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Condannata la “cellula” catanzarese dei Grande Aracri

CATANZARO Condanne da 15 anni a 1 anno di reclusione per gli imputati del processo Kyterion contro la cosca Grande Aracri di Cutro che si è svolto davanti al tribunale collegiale di Catanzaro. Quin…

Pubblicato il: 07/02/2018 – 12:18
Condannata la “cellula” catanzarese dei Grande Aracri

CATANZARO Condanne da 15 anni a 1 anno di reclusione per gli imputati del processo Kyterion contro la cosca Grande Aracri di Cutro che si è svolto davanti al tribunale collegiale di Catanzaro. Quindici anni e 12mila euro di multa sono stati inflitti a Gennaro Mellea; 9 anni sono stati comminati a Roberto Corapi; sette anni  e 7mila euro di multa per Alex Schicchitano; un anno di reclusione e 2mila euro di multa è la pena per Esterino Peta. Sono stati riconosciuti inoltre i risarcimenti per le parti civili costituite: Libera, risarcita con 15mila euro, e la Regione Calabria, 25mila euro.
Questo stralcio del procedimento Kyterion era stato trasferito a Catanzaro per questioni di competenza territoriale. Gli imputati vengono, infatti, considerati appartenenti alla “cellula” catanzarese della cosca Grande Aracri.
In particolare, Gennaro Mellea (conosciuto come Piero o Pierino), è accusato di avere il ruolo di capo della “cellula criminale” operante nella provincia di Catanzaro, fidatissimo referente nella provincia di Catanzaro di Nicolino Grande Aracri, a capo del sodalizio di ‘ndrangheta denominato “locale” di Cutro. Secondo l’accusa Mellea «assume le decisioni più rilevanti e dirige le azioni concrete da compiere nel territorio di Catanzaro, impartendo puntuali disposizioni agli altri associati a lui subordinati». Roberto Corapi è considerato il fidato collaboratore di Mellea che aiuta nella organizzazione e direzione, in particolare assumendo con Mellea le decisioni più rilevanti, e «impartendo puntuali disposizioni agli altri associati a loro subordinati».
Alex Schicchitano è accusato di una serie di tentate estorsioni ai danni di ditte e commercianti di Catanzaro, ponendo in essere minacce come posizionare bottiglie incendiarie davanti alle sedi delle ditte attenzionate dalla cosca. Esterino Peta è accusato di detenzione e cessione illegale di armi da fuoco, reato dal quale la sentenza ha escluso l’aggravante mafiosa.

 

ale. tru.

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