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Precari Asp, le carte spariscono (e ricompaiono) e i manager litigano

COSENZA La situazione è grave ma la burocrazia non è seria. O, almeno, così pare. Sulla ruota dei precari dell’Asp di Cosenza è uscito il 1939, numero della delibera che scarica – di nuovo – i lavo…

Pubblicato il: 08/12/2016 – 23:27
Precari Asp, le carte spariscono (e ricompaiono) e i manager litigano

COSENZA La situazione è grave ma la burocrazia non è seria. O, almeno, così pare. Sulla ruota dei precari dell’Asp di Cosenza è uscito il 1939, numero della delibera che scarica – di nuovo – i lavoratori assunti prima delle regionali 2014. È il direttore generale dell’Azienda Raffaele Mauro a prendere atto del mutato atteggiamento del dipartimento Lavoro. Nel mese di ottobre, il nuovo direttore generale Fortunato Varone – dopo una riunione con lo stesso Mauro e una delegazione di lavoratori guidata dal sindacalista Franco Mazza – aveva dato indicazioni positive all’Azienda: era arrivato il momento di prendere atto della convenzione. Una volta partita, però, la macchina amministrativa si è inceppata (quasi) subito. Varone si è accorto che quella stessa convenzione era stata revocata nel dicembre 2015 dal suo predecessore Antonino De Marco. Possibile che non lo sapesse? La notizia era di pubblico dominio: l’avevano riportata siti e giornali. Ma evidentemente le istruttorie della Regione fanno acqua. I documenti ufficiali dimostrano che il dg di un dipartimento non è a conoscenza degli atti prodotti dal suo stesso ufficio appena qualche mese prima.

LA “SCOPERTA” Varone scopre “improvvisamente” che la convenzione, di fatto, non esiste da quasi un anno. La prova è una nota dello scorso 1 dicembre, inviata a Mauro. Il manager del Lavoro scrive: «Sono venuto a conoscenza di due provvedimenti (l’annullamento della convenzione, firmato da De Marco, e il recepimento dell’annullamento, firmato da Mauro, ndr) con i quali da una parte si provvedeva ad annullare in autotutela la convenzione “per gravi e insanabili irregolarità nel procedimento amministrativo” e dall’altra parte si prendeva atto (dell’annullamento, ndr) revocando e annullando di conseguenza, in autotutela, tutti gli atti prodotti dall’Asp di Cosenza precedenti e successivi alla convenzione succitata». Non è tutto: Varone, in qualche modo, accusa Mauro. Il dg dell’Asp, infatti, aveva mandato al dipartimento la delibera predisposta per regolarizzare la situazione dei precari. E in quel documento non si parlava affatto dei due atti sconosciuti al collega che guida il dipartimento Lavoro. È un’accusa, neppure troppo velata, di aver fatto le cose alla carlona, cancellando una parte dei fatti e falsando il procedimento: «Tali provvedimenti – scrive Varone – non sono stati indicati all’interno della delibera in oggetto che, difatti, doveva delineare in maniera puntuale tutte le fasi del procedimento». A questo punto, la Regione se ne lava le mani e «decade l’attività di competenza del dipartimento Sviluppo economico, lavoro, formazione e Politiche sociali». Varone e Mauro a ottobre erano d’accordo per “sistemare” i precari con una procedura nella quale mancava qualche carta e si era (casualmente) taciuto qualche passaggio. Poi quei passaggi sono tornati al centro della scena (ve ne abbiamo parlato qui e qui) e adesso i due manager sono l’uno contro l’altro armati. Dopo la lettera del 1 dicembre, però, il cerino resta in mano al direttore generale dell’Asp. Che non la prende bene e attacca un po’ tutti.

varone

MAURO FURIOSO Il 6 dicembre, in una nota inviata alla Regione, individua come primo responsabile del «confuso sviluppo di tutta la vicenda» proprio l’annullamento firmato il 30 dicembre 2015 dal dipartimento allora retto da De Marco: sarebbe intervenuto troppo tardi, «a distanza di oltre un anno dall’inizio dell’attività dei lavoratori». Poi – nel ricordare che l’Asp si è mossa, sostanzialmente, per sanare una situazione anomala – cerca di restituire al mittente il cerino di cui sopra. Spiega che la presa d’atto della convenzione «è stata assecondata al solo scopo di agevolare la gestione di un vostro debito fuori bilancio oltre che allo scopo di evitare lo sviluppo di un più che probabile contenzioso giuslavoristico». Ma c’è di più: la direzione generale «ha operato in quanto compulsata dalla stessa Regione, al fine di rendere possibile la remunerazione dell’attività che i lavoratori avevano svolto». Insomma, Mauro non si sarebbe sognato di fare nulla se non glielo avessero chiesto. Ha rendicontato le attività svolte perché gli è stato domandato (e perché non ci può essere «prestazione lavorativa senza retribuzione») e non lo ha fatto lui: i dati «sono stati inviati previa ricostruzione effettuata dai diversi dirigenti che all’epoca hanno provveduto ad assegnare il personale alle diverse strutture e dal direttore del distretto sanitario Cosenza-Savuto». Dovesse esserci qualche errore, si saprebbe a chi chiedere il conto.

mauro

I RIFERIMENTI SCOMPARSI Un errore, però, l’Asp lo ha commesso. Varone, infatti, ha ragione quando scrive che in una delle carte dell’Asp sono spariti i riferimenti all’annullamento della convenzione. Tant’è che nella sua delibera-j’accuse Mauro lo sottolinea: «Il proponente e responsabile del dipartimento, Antonio Perri coordinatore dei distretti sanitari, per motivi tuttora in corso di accertamento, non ha riportato» quei documenti nella ricostruzione cronologica dei fatti. Altra dimenticanza curiosa, visto che il dirigente in questione è quello che conosce meglio la vicenda (avendo firmato le lettere di assunzione dei precari). Anomalie si sommano a dimenticanze che si aggiungono a omissioni: un bel quadretto.

LE BUGIE (?) Il dg, però, non si ferma qui. Contesta Varone quando dice di aver scoperto all’improvviso i due atti che cancellavano la convenzione. «Il primo dei due atti – scrive – è un atto del suo dipartimento e appare francamente inverosimile che lei (che si badi bene ha convocato sull’argomento un’apposita riunione) non fosse a conoscenza di un provvedimento che necessariamente doveva essere presente nel fascicolo da lei stesso portato in riunione». Il secondo (quello dell’Asp), poi, «è invece stato regolarmente trasmesso al suo dipartimento (…). La vicenda, d’altra parte, assume contorni ancor più gravi e paradossali se si pensa che lei, proprio a seguito degli effetti di questi due atti, ha convocato la riunione del 10 ottobre 2016 e che sulle conseguenze associate agli atti medesimi (che lei oggi disconosce) si è parlato lungamente nel corso della stessa riunione e tutto questo alla presenza del sindacato che ha partecipato all’incontro, dei lavoratori presenti e degli operatori della Digos». Volessimo sintetizzare verrebbe da dire che, in un atto ufficiale, un dg sta dando del bugiardo a un altro (entrambi nominati dal governatore Oliverio: a proposito, ha qualcosa da dire?). Quello dell’Asp cita anche i testimoni, come si farebbe in un processo.

LAVORO NERO REGIONALE La storia, sul piano burocratico, finisce malissimo. Non solo perché i due manager se le danno di santa ragione. Ma perché, dopo la presa di distanza del dipartimento Lavoro, Mauro – ovviamente – annulla l’atto in cui avviava l’iter per riconoscere il lavoro dei precari. Seppur «censurando l’ambivalenza dimostrata», l’Asp «dichiara esaurito il proprio compito non avendo altre responsabilità nella problematica in esame». Per uscire fuori dal burocratese: la Regione scarica i precari e l’Asp la segue a ruota. Dunque tutto resta come prima: nei corridoi della sanità cosentina ci sono 135 persone che ha
nno lavorato per circa due anni senza che avessero un contratto né che il loro ruolo fosse ufficialmente riconosciuto. La burocrazia – con la sospetta regia della politica – ha “inventato” il lavoro nero nel settore pubblico. E chissà come andrà a finire, visto che nessuno pare volersi avvicinare più a questa storia per non scottarsi. Già, ma perché?

SALVARE LA PELLE Vediamo di analizzare i motivi di questo duplice passo indietro. Alla storiaccia dei precari dell’Asp sono associate – oltre al dramma del lavoro – un paio di questioni calde. La prima è una certezza: visto l’iter a dir poco anomalo, c’è un grosso problema per il Bilancio regionale. Al momento si parla di circa un milione e mezzo di euro: un debito fuori bilancio, cioè non autorizzato, sul quale interverrà la Corte dei conti. Si ricostruiranno responsabilità e qualcuno potrebbe essere chiamato a pagare. Autorizzare una stabilizzazione sulla base di una convenzione inesistente avrebbe messo Varone sulla lista dei possibili responsabili: con la sua lettera del 1 dicembre il dg si chiama fuori. Anche il passaggio di Mauro sul debito fuori bilancio non arriva a caso: neppure lui ha intenzione di restare invischiato in questo guaio. La vicenda, peraltro, è anche oggetto di un’inchiesta della Procura di Cosenza che potrebbe riprendere vigore dopo gli ultimi passaggi avvenuti in Regione: anche in questo caso, nessuno ha voglia di passare un brutto quarto d’ora. Primum vivere, insomma. E i 135 lavoratori di cui tutti parevano preoccuparsi fino a ottobre? Poi vediamo.

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it

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