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Un voto utile a far rinascere Catanzaro

Il passo dalle parole ai fatti è stato compiuto. A rompere l’incantesimo ci ha pensato Sergio Abramo, sindaco di Catanzaro da 14 anni il quale ha partecipato, urbi et orbi, il suo desiderio di rimane…

Pubblicato il: 07/07/2016 – 9:38
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Il passo dalle parole ai fatti è stato compiuto. A rompere l’incantesimo ci ha pensato Sergio Abramo, sindaco di Catanzaro da 14 anni il quale ha partecipato, urbi et orbi, il suo desiderio di rimanere almeno per un altro quinquennio sul “trono” di palazzo De Nobili. Per farlo, complice una certa informazione attenta a svolgere il ruolo di cassa di risonanza dei veri o presunti meriti del primo cittadino, ha annunciato la sua volontà di ricandidatura infarcendola, secondo una consolidata abitudine, di tutto e di più che potesse suonare favorevole al pretendente, sciorinando quanto di positivo avrebbe concluso nei quattro anni di anni di sindacatura finora svolti da Abramo incominciando dal premio nazionale assegnatogli per i meriti acquisiti nella raccolta differenziata dell’immondizia (Sic!).
Si badi, il riferimento è ai risultati di quel servizio che ha “abbellito” i marciapiedi di Catanzaro con i maleodoranti contenitori dell’immondizia, secondo quell’antica regola che vuole che un po’ di fumo negli occhi può fare persino bene. Comunque ad Abramo bisogna riconoscere il merito di saper utilizzare qualsiasi argomento sfruttandolo a suo favore; si tratta una spiccata capacità di autoreferenzialità che può dare anche benefici.
La nota della spesa, comunque, non ha riguardato solo il premio per il fiorire dei rifiuti per strada, ma anche i preparativi per la passeggiata a mare, l’avvio dei lavori del parco nell’area dell’ex Gaslini, l’ampliamento della mensa dell’asilo nido di Sant’Elia e la ristrutturazione dell’Istituto comprensivo “Patari-Rodari”. Sono queste le “opere” che sono state date in pasto ai catanzaresi e che, secondo chi gli cura l’immagine, dovrebbero fruttare ad Abramo una messe di voti alle prossime elezioni perché sarebbero idonei a cambiare il volto della città. Senza, infatti, calcare la mano ricordando quali responsabilità vi sono state circa l’insipienza alla base del depauperamento delle tradizioni di Catanzaro e del suo centro storico, in particolare, è sufficiente girare lo sguardo dalle parti del quartiere Corvo per ricavarne una nitida immagine di degrado ambientale. Probabilmente dalle parti di Via Iannoni non sanno che di recente i residenti di Corvo si sono autotassati per racimolare la somma che gli consentisse di pagare una ditta di pulizie per tagliare le erbacce che avevano invaso tutto. E, inoltre, non si sa o non si vuole sapere che Catanzaro è come se fosse diventata una “città aperta”, priva cioè dei mezzi difensivi nella speranza che qualcuno intervenga e la liberi dal degrado e dall’inefficienza. Ma Catanzaro è diventata anche un laboratorio di menefreghismo nel quale la responsabilità maggiore va attribuita ai suoi abitanti sempre più capaci di impegnarsi in critiche, anche feroci, ma puntualmente distratti dall’assumersi le loro incombenze pronandosi alle richieste degli amici che chiedono loro di votare questo o quel candidato. Si tratta di un modo di agire che, purtroppo, non selezione la classe dirigente per capacità e impegno, ma per altri reconditi motivi.
Sono queste le cause che hanno determinato uno stato di crisi permanente nelle istituzioni della città. Basti guardare al traffico automobilistico abbandonato alla discrezionalità degli automobilisti; alle strade dissestate; alle strisce pedonali cancellate dal tempo, alle erbacce lungo i marciapiedi e in quelle aree che un tempo si chiamavano giardini nel quali resistono, come una beffa, i cartelli che ricordano che il verde è curato dalla ditta x, y. Il decoro urbano è un retaggio dei tempi remoti; le attività commerciali cessano con una frequenza impressionante; i servizi continuano ad essere elargiti con approssimazione. Insomma si ha l’impressione di vivere una città ridotta ad un agglomerato di edifici disconnessi dai centri nevragilgici dell’attività amministrativa e della cultura, per come è dimostrato dai luoghi dove sono stati allogati l’Università e la regione. Molti servizi mancano, rapinati negli anni passati da altre città e quei pochi che resistono sono colpevolmente tenuti in condizioni di pre agonia spesso anche per causa dell’inefficienza degli amministratori che non sono stati capaci di competere non solo con le altre realtà del Paese, ma persino nel rapporto con gli altri capoluoghi di provincia.
Di questo, ma anche di altro, bisognerebbe ricordarsi in occasione di future consultazioni stando attenti di valutare i programmi, di pretendere dopo che vengano attuati e di scegliere col voto uomini capaci di trovare i meccanismi necessari per far rinascere Catanzaro.

*giornalista

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