CALABRIA CORROTTA | Coinvolti anche Ruberto e Caserta
CATANZARO Da qualche tempo, del consigliere regionale Nazzareno Salerno si erano perse le tracce. Non un intervento, non un interrogazione, il suo banco vuoto tra quelli del gruppo di Forza Italia in…

CATANZARO Da qualche tempo, del consigliere regionale Nazzareno Salerno si erano perse le tracce. Non un intervento, non un interrogazione, il suo banco vuoto tra quelli del gruppo di Forza Italia in consiglio regionale. «È fuori per questioni imprenditoriali», rispondeva qualcuno. E in effetti gli investigatori lo hanno arrestato a Verona, dove si trovava per seguire questioni legate alla sua azienda. L’arresto dell’ex consigliere regionale è deflagrato nella mattinata come una bomba nel panorama politico. E non è il solo destinato a far rumore. Nell’operazione guidata dalla Dda di Catanzaro sono coinvolti altri personaggi di spicco, gente con anni di militanza in politica, passaggi radenti nel sottogoverno regionale e solide posizioni nelle strutture burocratiche di alto livello della Cittadella.
C’è Pasqualino Ruberto, ex presidente di Calabria Etica e consigliere regionale di Lamezia. Ruberto, che ha guidato la società in house all’epoca della giunta Scopelliti, è indagato anche nell’inchiesta su centinaia di presunte assunzioni clientelari condotta dalla Procura di Catanzaro. Per lui e altre 11 persone è già stato chiesto il rinvio a giudizio. Assieme a Ruberto, tra gli arrestati c’è Vincenzo Caserta, ex direttore generale del dipartimento Lavoro della Regione in una delle fasi più tormentate della sua storia (Caserta risulta indagato sia per l’affaire Calabria Etica che per un’altra serie di assunzioni sospette all’Asp di Cosenza). I due hanno in comune la gestione dell’ente regionale (Calabria Etica, appunto). Ed è da quelle stanze che avrebbe preso le mosse l’inchiesta culminata nei nove arresti di oggi. Partendo dalle indagini sulle presunti assunzioni clientelari, gli uomini della Guardia di finanza si sarebbero imbattuti in una storia fatta di complesse distrazioni di fondi, “girati” su conti personali a partire da un programma di aiuti per i calabresi poveri, il “Credito sociale”. E avrebbero infine trovato il legame più inquietante, quello con due esponenti del clan Mancuso. In mezzo, cerniere di raccordo tra politica, burocrazia e ‘ndrangheta, secondo un copione classico. Tra gli arrestati anche Claudio Isola, già componente della struttura speciale dell’assessorato al Lavoro della Regione Calabria; Vincenzo Spasari di Nicotera, impiegato di Equitalia a Vibo Valentia; Gianfranco Ferrante, di Vibo Valentia, imprenditore; Ortenzio Marano, di Belmonte Calabro (Cs), ex amministratore delegato della Cooperfin spa, Giuseppe Avolio Castelli e Bruno Della Motta, intermediario finanziario al momento irreperibile. Spasari e Ferrante sono ritenuti contigui alla cosca Mancuso.