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Rogo nella tendopoli, la Procura dispone una perizia tecnica

Sferlazza: «Nei limiti del possibile voglio che sulla vicenda non rimanga nessun dubbio». Ordinata l’autopsia sul corpo del 32enne vittima dell’incendio

Pubblicato il: 24/03/2019 – 12:26
Rogo nella tendopoli, la Procura dispone una perizia tecnica

PALMI Non è tutto chiaro sulle cause e le modalità della morte di Sylla Nouma, il senegalese di 32 anni deceduto nell’incendio verificatosi all’alba di venerdì scorso nella nuova tendopoli per migranti di San Ferdinando. Lo si deduce dal fatto che il procuratore della Repubblica di Palmi ha disposto una perizia tecnica per accertare le cause del rogo in cui ha trovato la morte il migrante senegalese.
Lo stesso Sferlazza, comunque, si è affrettato a invitare a non trarre conclusioni affrettate dalla sua decisione. «Il fatto che sia stata disposta la perizia – ha detto il Procuratore di Palmi – ovviamente non significa che disponiamo di elementi che consentano di privilegiare, in merito alle cause dell’incendio, un’ipotesi piuttosto che un’altra. La perizia è soltanto l’espressione del potere-dovere da parte nostra di accertare i fatti ed eventuali responsabilità, a qualsiasi titolo. Ciò che voglio, in sostanza è sgomberare il campo da qualsiasi dubbio, nei limiti del possibile».
Si è anche appreso che la stessa Procura di Palmi ha anche ordinato l’autopsia sul corpo di Sylla Nouma. La decisione presa dal procuratore Sferlazza è tanto più significativa se si considera che è la prima volta che viene eseguita una perizia tecnica per il decesso di un migrante a San Ferdinando.
Nei precedenti tre episodi mortali, infatti, verificatisi tutti nella vecchia baraccopoli che è stata smantellata nelle settimane scorse, non erano stati disposti esami di questo tipo. Ci sono alcuni elementi emersi dall’indagine sulla morte di Sylla Nouma che meritano un approfondimento. Un dato che la Procura ritiene meritevole di spiegazione, tra l’altro, è quello che riguarda la posizione in cui è stato trovato il corpo senza vita di Nouma, supino e con le braccia protese verso l’alto. Un altro particolare che le indagini dovranno accertare è se il migrante morto, nel momento dell’incendio, verificatosi attorno alle 6 del mattino, si trovasse effettivamente da solo nella tenda, come è emerso dalle prime testimonianze raccolte sul posto dagli investigatori, malgrado la presenza nella tenda di altre brande. Appare evidente, in sostanza, che sono numerosi gli aspetti nella morte del migrante senegalese sui quali occorre fare chiarezza. E lo scrupolo umano e professionale del procuratore Sferlazza, in questo senso, rappresenta la migliore garanzia perché in questa vicenda non resti alcun punto oscuro.

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