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Combattere la corruzione «con la cultura dei diritti»

A Locri il dibattito promosso dalla scuola di formazione socio-politica della Diocesi. Presentato il libro di Vittorio Alberti. Don Marcello Cozzi: «La lotta alla mafia è una questione sociale e cu…

Pubblicato il: 28/04/2018 – 17:38
Combattere la corruzione «con la cultura dei diritti»

LOCRI Cultura e risposte concrete della politica e delle istituzioni come armi potenti per combattere la corruzione e la mafia. È stato questo il senso degli interventi che hanno caratterizzato l’intenso dibattito promosso a Locri dalla scuola di formazione socio-politica “Laudato sì” della Diocesi di Locri-Gerace. Testimonianze e contributi che hanno assunto un valore ancora più significativo perché prodotti da personaggi in prima linea, in un territorio difficile, nell’azione contro l’illegalità e la ‘ndrangheta.
IL DIBATTITO La traccia del convegno è stata la presentazione del libro “Il pane sporco della corruzione” di Vittorio Alberti, filosofo e officiale del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale (Vaticano): il testo ha la prefazione del procuratore di Roma e già procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, e la postfazione di don Luigi Ciotti, fondatore di “Libera”. A introdurre i lavori è stato Antonio Borelli, direttore della filiale Ubi Banca di Locri, tra i promotori dell’incontro: «È necessario – ha esordito Borelli – un esercizio filosofico collettivo per generare un senso critico volto alla legalità e al bello contro bruttezza e corruzione». A fare da corona agli interventi il famoso videomessaggio di Papa Francesco contro la corruzione, pietra angolare dell’impegno sempre più intenso della Chiesa sul tema della educazione alla legalità e della lotta alla criminalità organizzata. Aspetti che sono stati sottolineati nel corso del convegno dall’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, del Dicastero per lo sviluppo umano integrale presso la Santa Sede: “È prioritario combattere la corruzione perché la corruzione rovina il rapporto tra cittadini e Stato e rovina la fiducia tra i cittadini, per questo – ha rimarcato monsignor Tomasi – grazie agli stimoli del Pontefice abbiamo insediato una Consulta che si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica su questi temi”. Temi poi analizzati anche dagli operatori della giustizia del territorio. Secondo il procuratore della Repubblica di Locri Luigi D’Alessio «è sempre più importante il dialogo a tutti i livelli perché con il dialogo si ha il polso della situazione e si può perseguire la prevenzione, che è sempre preferibile alla repressione. Inoltre, come ci chiede Papa Francesco, bisogna spezzare una volta per tutte l’assioma denaro uguale potere e felicità, e questo – ha rilevato D’Alessio – è possibile solo con un nuovo approccio culturale». Per il presidente del Tribunale di Locri, Rodolfo Palermo, «il fenomeno della corruzione ha raggiunto livelli allarmanti, ed è sempre più necessario far capire ai cittadini, soprattutto ai giovani, che la legge è importante. Inoltre, serve sicuramente una seria riforma della giustizia ma la base è che il cittadino cambi mentalità, tenendo presente che l’omertà, di cui si alimenta la corruzione, è vigliaccheria».
“LIBERA” IN CAMPO Molto appassionato l’intervento di don Marcello Cozzi, di “Libera”, da anni sul campo e in trincea su questi temi: «La lotta alla mafia e alla corruzione prima che una questione criminale è una questione sociale e culturale, ed è sotto questi aspetti che si deve investire, puntando a creare lavoro e a migliorare un welfare oggi sempre più mortificato. E poi – ha aggiunto don Cozzi – bisognerebbe fare una cosa molto semplice, e cioè ripartire dalla Costituzione e dai suoi valori: i ragazzi dovrebbero sapere a memoria i primi 12 articoli della Costituzione, quelli sui valori e sui diritti che la Costituzione riconosce e non concede semplicemente, perché questo farebbe capire una volta per tutte che la corruzione si combatte con la cultura e con la cultura dei diritti». Anche don Francesco Carlino, dell’Ufficio per la cultura e la pastorale scolastica della Diocesi di Locri-Gerace, si è soffermato su questi aspetti rimarcando poi come «deve passare una volta per tutte il messaggio per cui la ‘ndrangheta non è onore ma disonore» e come «dobbiamo sempre più educare i giovani e tutti i cittadini alla bellezza, che è l’esatto opposto della corruzione e della mafia».
LE CONCLUSIONI L’autore del libro al centro del dibattito, Vittorio Alberti, ha a sua volta invitato i tanti studenti presenti all’iniziativa a «non pensare mai che la cultura non serva a niente, perché questa sarebbe la peggiore corruzione. Contro l’attuale degenerazione la bellezza è una grande arma come lo è il dinamismo del pensiero, lo sforzo continuo a ragionare: poi, compito della politica è quello di dare gli stimoli giusti». Quindi, le conclusioni del vescovo di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva: «Papa Francesco al solito sa cogliere al momento giusto i problemi, da qui il suo richiamo alla lotta alla corruzione, e noi intendiamo portare avanti in questo territorio un progetto di crescita insieme alle forze sociali, alla magistratura, alle forze dell’ordine e a tutti coloro che hanno a cuore il bene comune. Dobbiamo scacciare definitivamente l’idea di una corruzione invincibile facendo vincere il messaggio dell’onestà e della cultura come percorso per il rinnovamento della nostra società».

a. cant.

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