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Modesto: «Il pentito che mi accusa è un bugiardo»

RENDE «Dobbiamo aspettare gli sviluppi della magistratura. Non posso affermare con certezza che ci siano stati errori da parte dei magistrati ma sicuramente c’è stata una leggerezza nel non leggere…

Pubblicato il: 23/09/2016 – 17:43
Modesto: «Il pentito che mi accusa è un bugiardo»

RENDE «Dobbiamo aspettare gli sviluppi della magistratura. Non posso affermare con certezza che ci siano stati errori da parte dei magistrati ma sicuramente c’è stata una leggerezza nel non leggere le denunce che ho presentato tre anni fa». Francesco Modesto ha voluto chiarire con la stampa e i suoi supporter la vicenda che lo vede coinvolto nell’inchiesta “Laqueo”, condotta dalla Dda di Catanzaro contro le cosche del Cosentino.
Il calciatore professionista di Serie A e B è finito in manette nel blitz scattato lo scorso 31 agosto. Secondo l’accusa, da un suo conto veniva prelevato il denaro per finanziare i prestiti a usura. Modesto ha convocato, nel tardo pomeriggio di venerdì, una conferenza stampa in un hotel di Rende accompagnato dai suoi legali, gli avvocati Angelo Pugliese e Leo Sulla. «Forse – ha aggiunto il calciatore – la mia immagine è servita anche a dare grande clamore all’operazione. Il blitz e i quindici giorni trascorsi in carcere sono stati dolorosi soprattutto per la mia famiglia. Ho avuto un’accoglienza straordinaria – ha detto ancora – pure in carcere: i compagni di cella mi hanno trattato benissimo. Se dopo quindici giorni sono stato scarcerato allora qualche errore c’è stato. Ora non so da parte di chi». Ha precisato, inoltre, che non ha mai avuto rapporti con il pentito Roberto Violetta Calabrese dalle cui dichiarazioni sono partite le indagini: «Era un conoscente di mio suocero – ha affermato -. Forse l’ho visto una volta o due ma non ho mai avuto alcun contatto con lui. Se qualcuno avesse letto la mia denuncia io non sarei qui. Ovvero io ho denunciato tre anni fa la truffa relativa a un palazzo a via Popilia. Lui (il pentito Calabrese, ndr) andava in banca e operava senza avere nessun titolo. Non io, ma i giudici di Cosenza lo definiscono un collaboratore inattendibile. Un bugiardo. Sono molto fiducioso nel lavoro della magistratura che accerterà la mia totale estraneità alla vicenda giudiziaria».

I PROGETTI SPORTIVI Modesto ha poi parlato della sua carriera sportiva, a cui sta pensando dal 15 settembre scorso quando il Tribunale del Riesame di Catanzaro lo ha rimesso in libertà: «Il mio avvocato, Angelo Pugliese, mi ha appena comunicato che sono stato contattato dal Rende Calcio: posso andare ad allenarmi quando voglio». Ma il suo sogno rimane sempre il Cosenza Calcio: «Anche adesso andrei a giocare con il Cosenza. Ovviamente lo farei pure gratis». Il ricordo va a quella trattativa sfumata, poco prima dell’arresto: «Non so perché sia saltata. Ci sono rimasto male e non ne conosco i motivi ma non posso che avere nei loro confronti una grande riconoscenza perché il Cosenza mi ha cresciuto professionalmente e mi ha dato tanto anche senza ritorni economici».
Il mondo del calcio non lo ha abbandonato nemmeno nel periodo breve delle detenzione: «L’allenatore del Genova mi è stato molto vicino, in particolare è rimasto in contatto costante con mia moglie. Poi ho avuto dimostrazione di affetto dal tecnico Alessio Secco che si è detto incredulo per il mio coinvolgimento perché sa chi sono». Francesco Modesto – Ciccio per i tifosi – è stato supportato nel corso della conferenza stampa dai suoi legali.

I LEGALI: BASTAVA LEGGERE LE CARTE «Bastava leggere le carte e capire che non c’era alcun coinvolgimento. C’è stata, forse, una superficialità in chi ha condotto le indagini». Ha ribadito più volte l’avvocato Angelo Pugliese, che ha aggiunto: «La Corte di Assise di Cosenza ha ritenuto inattendibile il collaboratore di giustizia che ha dato il via alle indagini. È emerso inoltre l’utilizzo di due pesi e due misure. La presunta parte offesa dice che non ha mai conosciuto Modesto. Magari qualcuno ha carpito la sua buona fede e quella della sua famiglia, approfittando dei loro beni». L’avvocato Sulla ha poi precisato che i fatti contestati al calciatore nell’unico capo di imputazione che lo riguarda «si riferiscono al 2004 e al 2005 quando – ha detto – Francesco aveva 21 anni e non viveva nemmeno a Cosenza. Questa è la storia di Francesco Modesto». Ciccio Modesto, prima di abbandonare telecamere e taccuini, ha ribadito con forza di «pensare alla carriera.
Spero di continuare a giocare perché ho tanta voglia e tanta rabbia».

Mirella Molinaro
m.molinaro@corrierecal.it