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“Città solidale”, un contagio di solidarietà per la Calabria

Presentato il primo Bilancio sociale della fondazione presieduta da padre Piero Puglisi, da 20 anni in prima linea contro la povertà, il disagio, l’emarginazione, la mancanza di lavoro

Pubblicato il: 12/04/2019 – 22:20
“Città solidale”,  un contagio di solidarietà per la Calabria

di Maria Rita Galati
CATANZARO Una realtà che cresce, ascolta e risponde a bisogni all’insegna della “filosofia del servizio” e che nel corso degli anni “contagia” la città di solidarietà diventando “bene comune”. E’ la Fondazione Città solidale che, dal 24 settembre 1999 ad oggi, si è affermata sul territorio della provincia di Catanzaro, ma anche in ambito regionale, per l’impegno e i servizi che offre, raccogliendo le sfide poste dalla povertà, dal disagio, dall’emarginazione e dalla mancanza di lavoro e precarietà. Maggiore radicamento e maggiore responsabilità.
LA MISSION DEL BILANCIO SOCIALE Per questo la presentazione del primo bilancio sociale della Fondazione diventa un ulteriore atto di responsabilità, uno strumento necessario per «instaurare un rapporto di reciproca fiducia e di collaborazione indispensabile per il perseguimento del bene comune». E’ quanto ha affermato padre Piero Puglisi, presidente del Consiglio d’amministrazione della Fondazione e motore di una comunità «che offre servizi e crea occupazione stabile», nell’introdurre la presentazione del bilancio sociale alla presenza di numerose autorità, degli operatori, degli ospiti delle tante strutture esistenti nel territorio calabrese, nella sala del consiglio provinciale di Catanzaro. Il Bilancio sociale rappresenta uno strumento informativo che cerca di andare oltre le cifre e il risultato economico, per evidenziare quanto la Fondazione operi come parte integrante di un territorio sul quale lascia la sua impronta sociale ed etica. Ad illustrare mission, vision, codice deontologico, carta etica, valori assieme a padre Piero, il professor Francesco Pira, sociologo e professore di Comunicazione all’Università di Messina, e Manuela Marchio, referente della Fondazione. In prima fila ad ascoltare con attenzione, tra gli altri, il prefetto di Catanzaro Francesca Ferrandino, l’assessore regionale al Lavoro e Welfare Angela Robbe, il consigliere regionale Baldo Esposito, il vicario del vescovo monsignor Gregorio Montillo, il vicesindaco di Catanzaro Ivan Cardamone, gli assessori comunali di Catanzaro Nuccia Carrozza e Leo Concolino, il dirigente comunale Tonino De Marco, il presidente del Csv di Catanzaro Luigi Cuomo, Giuseppe Apostoliti, portavoce del Forum del Terzo settore Catanzaro-Soverato.
“FONDAZIONE VALORE AGGIUNTO” «Il bilancio sociale ha la funzione di descrivere analiticamente le ragioni per cui la nostra realtà sostiene determinati costi che producono vantaggi per alcune categorie di portatori di interesse – ha spiegato ancora padre Puglisi -. Vuole aiutare a comprendere il ruolo svolto dalle nostre attività nella società civile, fornire informazioni sul raggiungimento degli obiettivi sociali che ci siamo prefissati, dimostrare che il fine della Fondazione è quello di fornire un valore aggiunto per la comunità, anche in funzione delle ricadute in termini di utilità, legittimazione ed efficienza del nostro lavoro». Dimostrare che c’è una congruenza tra ciò che la Fondazione offre e quello che riceve in cambio dal sistema sociale diventa quindi una necessità. Un dovere etico e morale. «Il nostro bilancio sociale vuole essere un vero e proprio processo di attivazione di attenzioni etiche – ha detto ancora – uno strumento di comunicazione, un mezzo fondamentale per svolgere attività di relazioni pubbliche, per migliorare le relazioni sociali e costruire ancora più rete». Il bilancio sociale, quindi, rappresenta un passo in avanti nel cammino «per una maggiore visibilità e condivisione delle nostre scelte e del nostro impegno sociale e di aver contribuito, anche con questo piccolo tassello, a far sentire l’organizzazione non una realtà solo privata, patrimonio esclusivo della Chiesa locale che le ha dato vita, ma un bene di tutti».
LE RICADUTE SUL TERRITORIO Ma oltre al bilancio sociale per la Fondazione c’è anche un nuovo sito, una nuova proiezione delle attività sui social media, un nuovo video istituzionale e un nuovo logo, spiega Pira, «frutto di un’attività che ha visto dirigenti e operatori impegnati in percorsi prima formativi e poi nel lavoro comune per proiettare questa immagine. Le attività che realizza la Fondazione hanno una ricaduta sul territorio che incide sulla qualità della vita di tutte le componenti, soprattutto le più deboli. Il Bilancio Sociale – spiega ancora – è un documento consuntivo e periodico nel quale sono indicate anche le linee programmatiche per il futuro: quali obiettivi formulati sono stati raggiunti e le proposte per i programmi futuri. Si prefigge di fornire un quadro completo della performance raggiunta negli anni 2014-2018». Il Bilancio Sociale è composto di tre aree fondamentali, che risultano essere parti distinte e al tempo stesso interdipendenti del documento. La prima area riguarda “l’identità aziendale”, la seconda il “calcolo e la distribuzione del valore aggiunto” che costituisce il ponte di collegamento con il bilancio d’esercizio rendendo evidente l’impatto economico che l’attività della Fondazione ha prodotto sugli stakeholder. L’ultima consiste nella “relazione”, che si riferisce ai rapporti che la Fondazione ha intrattenuto con gli stakeholder. «Questo modo speciale di gestire le risorse finanziarie realizzando progetti sul territorio, offrendo servizi, anche attraverso strutture di accoglienza, ha fatto sì che la Fondazione realizzasse in pieno, sul territorio di riferimento, la sua Missione e la sua Vision – ha aggiunto Manuela Marchio -. Così facendo la grande forza solidale della Fondazione continua a caratterizzarsi come un’azione in continua crescita, non compassionevole, ma dimostrativa di un volto moderno della solidarietà, di un legame ed un’offerta che va oltre il puro assistenzialismo, di un aiuto per la vita, perché ciascuno si possa riappropriare della propria dignità. Una solidarietà fatta di legame fraterno, di passione civica e “politica”, assai diversa da quella forma di solidarietà assai più semplice e comoda che si realizza con una donazione, o con un’elemosina. La Fondazione si manifesta come un organismo non esclusivo ma inclusivo, come forza organizzata che esprime una cittadinanza attiva – tra una diffusa indifferenza sociale – a favore della realtà del bisogno. Si tratta di un’energia sociale, tesa ad evolvere un concetto di appartenenza non al singolo gruppo (spesso elitario), ma ad un contesto molto più ampio che coinvolge al suo interno, la vita, l’essere umano in senso più ampio, sia esso ricco o povero, incluso o emarginato, italiano o straniero. Insomma, riteniamo di poter dire che siamo un “gruppo sociale”, laddove il termine gruppo richiama ad un concetto di insieme, insieme per la vita».
GLI INTERVENTI Il vicario generale dell’arcivescovo Bertolone, monsignor Gregorio Montillo parla della Fondazione come di una associazione che «crea sviluppo con la forza del vangelo. Ho sentito ripetere in più occasioni la parola ‘valore’ questo porta una ventata di positività. E’ bella questa trasparenza, ma soprattutto emerge la bellezza della solidarietà che cambierà il mondo». «Il bilancio sociale è la restituzione di senso del nostro lavoro – ha affermato l’assessore regionale al Lavoro e Welfare, Angela Robbe – ed è la possibilità che abbiamo di far capire come il sociale non è semplicemente un’attività che si porta avanti a favore dei più deboli. Il sociale è pezzo del nostro essere cittadini e parte di una comunità, e lavorando per l’interesse comune rendiamo il senso del nostro agire. Il bilancio sociale, quindi, dovrebbe essere un elemento fondamentale per coloro si occupano del settore sociale e ha il compito di ascoltare a dare risposte ai ‘portatori di interesse’, e parliamo degli utenti, dei lavoratori, i membri della società che non si limitano a ricevere passivamente ma sono quelli chiamati a valutare il nostro operato. Il bilancio sociale – ha detto ancora – non si chiude con la voce ‘utili’ ma con le risposte alla domanda ‘quanto abbiamo dato’, sapendo che abbiamo garantito anche la tenuta economica dei conti. Era davvero mio dovere essere qui, la Fondazione Città solidale è diventata un bene comune di cui dobbiamo prenderci cura». E mentre Tonino De Marco ha parlato della Fondazione Città solidale come «interlocutore importante anche nella pianificazione condivisa in via di attuazione con l’Agenda urbana», l’assessore Carrozza nella sua veste di dirigente scolastica ha portato testimonianza viva della collaborazione per la tutela dei diritti, prima di tutto allo studio, dei più piccoli. Un bilancio sociale, quindi, che vive in carne e ossa nel sorriso dei più deboli. (redazione@corrierecal.it)
 

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