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Bevacqua: «Bene il congresso ma rifiutare burattini e burattinai»

Il consigliere regionale dopo l’assemblea di sabato: «L’unica strada è quella di aprirsi ai territori e alle comunità. Non usare quest’occasione per riposizionamenti interni alla nomenklatura»

Pubblicato il: 08/04/2018 – 21:05
Bevacqua: «Bene il congresso ma rifiutare burattini e burattinai»

COSENZA «L’avere fissato una data per il Congresso potrebbe rappresentare un’occasione utile per una discussione vera e priva di preclusioni, ma dobbiamo intenderci sul merito del dibattito: se fosse limitato a conte e riposizionamenti tutti interni alla nomenklatura, non servirebbe assolutamente a niente. L’unica strada percorribile è quella capace di aprire ai territori e alle comunità, di coinvolgere quelle energie fresche e vive che nelle varie realtà calabresi esistono e hanno una gran voglia di agire e di impegnarsi». È quanto dichiara il consigliere regionale Bevacqua in relazione alla decisione assunta ieri dall’Assemblea regionale del Pd di tenere il congresso il prossimo 23 giugno. «Se dovessi giudicare dalle presenze di ieri all’assemblea, frutto solo degli amici “interessati”, – aggiunge Bevacqua – sarei seriamente preoccupato della buona riuscita del congresso. Non possiamo non tenere conto della discussione che si sta avviando a livello nazionale sul futuro stesso del Pd e anche sui mali specifici che affliggono il partito al Sud e in Calabria: non ci si può limitare a un’applicazione notarile delle regole statutarie. Il disastro avvenuto richiede ben altro. Quello che è accaduto il 4 marzo non è una calamità inaspettata e casuale: dobbiamo ficcarci in testa che il desolante stato presente è figlio diretto di scelte, di azioni e di omissioni che si trascinano da anni e che siamo di fronte alla concreta evenienza che il Pd in quanto tale possa cessare di esistere». «I notabilati e le baronie interne al partito – prosegue Bevacqua – hanno sempre ritenuto che la priorità consistesse nel consolidarsi, alzare muri, mirare all’autoconservazione ad ogni costo: piuttosto che impegnarsi per la costruzione di un soggetto politico moderno e inclusivo, la più parte dei maggiorenti ha pensato che fosse più conveniente continuare a coltivare il proprio orticello. Questa rotta non è più ulteriormente percorribile. La fase congressuale che si avvia deve essere vera e ancorata al criterio della credibilità». «Io, che provengo dalla storia del cattolicesimo democratico – continua Bevacqua – ho ricordato ieri, non a caso, la figura di Benigno Zaccagnini. Ricordo quando fu eletto segretario in un momento particolarmente difficile per la Dc: lui, con la sua credibilità, umiltà e dignità, riuscì ad aggregare attorno a sé il nucleo di una futura classe dirigente. La sfida calabrese del Pd deve avere l’ambizione di riportare le persone a incontrarsi, a parlare, a rinvenire soluzioni rispetto alle tematiche maggiormente sentite all’interno delle rispettive comunità. Ascoltare, aprirsi e pensare in maniera plurale è l’unico modo per garantire che la politica produca effetti di consapevolezza e responsabilizzazione. Lo schiacciamento sul riferimento politico personale di turno sarebbe la morte dell’idea stessa di partito democratico». «Il nome del prossimo segretario – conclude Bevacqua – è l’ultimo dei problemi: per avere davvero un senso, quel nome deve essere accompagnato da un metodo che rifiuta burattini e burattinai, così come deve puntare alla valorizzazione di gruppi dirigenti credibili, realmente capaci di interloquire con i bisogni e le esigenze delle comunità calabresi».

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