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Carenze igienico-sanitarie, chiusa la cucina dell'ospedale di Serra

Il provvedimento è stato disposto a seguito di un blitz dei carabinieri del Nas affiancati dal direttore del dipartimento Prevenzione dell’Asp di Vibo

Pubblicato il: 19/07/2018 – 11:36
Carenze igienico-sanitarie, chiusa la cucina dell'ospedale di Serra

SERRA SAN BRUNO A seguito di un blitz dei carabinieri del Nucleo antisofisticazione di Catanzaro, affiancati dal direttore del dipartimento Prevenzione dell’Asp di Vibo Cesare Pasqua, è stata disposta la chiusura del punto cottura dell’ospedale di Serra San Bruno, struttura dalla quale provengono i pasti destinati anche ai degenti dei nosocomi di Vibo e Tropea.
Il controllo è partito proprio da un’iniziativa dei Nas, che hanno effettuato l’ispezione nel nosocomio serrese intorno alle 10 di martedì mattina. A quell’ora, spiega lo stesso Pasqua, i pasti erano già partiti alla volta di Vibo Valentia e Tropea e ciò, essendo l’orario del pranzo previsto per almeno due ore dopo, ha rappresentato già un elemento che ha fatto dubitare gli ispettori della qualità dei pasti serviti successivamente ai pazienti ricoverati a Vibo e Tropea.
Oltre a ciò, comunque, alla base della chiusura del centro cottura dell’ospedale di Serra – in uso all’azienda Dussmann Service, appaltatrice del servizio – ci sarebbero «carenze strutturali» e «igienico-sanitarie». Secondo quanto dichiarato dallo stesso Pasqua, infatti, «non c’erano i requisiti igienici» tali da mantenere aperto il servizio, visto che, per esempio, «a fronte degli 8 cuochi previsti, erano presenti sul posto soltanto due addetti alla cucina, che non sono cuochi». Sarebbe emersa anche una serie di problematiche relative alla conservazione degli alimenti e alla pesatura dei pasti. Sarebbero mancati inoltre percorsi adeguati e protetti per il trasferimento degli alimenti dalla cucina ai reparti: i pasti, piuttosto che raggiungere i reparti attraverso percorsi dedicati, viaggiavano tramite un ascensore utilizzato da tutti. Per continuare a garantire il servizio a norma di legge l’azienda dovrà ora servirsi di un centro di cottura collettivo.

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