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Domani Caridi chiederà al Senato di "salvarlo"

ROMA La Giunta per le immunità di Palazzo Madama dovrebbe ricevere entro questa mattina le memorie difensive del senatore di Gal, Antonio Stefano Caridi, accusato dalla Dda di Reggio Calabria di es…

Pubblicato il: 01/08/2016 – 9:34
Domani Caridi chiederà al Senato di "salvarlo"

ROMA La Giunta per le immunità di Palazzo Madama dovrebbe ricevere entro questa mattina le memorie difensive del senatore di Gal, Antonio Stefano Caridi, accusato dalla Dda di Reggio Calabria di essere al vertice di una cupola segreta della ‘ndrangheta. Il senatore, per il quale i magistrati chiedono l’autorizzazione all’arresto, verrà ascoltato domani mattina dalla Giunta che è stata convocata per le 8,30. L’organismo parlamentare, presieduto da Dario Stefano (Misto), dovrebbe decidere sul caso di Caridi entro martedì sera. Il provvedimento è stato poi calendarizzato già per questa settimana in Aula.

PROBABILE SLITTAMENTO L’agenzia di stampa Il Velino segnala, però, che si profila uno slittamento per la decisione su Caridi. Colpa del fitto calendario del Senato, dove allo stato attuale è sicura solo l’approvazione del decreto Enti locali e di quello sul processo telematico (in scadenza rispettivamente il 23 e il 29 agosto). In agenda ci sono tuttavia anche numerosi altri provvedimenti, per alcuni dei quali non è però ancora stato concluso l’esame in commissione: il contrasto al caporalato (in Aula dal pomeriggio), i disegni di legge su editoria e sprechi alimentari, la riforma del processo penale e dello spettacolo. Solo dopo l’Aula si dedicherà a eventuali «documenti definiti dalla Giunta delle immunità». Ovvero la richiesta di carcerazione di Caridi. La proposta di anticipare la discussione su Caridi è stata respinta dall’Assemblea di Palazzo Madama nei giorni scorsi. Circostanza che, assieme al calendario fitto, rende molto probabile – secondo quanto riporta Il Velino – lo slittamento del voto sull’arresto del parlamentare di Gal a dopo la pausa estiva. La possibilità dello slittamento fa capolino anche sulla pagina facebook di Alessandro Di Battista del Movimento 5Stelle: «Di media il 64,8% dei guadagni delle imprese italiane se ne va in tasse. (Fonte ufficio studi della Cgia). Ebbene – scrive il parlamentare – sappiate che queste tasse servono anche per pagare lo stipendio al senatore Caridi, secondo la procura antimafia dirigente della componente segreta della ‘ndrangheta. Su Caridi pende una richiesta d’arresto che deve essere votata dal Senato ma che presumibilmente il Senato voterà dopo l’estate. Tanto per far passare al presunto boss vacanze serene. Io intanto stamattina ho ritirato il motorino per il tour “Costituzione coast to coast” e ho iniziato la rendicontazione dei miei ultimi tre mesi. Ovvero calcolerò quante migliaia di euro di rimborsi e stipendi tagliati destinerò alle imprese italiane. Le stesse imprese distrutte da uno Stato che si ricorda di noi solo quando ci chiede i soldi. So che è dura ma non molliamo». 

ALTRE CARTE SUL SENATORE Intanto sono le 1.800 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Reggio Calabria nell’ambito dell’inchiesta Alchemia sulle infiltrazioni delle cosche della ‘ndrangheta in Liguria, le nuove carte inviate dalla Direzione distrettuale antimafia reggina alla Giunta delle autorizzazioni a procedere del Senato che deve decidere sulla richiesta d’arresto per Antonio Caridi, di Gal. Nei confronti di Caridi il gip di Reggio ha emesso l’ordinanza d’arresto – sospesa in attesa della decisione del Senato – nell’ambito dell’inchiesta Mammasantissima che avrebbe individuato una cupola di “invisibili” al vertice delle cosche di ‘ndrangheta. Ma la Dda aveva chiesto l’arresto di Caridi anche in Alchemia. Richiesta rigettata dal Gip che, evidenziando l’unitarietà della ‘ndrangheta, ha ritenuto le accuse assorbite nel precedente provvedimento anche se riferite a fatti ed episodi diversi. «Il senatore Antonio Stefano Caridi si dimostra riferimento funzionale della ‘ndrangheta anche in questa inchiesta» era stato il commento all’unisono, il giorno dell’operazione, del capo della Procura distrettuale di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho e dell’aggiunto Gaetano Paci. Le intercettazioni agli atti dell’inchiesta, tra l’altro, scrive il gip dell’ordinanza Alchemia, hanno «consentito di accertare che, in occasione della competizione elettorale per il rinnovo del consiglio regionale del 2010, la cosca Raso-Gullace-Albanese ha svolto attività di propaganda elettorale a sostegno di Antonio Stefano Caridi, candidato del Pdl» arrivando «a minacciare, qualora avessero orientato le proprie preferenze su candidati diversi da Caridi, il licenziamento dei dipendenti nella struttura alberghiera Uliveto Principessa Park Hotel».

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