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L'incanto di Laino Borgo e il turismo sensoriale

È un vero e proprio paese abbandonato ma non per questo, Laino Castello, ha perso la sua bellezza. Ho avuto la possibilità di fare questo viaggio nel Parco Nazionale del Pollino grazie al progetto …

Pubblicato il: 17/01/2018 – 17:02
L'incanto di Laino Borgo e il turismo sensoriale

È un vero e proprio paese abbandonato ma non per questo, Laino Castello, ha perso la sua bellezza. Ho avuto la possibilità di fare questo viaggio nel Parco Nazionale del Pollino grazie al progetto Pollino More Experiences che favorisce il turismo sensoriale. Siamo all’inizio degli anni Ottanta e una frana fa in modo che gli abitanti di Laino Castello debbano andare via. C’è chi si sposta verso Laino Borgo, chi in altri paesi sparsi fra il Pollino calabrese e quello lucano. 
Il territorio è molto complesso, le sue vette spaziano dai 1291 metri del monte La Destra ai 175 metri della parte più bassa del fiume Lao. Proprio per questa sua particolare conformazione sono presenti numerosi corsi d’acqua, dei quali però solo due possono considerarsi veri e propri fiumi ovvero il Lao e il Battendiero. Una caratteristica di Laino Castello è quella di avere numerose contrade rurali che coprono la quasi totalità del territorio e nelle quali risiedono gran parte dei suoi quasi 900 abitanti. Le origini di Laino, per moltissimi anni legato a Laino Borgo con il quale ha condiviso il nome Laino Bruzio, risalgono alla seconda metà del Settimo secolo o ai primi anni del Sesto secolo a.C. 
Mi hanno spiegato che non si è ancora certi se fu colonia della Magna Grecia, fondata dai superstiti della distruzione di Sybaris, o invece se fu fondata dai superstiti di Lavinium (città romana erede della greca Laos situata alla foce del fiume Lao) in fuga dalle incursioni barbariche. Il suo territorio era parte del confine settentrionale dell’antica Enotria, nome con cui veniva individuata un’antica regione d’Italia meridionale che sicuramente comprendeva la Calabria, abitata dagli Enotri.
Andando avanti con i secoli, Laino inizia a risollevarsi con l’arrivo dei Bizantini e di molta importanza per tutta la zona fu il monachesimo greco-bizantino, definito basiliano perché si ritiene che i monaci seguissero la regola di San Basilio. I luoghi più interessanti da vedere, a mio avviso, sono la Chiesa madre di San Teodoro, d’origine bizantina, in cui era custodito un trittico attribuito a Pietro Befulco e raffigurante la Madonna in trono con Bambino ed i santi Teodoro e Gerolamo; la Chiesa di Santa Maria delle Vergini e i ruderi del castello longobardo, adibiti a cimitero in seguito all’editto di Saint Cloud del 1804. Un’altra peculiarità di Laino Castello è il Borgo-albergo, un progetto che coinvolge alcune strutture vicine fra loro in grado di attrarre i turisti affascinati dal paese fantasma.

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