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La guerra degli "attacchini" alle comunali di Lamezia

LAMEZIA TERME «I voti gli caccio (tolgo, ndr)… credimi… giro casa per casa e gli dico che non li faccio votare a nessuno più… a tutti i voti gli caccio… mi stanno rompendo i coglioni… tanto… e no… …

Pubblicato il: 15/06/2017 – 9:36
La guerra degli "attacchini" alle comunali di Lamezia

LAMEZIA TERME «I voti gli caccio (tolgo, ndr)… credimi… giro casa per casa e gli dico che non li faccio votare a nessuno più… a tutti i voti gli caccio… mi stanno rompendo i coglioni… tanto… e no… cioè… ci si deve pure regolare un poco “e quello no e quello così”». Il 21 maggio 2015, ad un passo dalle elezioni amministrative a Lamezia Terme, Antonio Miceli, che gli inquirenti della Dda di Catanzaro identificano come il reggente della cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri, minaccia di rompere i patti circa l’appoggio elettorale che ha promesso dopo l’incontro col candidato Giuseppe Paladino, presentatosi con la lista “Pasqualino Ruberto Sindaco”. Miceli è indispettito perché i politici che lui e il suo gruppo stavano sostenendo, in più occasioni si erano lamentati per l’affissione selvaggia dei manifesti. E le lamentele peggiori pare che provenissero proprio dal candidato a sindaco Ruberto. Antonio Mazza (anch’egli candidato e arrestato nel corso dell’operazione Crisalide lo scorso 23 maggio) spiega a Miceli e ai suoi che la volontà di Pasqualino Ruberto, si legge nell’informativa redatta dai carabinieri a settembre 2015, «era quella di affiggere i manifesti negli appositi spazi consentiti». Mazza non vuole avere guai con Ruberto: «Non è che mi sveglio domani mattina e trovo il paese con la faccia mia», avrebbe detto quest’ultimo. Per cui Mazza intima a Miceli: «Vedi che mi rompe i coglioni Pasquale! Non mi fare cacare il cazzo di Pasquale».

GLI AVVERSARI «ANTIPATICI» Ma Miceli da questo orecchio non ci sente e «lascia intendere che l’operato “fuorilegge” del suo gruppo non avrebbe subito mutamenti, poiché avevano deciso di coprire tutti i manifesti elettorali che pubblicizzavano la lista elettorale avversa contraddistinta dal logo Mtl (movimento, territorio e lavoro, che fa capo a Massimo Cristiano, nda) con quelli di Antonio Mazza».
«Dove c’è Mtl li dobbiamo coprire – risponde Miceli – che non lo sopporto. Posto o fuori posto ci metto la faccia tua».
Mazza insiste, riferisce a Miceli che hanno ricevuto tre denunce per affissione abusiva, una cosa che non possono permettersi visto che la coalizione politica guidata da Pasqualino Ruberto ha attaccato pubblicamente sulla stampa gli avversari politici e hanno pure chiamato i vigili urbani. Insomma Pasqualino Ruberto, si lamenta con Mazza e Mazza riferisce a Miceli che «si era lamentato del loro operato e ha detto che volevano fare una campagna pulita senza imbrattare gli spazi non idonei e invece loro stessi hanno sporcato il paese, aggiunge che la gente guarda pure questo prima di votare». Il giorno dopo, però, Miceli ordina ai suoi di coprire con i manifesti di Mazza, Ruberto e Paladino i manifesti di Gualtieri, Benicasa Ascioti e Monterosso che si trovavano sul ponte di Scordovillo e vicino al commissariato di Polizia
Un altro candidato “antipatico” è Armando Chirumbolo. Alle 3 del mattino del 22 maggio Antonio Miceli scende dalla macchina e ordina di coprire con i loro manifesti elettorali quelli di Chirumbolo «perché gli è antipatico». 

ATTACCHINI ARMATI DI PALI La guerra per la visibilità dei manifesti non è stata senza esclusione di colpi durante le amministrative del 2015. Ad un certo punto il gruppo di Miceli decide di uscire di casa armato di pali. «Perché ti sei comprato questi pali?», gli chiede la moglie, Teresa Torcasio. «Perché – risponde il reggente – sono sempre buoni… che ieri sera ad uno che copriva i manifesti di Curcio, lo hanno preso con due pali… omissis… Ne ho presi due… ho detto “uno me lo tengo io e uno glie lo do a quelli per metterselo in macchina”».
Diversi candidati, insomma, sembra avessero le proprie squadre di attacchinaggio agguerrite e armate. Nel corso di una conversazione con Antonio Domenicano, «Miceli dice che gli Isabella, quelli della montagna, sono arrivati con tre macchine e pali».  

L’IMBASCIATA INTIMIDATORIA
Alla fine quell’attacchinaggio selvaggio costerà a Ruberto, da quanto rilevano le indagini dei carabinieri, mille euro. Lo racconta Miceli ad Antonio Mazza che «a seguito di esplicita richiesta estorsiva formulata per suo conto da Mattia Mancuso gli aveva consegnato una somma di denaro pari a mille euro». Roberto precedentemente aveva pagato 200 euro per l’affissione dei manifesti. Per avere il denaro Mancuso fa “un’mbasciata intimidatoria” alla nipote di Ruberto dicendo che si sarebbero “conzati” sotto casa sua e «poi sono cazzi di tuo zio». La donna, stando al racconto che Miceli fa a Mazza, avrebbe riportato il messaggio al destinatario che avrebbe poi sborsato i mille euro prelevandoli dagli incassi di un’esercizio commerciale che Ruberto ha a Vibo Valentia.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it

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