli agenti intervenuti per sedare la lite – conclude Idà – va la mia totale solidarietà e li ringrazio per il lavoro che svolgono ogni giorno».

BRUGNANO: «OPERIAMO IN CONDIZIONI DISASTROSE» Dopo la tragedia, il segretario generale del Coisp Calabria, Giuseppe Brugnano, è intervenuto per sottolineare che «in quelle condizioni poteva trovarsi chiunque di noi. La verità è che siamo costretti a operare in condizioni disastrose, senza i protocolli operativi necessari per affrontare queste emergenze e senza strumenti e normative adatte. Da tempo chiediamo di dotare le forze di polizia di attrezzature adeguate che permettano di non usare la pistola, aggiungendo appositi corsi di formazione anche rispetto alle tecniche di intervento da seguire in casi come questi, dove si viene aggrediti nel tentativo di sedare una rissa tra extracomunitari che non hanno alcuna intenzione di fermarsi nemmeno davanti alle forze dell’ordine. Esprimiamo piena vicinanza e sostegno ai poliziotti e carabinieri coinvolti in questa vicenda».

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