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Oliverio: presto l'Igp Olio di Calabria

CATANZARO Il percorso verso il riconoscimento di Indicazione geografica protetta dell’olio extravergine di oliva calabrese si avvia alla conclusione. Il presidente della Regione Mario Oliverio – in…

Pubblicato il: 22/08/2016 – 16:13
Oliverio: presto l'Igp Olio di Calabria

CATANZARO Il percorso verso il riconoscimento di Indicazione geografica protetta dell’olio extravergine di oliva calabrese si avvia alla conclusione. Il presidente della Regione Mario Oliverio – informa una nota dell’ufficio stampa della Giunta – rende noto infatti, che nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (C 305/08) del 20 agosto, è stata pubblicata la domanda definitiva di registrazione dell’Igp dell’Olio di Calabria. «Si tratta – ha affermato Oliverio – dell’ultimo passaggio prima della registrazione definitiva del marchio di qualità certificata e riconosciuta dall’Ue, un marchio che premierà l’impegno, i sacrifici e la serietà degli agricoltori calabresi che producono olio di grande qualità. Il marchio Igp certificherà infatti che la coltivazione, la molitura ed il processo di produzione vengono realizzati interamente in Calabria. Tutto cio’, finalmente, a tutela del comparto oleario calabrese, che vedrà riconosciuta l’eccellenza delle sue produzioni sul mercato nazionale, europeo ed internazionale. La certificazione, tra l’altro, tutelerà i consumatori dai preoccupanti fenomeni di frodi, poiché sarà garantita la tracciabilita’ su tutta la filiera produttiva. La pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea per il riconoscimento dell’Olio di Calabria è un risultato molto importante perché siamo certi che il marchio Igp di una delle produzioni qualitativamente e quantitativamente più importanti della nostra regione, contribuirà notevolmente a far crescere l’agricoltura e l’economia calabrese». «La Regione – ha concluso Oliverio – anche all’interno del quadro dei sostegni comunitari, continuerà a perseguire politiche di rilancio della qualità, sostenendo l’aggregazione tra i produttori, favorendo l’aumento di imbottigliamento dell’olio calabrese e tutelando le eccellenze». La procedura comunitaria prevede ora cinque mesi di tempo per permettere agli altri Stati Membri di presentare eventuali domande di opposizione. Dopo la registrazione, il marchio Igp dell’Olio di Calabria diverrà operativo a tutti gli effetti.
Soddisfatto del risultato ottenuto anche il consigliere regionale Mauro D’Acri, delegato del presidente in Agricoltura che, in una nota come «inizia per noi tutti la fase che potremmo definire della maturità». «C’è la quantità, è unanimemente riconosciuta la qualità – sostiene – c’è il marchio Igp ora tocca a noi tutti trasformare realmente la produzione olivicola regionale in uno degli asset più redditizi del sistema agricolo calabrese; perché se è vero che siamo in termini numerici la seconda regione produttrice in Italia la nostra capacità di commercializzazione è ancora bassissima, così come insufficiente è il rapporto tra la qualità prodotta ed il reddito ottenuto. L’Igp – conclude – aiuta a rendere più agevole tutti i percorsi che dobbiamo intraprendere e deve essere considerato come un apprezzabile punto di arrivo, ma anche e soprattutto come il passo iniziale per la costruzione di un “sistema olio” nella nostra regione».
E anche dalle organizzazioni del settore arrivano i plausi. «È un traguardo storico – affermano, in una nota congiunta, il presidente di Confagricoltura Alberto Statti e di Anga Calabria, Giuseppe Barbaro – anche perché ad essere coinvolta è la produzione olivicola regionale, l’Igp infatti è riferita solo all’olio extravergine di oliva ottenuto da olive provenienti da cultivar autoctone ed in particolare da Carolea, Dolce di Rossano, Sinopolese, Grossa di Gerace, Tondina, Ottobratica, Grossa di Cassano , Tonda di Strongoli, presenti da sole o congiuntamente, in misura non inferiore al 90 %. Il restante 10 % potrà provenire da cultivar di olive autoctone di minore diffusione: Nostrana, Spezzanese, Santomauro, Dolce di Cerchiara, Tombarello, Ciciarello, Zinzifarica, Galatrese, Tonda di Filocaso, Tonda di Filadelfia, Borgese, Pennulara, Mafra, Vraja, Agristigna, Corniola; nel disciplinare è inoltre previsto l’utilizzo, in virtù della loro funzione di impollinatori, di altre cultivar nazionali, ma in misura non superiore al 3%. Finalmente – aggiungono – viene riconosciuta l’importanza di un binomio (Olio e Calabria) che ha radici storiche, un presente definito e dinamico, un futuro dove la qualità, la riconoscibilità, la ritracciabilità saranno i punti chiave della commercializzazione e di una più apprezzabile redditività per le imprese».
Per Statti e Barbaro, «non solo con riferimento al comparto olivicolo, la Calabria ha la necessità di veicolare la propria immagine di regione a forte vocazione agricola ed agroalimentare, di associare alle produzioni di qualità la storia, l’identità e la narrazione complessiva del territorio, di fare definitivamente sistema superando le logiche della divisione a tutti i costi».
«Abbiamo numeri e qualità – concludono – ora dobbiamo essere capaci di farli immediatamente riconoscere e metterli a reddito; sull’olio ci siamo quasi, speriamo che in futuro anche per altri prodotti possa esserci il crisma di un marchio unico che tuteli le specificità ma allo stesso tempo superi le differenze di territorio.

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