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Referendum, Boschi e i convitati di pietra – VIDEO

REGGIO CALABRIA I convitati di pietra sono D’Alema e Oliverio. Più D’Alema che Oliverio. Maria Elena Boschi irrompe alla Festa dell’Unità di Reggio Calabria per allargare l’esercito del Sì e per atta…

Pubblicato il: 09/09/2016 – 21:25
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Referendum, Boschi e i convitati di pietra – VIDEO

REGGIO CALABRIA I convitati di pietra sono D’Alema e Oliverio. Più D’Alema che Oliverio. Maria Elena Boschi irrompe alla Festa dell’Unità di Reggio Calabria per allargare l’esercito del Sì e per attaccare chi quell’esercito vorrebbe sfasciare, l’ex premier, in particolar modo. Oliverio il governatore, invece, al piazzale della stazione Lido non si fa vedere, ma il ministro delle Riforme non se ne accorge nemmeno, né spende due minuti per ricordare il suo presunto impegno per riformare la Regione. Al fianco di Maria Elena c’è, manco a dirlo, il più renziano che oliveriano Ernesto Magorno, oltre al sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà e al deputato Demetrio Battaglia, per l’occasione reinventatosi moderatore. Boschi risponde alle domande (per niente pungenti, in realtà) della giornalista del Corriere della Sera Maria Teresa Meli e non parla quasi mai di Calabria. L’unico cenno è in coda: «Complimenti a Reggio per il suo Museo e per i Bronzi», una sorta di riverenza all’arte che torna comoda per il parallelismo con la “bellezza” della riforma costituzionale, «che servirà ad accorciare le distanze tra Nord e Sud». Del resto il ministro, alla sua prima uscita pubblica dopo la pausa estiva, è arrivata sullo Stretto proprio per declamare la necessità di una svolta nell’assetto istituzionale del Paese.

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Falcomatà è in hype: «La presenza di Maria Elena è la ciliegina sulla torta di questa Festa. Noi siamo il popolo del Pd, un popolo che non ha paura del dibattito e che si confronta in piazza. Se riusciremo a spiegare questa riforma, andremo dritti verso la vittoria». E Boschi la spiega, eccome, a colpi di tweet. «Votare Sì significa cambiare l’Italia, se votiamo no votiamo per restare così come siamo oggi», dice. Che poi, su questa riforma, sono state dette «tante bugie». Ecco perché «il lavoro del Pd è fondamentale, ma dobbiamo anche andare oltre il Pd per parlare con tutti, perché questa battaglia riguarda tutto il Paese».
Andare avanti, con pragmatismo. È vero, il Senato poteva essere abolito, «ma non avevamo i voti per far passare questa proposta». E allora meglio che niente, tanto valeva dargli «un ruolo nuovo», con i sindaci e i consiglieri regionali che ora potranno portare a Roma «la voce dei territori».
La riforma altro non fa, precisa Boschi, che rendere il Paese «più semplice». Nemmeno la data del referendum è poi così importante: «Il governo ha avuto altre priorità, come il terremoto, ma decideremo a breve, abbiamo tempo fino al 13 ottobre. È chiaro che sarà fissato tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre, ma adesso l’importante è parlare con le persone e attivare i comitati. Dobbiamo considerarla come una campagna elettorale vera e propria».
Niente personalizzazioni, però: la vita del governo, lascia intendere la ministra, non dipende dall’esito del referendum, anche se, ammette, «non è uno scandalo pensare che un giorno io possa tornare a fare l’avvocato». È un gioco retorico, ovviamente, che lascia subito il passo alle obiezioni più serie. No, il combinato disposto Italicum-riforma «non comporta alcun rischio» di “dittatura” dell’esecutivo, dal momento che la nuova legge costituzionale «non cambia i poteri del governo e del presidente del Consiglio». Ed ecco la prima stoccata all’ex premier: «Non è mica la riforma di D’Alema…». Ogni riferimento alla Bicamerale è puramente voluto. «Il Paese ha bisogno di stabilità e con l’Italicum la maggioranza governerà cinque anni. Certo, si può cambiare, però servono i numeri in Parlamento, il Pd da solo non basta». L’attenzione ora è rivolta a chi avversa questa riforma: «Non esiste ancora una proposta alternativa su cui si è compattato il fronte del No. I costituzionalisti che criticano la nostra riforma non sono accordo».
L’ex premier ha detto che un nuovo testo potrebbe essere scritto in una pagina e mezzo e approvato in sei mesi? «D’Alema sottovaluta gli italiani che hanno capito benissimo quello che stiamo proponendo. Vorrei poi ricordargli quanto abbiamo lavorato in Parlamento durante gli ultimi due anni, ma forse non se n’è accorto perché al momento sta fuori». Eppure parlamentare lo è stato per decenni, «e ha avuto molte occasioni per cambiare la Costituzione. Se la sua riforma del 2001 fosse stata efficace, noi oggi non saremmo qui a lottare per il Sì».

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it

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