Caso Pace, Mattiello: «Restano ombre sulla sua morte»
REGGIO CALABRIA «La vicenda dolorosa di Omar Pace si inserisce all’interno di un contesto, quello delle inchieste della Dda di Reggio Calabria, che aldilà delle responsabilità penali di competenza de…

REGGIO CALABRIA «La vicenda dolorosa di Omar Pace si inserisce all’interno di un contesto, quello delle inchieste della Dda di Reggio Calabria, che aldilà delle responsabilità penali di competenza della magistratura, pone interrogativi pesanti sul piano politico ». A sette mesi dalla morte del colonnello Omar Pace, il deputato della commissione antimafia Davide Mattiello torna a richiamare l’attenzione sull’inchiesta chiamata a chiarire circostanze e motivi che avrebbero indotto l’ufficiale della Dia a togliersi la vita. Un suicidio considerato quanto meno strano e impossibile da prevedere dalla moglie e da familiari del tenente colonnello, morto qualche giorno prima della sua testimonianza al processo Scajola. Un’indagine cui l’ufficiale aveva contribuito in maniera sostanziale, trovando chiave e senso ai documenti dell’archivio segreto di Matacena, rinvenuto a casa della sua storica segretaria, Maria Grazia Fiordelisi. «Abbiamo bisogno di sapere cosa ne pensi la Procura di Roma, che ha aperto una inchiesta, per poi fare a nostra volta le valutazioni del caso acquisendo gli atti in Commissione Antimafia», sottolinea Mattiello in una nota, con cui torna a richiamare l’attenzione sull’indisturbata latitanza di Amedeo Matacena. «Perché nonostante le reiterate e precise prese di posizione anche parlamentari, il Governo italiano non riesce a porre fine alla latitanza di Amedeo Matacena, che dall’agosto del 2013 sta a Dubai?» chiede il deputato, che informa «ancora ieri sera ho posto la questione al PNAA Roberti in audizione in Anti mafia, il quale ha purtroppo confermato che allo stato non risultano passi avanti. Eppure lo stesso sottosegretario Minniti metteva in evidenza non più tardi di tre giorni fa, intervenendo a Reggio Calabria, il bisogno di mobilitare tutte le energie istituzionali anche a livello internazionale contro la ‘ndrangheta e le complicità che la rendono la più potente organizzazione mafiosa al Mondo».
Alessia Candito
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