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I giudici salvano il Crotone calcio

CATANZARO Non sarà confiscato il Crotone calcio, così come gli altri beni di proprietà del gruppo imprenditoriale dei fratelli Raffaele e Giovanni Vrenna, per un valore complessivo di 800 milioni d…

Pubblicato il: 28/11/2016 – 11:06
I giudici salvano il Crotone calcio

CATANZARO Non sarà confiscato il Crotone calcio, così come gli altri beni di proprietà del gruppo imprenditoriale dei fratelli Raffaele e Giovanni Vrenna, per un valore complessivo di 800 milioni di euro. Lo ha deciso la Corte d’appello di Catanzaro che questa mattina ha rigettato l’appello della Procura distrettuale antimafia contro la decisione del Tribunale di Crotone che aveva dichiarato legittimo il patrimonio degli imprenditori. L’accusa sosteneva che i Vrenna sarebbero stati «imprenditori attigui al fenomeno mafioso per essersi, sin dalla genesi della loro attività, accordati con le consorterie criminali e segnatamente con quella denominata Vrenna-Corigliano-Bonaventura».
I giudici, accogliendo le tesi del difensori dei fratelli Vrenna, gli avvocati Francesco Gambardella e Francesco Verri, nella loro corposa motivazione, hanno invece sostenuto che tutte le fonti riconducibili ai Vrenna sono legittime così come il patrimonio mobiliare e le risorse utilizzate per la squadra di calcio del Crotone.
Non hanno retto, come in primo grado, le testimonianze dei collaboratori di giustizia tra i quali Vincenzo Marino, Pino Vrenna e Luigi Bonaventura i quali sostenevano che gli imprenditori avessero pagato la consorteria criminale per “assicurarsi” contro danneggiamenti e attentati. Secondo le tesi dell’accusa il patrimonio dei Vrenna è frutto di un rapporto con la criminalità organizzata crotonese basato sull’intesa e non sulle vessazioni. Non sono state, dunque, accolte le richieste del sostituto procuratore generale Salvatore Curcio che aveva chiesto il sequestro del patrimonio e la sorveglianza speciale per cinque anni.
È stato affrontato anche il tema del trust, sul quale pende un processo che vede imputati i fratelli Vrenna e l’ex procuratore di Crotone Franco Tricoli. I tre sono accusati in concorso di aver posto in essere operazioni societarie e commerciali volte ad attribuire fittiziamente ad altri la titolarità o la disponibilità di quote societarie, beni ed altre utilità, di fatto riconducibili a Raffaele Vrenna, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di prevenzione patrimoniali. I fatti risalgono al 2008 quando l’imprenditore venne coinvolto nella inchiesta della Dda “Puma” e decise di ricorrere al trust per la sua holding affidandone la gestione a Tricoli. Nell’udienza dello scorso 16 settembre il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Domenico Guarascio, ha chiesto la condanna a due anni e sei mesi per i fratelli Vrenna e ad un anno e otto mesi per il magistrato ora in pensione. Chiamata ad esprimersi sull’argomento la corte d’appello ha ritenuto sostanzialmente legittimo il trust.

 

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