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Processo Sant'Anna, quattro assoluzioni e molte riduzioni di pena

REGGIO CALABRIA Quattro assoluzioni, diverse riduzioni di pena,  poche conferme. Così ha deciso la Corte d’appello di Reggio Calabria per gli imputati del secondo grado del filone abbreviato del pr…

Pubblicato il: 21/07/2017 – 19:57
Processo Sant'Anna, quattro assoluzioni e molte riduzioni di pena

REGGIO CALABRIA Quattro assoluzioni, diverse riduzioni di pena,  poche conferme. Così ha deciso la Corte d’appello di Reggio Calabria per gli imputati del secondo grado del filone abbreviato del procedimento Sant’Anna, scaturito dall’inchiesta che ha fatto saltare i piani del patriarca Umberto Bellocco, dopo la scarcerazione, personalmente impegnato a ristabilire gli equilibri criminali nella “sua” Rosarno. Un’egemonia insidiata dalla famiglia Pesce e che l’anziano boss si apprestava a difendere, non solo tornando a rivestire la direzione strategica del clan, ma se necessario, anche con la forza.

ASSOLUZIONI Un progetto nel quale per i giudici Domenico Bellocco, parente del patriarca Umberto non ha avuto alcun ruolo. Assistito dai legali Gianfranco Giunta e Guido Contestabile, il giovane, condannato in primo grado a 10 anni e 8 mesi,  è stato assolto da tutte le accuse e immediatamente scarcerato. Medesima sorte è toccata a Francesco Oliveri, in precedenza condannato a 9 anni. Cadono le accuse anche per gli imputati di reati minori Antonella Bruzzese, condannata in prima istanza a 1 anno, 9 mesi e 10 giorni con pena sospesa e Domenicbello Corrao, assistito dall’avvocato Giovanni Vecchio, in precedenza punito con 2 anni 8 mesi e 10 giorni.

RIDETERMINAZIONI DI PENA Incassano invece una rideterminazione della pena nipote e delfino del patriarca, Umberto Emanuele Oliveri, che incassa una condanna a 6 anni di carcere, meno della metà di quella a 13 anni di detenzione rimediata in primo grado. Ridotte le pene anche a Salvatore Barone, che passa da 13 anni e 4 mesi a 9 anni di carcere, Giuseppe Ciraolo, condannato a 7 anni e 4 mesi in luogo dei 9 anni e 4 mesi rimediati in precedenza, Elvira Messina, punita con 6 anni e 3 mesi al posto degli 11 rimediati in prima istanza, e Michele Forte, punito con 6 anni in luogo degli 8 anni e 4 mesi rimediati in precedenza. È invece di 2 anni, 2 mesi e 20 giorni la pena inflitta ad Antonella Bartolo, in precedenza condannata a 2 anni e 8 mesi, e Rossana Bartolo in precedenza punita con 2 anni e 4 mesi. Per il patriarca Umberto Bellocco, la pena sale a 20 anni, in virtù del riconoscimento della continuazione delle condanne già rimediate in altri procedimenti. Confermate invece le condanne di Massimo Paladino, Salvatore Zangari e Giorgio Antonio Seminara, condannati in primo grado a 1 anno, 9 mesi e 10 giorni con pena sospesa per aver agevolato la latitanza del 34enne Giuseppe Pesce, e di Biagio Sergio.

RESTAURAZIONE DI UN IMPERO CRIMINALE Fatta eccezione per i favoreggiatori, per gli inquirenti gli imputati del procedimento Sant’Anna avrebbero in diverso modo collaborato alla rapida restaurazione dell’impero criminale che il boss Bellocco aveva visto vacillare. Ventun’ anni di carcere sono lunghi e nonostante l’anziano patriarca non avesse mai smesso di impartire ordini e direttive, trasmessi dai familiari che regolarmente lo incontravano a colloquio, appena uscito dal carcere ha dovuto far sentire tutto il peso del suo carisma criminale per ristabilire gli equilibri nella “sua” Rosarno. Spogliata dei capi condannati a lunghe pene detentive, assottigliata nei ranghi dalle innumerevoli operazioni che l’hanno colpita, la cosca attendeva con ansia la scarcerazione dell’anziano, che uscito di cella si sarebbe immediatamente dato da fare per riattivare l’attività del clan, come per incontrare altri boss di pari peso criminale del circondario.

TUTTA COLPA DELLA MICROSPIA A svelare a inquirenti e investigatori le manovre di Umberto Bellocco è stata la microspia piazzata nella sua abitazione. Ascoltando l’anziano patriarca gli investigatori hanno infatti avuto modo di raccogliere innumerevoli elementi sui futuri progetti del clan, che sotto la guida del boss – “uomo di rispetto” anche per altri clan come i Caporosso della Sacra Corona Unita – mirava a riprendere il predominio su Rosarno, scalzando i Pesce.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

 

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