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Mazzata in Appello per la cosca Grande Aracri

Ergastoli per i boss del clan di Cutro. E le assoluzioni in primo grado diventano condanne. Regge la maxi inchiesta Kyterion della Dda di Catanzaro

Pubblicato il: 19/07/2018 – 17:30
Mazzata in Appello per la cosca Grande Aracri

CATANZARO Comminati due ergastoli, le assoluzioni riderminate in condanne e confermata, nel resto, la sentenza di primo grado.
Una sentenza pesante quella che la corte d’Assise d’appello di Catanzaro ha inflitto a una delle cosche più potenti e ramificate della ‘ndrangheta calabrese. All’ergastolo sono stati condannati il boss Nicolino Grande Aracri e suo fratello Ernesto (accusati, tra le altre cose di essere i mandanti dell’omicidio del boss Antonio Dragone), così come invocato in corso di requisitoria dal sostituto procuratore antimafia Domenico Guarascio, applicato come sostituto procuratore generale. Trenta anni sono stati inflitti ad Angelo Greco, detto Lino (il “capo società” di San Mauro Marchesato accusato di avere eseguito l’agguato contro Dragone). Pene pesanti considerando che il gup di Catanzaro, il 4 novembre 2016, aveva condannato il capo cosca Nicolino a 30 anni e a 24 anni ciascuno il fratello Ernesto e Greco. Assoluzioni in primo grado rideterminate in condanne in appello sono quelle di Luigi Martino, 3 anni e 8 mesi e 1000 euro di multa; Carmine Riillo, classe 1977, 6 anni e 8 mesi; Dario Cristofaro, 6 anni di reclusione. Condannato a 8 anni e 8 mesi Michele Diletto. Riderminata la pena per Pasquale Diletto, 6 anni e 8 mesi (in luogo degli 8 anni e 4 mesi in abbreviato) e Antonio Grande Aracri, 10 anni (in luogo dei 12 comminati in abbreviato), perché assolti da un capo di imputazione.
Nei confronti di Giuseppe Celi, Salvatore Diletto, Francesco Lamanna e Luigi Martino, la Corte ha dichiarato la nullità della sentenza limitatamente a un capo di imputazione ciascuno, disponendo per questi imputati e limitatamente alle imputazioni stabilite, la trasmissione degli atti al giudice di primo grado.
Nel resto viene confermata la sentenza di primo grado.
LE CONDANNE Le condanne risultano così comminate:
Nicolino Grande Aracri, ergastolo;
Ernesto Grande Aracri, ergastolo;
Angelo Greco, 30 anni;
Luigi Martino, 3 anni e 8 mesi e 1000 euro di multa;
Carmine Riillo, classe 1977, 6 anni e 8 mesi;
Dario Cristofaro, 6 anni;
Pasquale Diletto, 6 anni e 8 mesi;
Antonio Grande Aracri, 10 anni;
Giovanni Abramo, 6 anni e 4 mesi;
Francesco Aiello, 6 anni e 4 mesi;
Pasquale Arena, 8 anni e 6 mesi;
Giuseppe Celi, 8 anni;
Alfonso Diletto, 6 anni e 4 mesi;
Michele Diletto, 8 anni e 8 mesi;
Salvatore Diletto, 8 anni e 4 mesi;
Francesco Gentile, 8 anni e 6 mesi;
Salvatore Gerace, 6 anni e 4 mesi;
Francesco Lamanna, 6 anni e 4 mesi;
Domenico Lazzarini, 6 anni e 4 mesi;
Giuseppe Lequoque, 8 anni e 6 mesi;
Antonio Maletta, 3 anni e 4 mesi;
Francesco Mauro, 6 anni e 4 mesi;
Matteo Mazzocca, 3 anni 4 mesi;
Domenico Nicoscia, 8 anni e 6 mesi;
Antonio Salerno, 6 anni e 4 mesi;
Romolo Villirillo, 6 anni e 4 mesi;
Benedetto Giovanni Stranieri, 4 anni.
LA MAXI INDAGINE E L’ASSENZA DELLE ISTITUZIONI La Corte ha, inoltre, stabilito il risarcimento per la parte civile costituita, l’associazione “Libera, nomi e numeri contro le mafie”. Assenti, in questo importantissimo processo, le istituzioni, in primis la Regione Calabria. L’indagine Kyterion della Dda di Catanzaro ha messo in luce la vasta estensione del locale di Cutro che ha una articolazione autonoma nella provincia di Catanzaro «con collegamenti e vincoli con altri gruppi autonomamente operanti nel territorio di Crotone, in Emilia Romagna e altri luoghi del nord Italia e diretta influenza, anche decisionale, sulle locali e/o ‘ndrine di ‘ndrangheta operanti nell’area geografica compresa tra Vibo Valentia e Crotone, fino alla provincia di Cosenza, attraverso la fascia ionica della provincia di Catanzaro». Associazione mafiosa, omicidio, estorsioni, usura, detenzione e porto illegale di armi i reati, a vario titolo, contestati agli imputati che, riuniti sotto l’egida dei Grande Aracri, si proponevano la gestione dei lavori sulla 106, sui parchi eolici o il controllo sui villaggi turistici, tra i quali il villaggio “Capopiccolo” di Isola Capo Rizzuto, estendendo il proprio potere intimidatorio dal Crotonese fino a Vibo Valentia, con forte attecchimento nel territorio del capoluogo di regione. A partire dal 2010, i militari del Nucleo investigativo del Reparto operativo del comando provinciale di Crotone e gli omologhi del comando provinciale di Catanzaro, coordinati dalla Dda del capoluogo, hanno scandagliato minuziosamente attività ed eventi delittuosi commessi a partire proprio dal 2004 e perpetrati sino a tempi recenti.
Nutrito il collegio difensivo del quale fanno parte, tra gli altri, l’avvocato Saverio Loiero, Vittoria Aversa, Giovanni Merante, Giancarlo Pittelli, Gregorio Viscomi.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it

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