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I narcos del clan Gallace nel mirino della Dia – LE INTERCETTAZIONI

MILANO Nuovo colpo della Dda di Milano alla ‘ndrangheta. È in corso dalle prime ore di stamani una operazione dei Carabinieri del comando provinciale di Milano e del Ros che stanno eseguendo misure…

Pubblicato il: 23/05/2017 – 6:27
I narcos del clan Gallace nel mirino della Dia – LE INTERCETTAZIONI

MILANO Nuovo colpo della Dda di Milano alla ‘ndrangheta. È in corso dalle prime ore di stamani una operazione dei Carabinieri del comando provinciale di Milano e del Ros che stanno eseguendo misure nei confronti di 21 persone accusate a vario titolo di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso. Le catture riguardano le province di Milano, Monza e Brianza, Perugia, Alessandria, Catanzaro, Roma, Varese e Vercelli. Provvedimenti sono stati eseguiti anche in Germania.

LA BANDA DI ARLUNO Al centro dell’indagine, un’organizzazione con base ad Arluno, nell’hinterland milanese, ma strettamente collegata alla famiglia di ‘ndrangheta Gallace, egemone nel territorio di Guardavalle e con ramificazioni sia in Lombardia che nel Lazio (Anzio e Nettuno).

IL CUGINO DEL BOSS A dirigere il gruppo, emerge dalle indagini, era Francesco Riitano, cugino del boss Vincenzo Gallace, condannato in via definitiva all’ergastolo come il mandante dell’omicidio di Carmelo Novella, lo “scissionista” ucciso perché progettava di rendere autonoma la “Lombardia” – confederazione dei clan di ‘ndrangheta al Nord – dalla “mamma” calabrese. Probabilmente proprio in virtù dei vincoli di parentela, per gli investigatori, Riitano era l’uomo incaricato tanto dei contatti con la casa madre calabrese e con i colombiani che procuravano regolarmente le partite di cocaina, come della “raccolta fondi” necessaria per finanziare l’acquisto della “bianca”.

TRE ANNI DI AFFARI Un business che il gruppo gestiva – è emerso dall’inchiesta – almeno dal 2013, con modalità ormai rodate dai clan attivi nel ramo del narcotraffico. Per comunicare, lui e i suoi uomini usavano solo le chat dei cellulari blackberry, per di più funzionanti solo con schede statunitensi, al fine di dribblare le intercettazioni. Per trasportare droga e denaro invece, il gruppo aveva a disposizione una serie di auto dotate di doppiofondo. Proprio una di queste, usata nel settembre 2015 da Raffaele Procopio, per trasportare quasi 30 chili di cocaina, è stata all’origine dell’indagine.

GALEOTTA FU LA MERCEDES Quando i carabinieri hanno fermato Procopio a Bareggio, si sono accorti non solo del doppiofondo, ma anche che quella Mercedes era una “vecchia conoscenza”. Più volte quell’auto era finita al centro di informative e indagini antidroga. Da lì sono partiti monitoraggi, pedinamenti, cui poi sono seguite intercettazioni telefoniche e telematiche, che hanno permesso di ricostruire l’organigramma dell’organizzazione che aveva inondato di cocaina i comuni di Arluno, Sedriano e Vittuone. Piccoli comuni dell’hinterland sud di Milano, divenuti vera e propria base operativa del gruppo, che secondo gli investigatori si stava preparando al “grande salto”.

AEREO CON DOPPIOFONDO? Nei mesi scorsi, gli investigatori hanno infatti monitorato una serie di incontri fra Riitano e Antonio Taettino, tecnico aeronautico impiegato nel settore della manutenzione degli aeroplani presso la Neos, società che opera a Malpensa. Obiettivo, l’acquisto dei disegni industriali delle parti interne di un aeroplano, comprati per diverse migliaia di euro dal clan proprio nel periodo in cui trattava con i colombiani l’acquisto di un ingente carico di cocaina.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it