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Regione: la giunta c'è, la maggioranza no

L’esordio del nuovo esecutivo tra i banchi semivuoti del centrosinistra. Cresce il numero dei frondisti. E Oliverio riesce ad approvare la legge antindrangheta solo grazie ai voti della minoranza

Pubblicato il: 18/04/2018 – 12:53
Regione: la giunta c'è, la maggioranza no

REGGIO CALABRIA Benedetta opposizione. La legge antindrangheta, una delle più qualificanti dell’intera legislatura, non avrebbe visto la luce senza i voti del centrodestra. È un dato politico da non sottovalutare, perché dimostra che gli scricchiolii della maggioranza sono diventate crepe vistose, capaci di mettere a rischio la tenuta della legislatura. Non ci saranno mai i numeri, né la volontà politica, per un ritorno anticipato al voto, ma certo il cammino del governatore Oliverio, da qui al 2019, sarà sempre più accidentato.
Gran parte della sua stessa maggioranza contesta apertamente il suo presidente e ieri lo ha manifestato in modo evidente.
Lo strappo è raccontato dai numeri relativi alla seduta di ieri. Al momento dell’approvazione della legge di Arturo Bova, i banchi del centrosinistra erano semivuoti. L’appello nominale, chiesto da Baldo Esposito, ha messo in luce tutte le contraddizioni di un centrosinistra quasi smarrito, con il forzista Mimmo Tallini pronto a sottolineare il senso di responsabilità della minoranza, da cui è dipesa l’approvazione di una legge (qui l’articolo completo) che, altrimenti, sarebbe ritornata al mittente per mancanza del numero legale.
Nella fase di voto, dall’aula mancavano Mimmo Bevacqua, Vincenzo Ciconte, Antonio Scalzo, Peppe Neri, Franco Sergio e Antonio Scalzo. Sarà un caso, ma quasi tutti gli assenti hanno già avuto modo – in forme e tempi diversi – di palesare il proprio malcontento rispetto alle ultime scelte del governatore, tra cui quella relativa al contestatissimo rimpasto di giunta. Le tre nuove “assessore” – Maria Francesca Corigliano, Angela Robbe e Maria Teresa Fragomeni – proprio ieri hanno fatto la loro prima comparsa in consiglio regionale.
Un esordio in sordina, il loro, dal momento che Oliverio – in modo del tutto irrituale – non ha formalmente presentato l’esecutivo rinnovato al parlamentino calabrese. Per molti è stata una prova, l’ennesima, della scarsa considerazione in cui il governatore tiene la massima assemblea legislativa regionale. Per altri, invece, si è trattato di una prudente non-mossa finalizzata a silenziare il dibattito e a non ufficializzare la crisi che attanaglia la maggioranza, quando manca un anno e mezzo alla fine della legislatura.
Ma il progressivo disfacimento del centrosinistra, al di là degli escamotage per nasconderlo, è ormai un fatto concreto. E ieri è andata in scena una sua rappresentazione fedele.
Anche la mancata approvazione della legge sull’invecchiamento attivo – presentata da due dem di lungo corso come Giuseppe Aieta e Mimmetto Battaglia – ha certificato in modo netto questo scollamento interno al Pd calabrese. Il testo è stato poi rinviato ad altra data, in virtù della richiesta di diversi capigruppo ma anche della diserzione di molti consiglieri di maggioranza e dello stesso Oliverio. Ed è infine toccato proprio ad Aieta ufficializzare la crisi del “suo” centrosinistra: «Mi dispiace che il presidente della giunta sia andato via e che il lavoro fatto dalle associazioni sindacali sia stato vanificato, in un momento delicatissimo della vita della Regione. Sono abituato a queste cose, non mi meraviglio né mi stupisco. Questa, al pari di quella sul fenomeno mafioso, è una legge fondamentale per i nostri anziani. Il Consiglio vive un momento di profondissima debolezza e di svogliatezza. E mi dispiace che questa svogliatezza abbia origine proprio nel gruppo di maggioranza e nel mio partito».
In questa fase, sembra insomma prevalere il principio del “liberi tutti”, propedeutico al possibile riposizionamento, sotto altre sigle o partiti, di alcuni tra i principali maggiorenti del Pd. C’è da scommetterci: il finale di legislatura, per Oliverio, non sarà una passeggiata.

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it

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