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Chieste condanne pesanti per la banda della rapina al caveau

Il pubblico ministero della Dda di Catanzaro Paolo Sirleo ha chiesto dai 2 ai 14 anni per i nove imputati del processo che hanno scelto il rito abbreviato

Pubblicato il: 29/04/2019 – 22:17
Chieste condanne pesanti per la banda della rapina al caveau

CATANZARO Condanne dai 2 ai 14 anni di reclusione sono state invocate dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Paolo Sirleo nel corso dell’udienza, con rito abbreviato, relativa alla rapina da 8 milioni di euro avvenuta a dicembre 2016 ai danni della ditta Sicurtransport di Catanzaro. Gli imputati sono, a vario titolo, accusati di rapina, reati in materia di armi per aver detenuto e portato in luogo pubblico armi da guerra, tra cui fucili tipo kalashnikov, ricettazione. Tutti reati aggravati dal metodo mafioso per «avere agevolato l’attività dell’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta, insistente nel territorio di Catanzaro, Mesoraca, San Leonardo di Cutro e Petilia Policastro e territori limitrofi». Nove le persone che hanno optato per il rito abbreviato e per le quali il pm ha chiesto 14 anni per Carmine Fratepietro, Matteo Ladogana, Mario Mancino, Alessandro Morra, Giovanni Passalacqua, Leonardo Passalacqua e Pasquale Pazienza. Tredici anni e 4 mesi sono stati chiesti per Dante Mannolo e 2 anni per Annamaria Cerminara, collaboratrice di giustizia.  Stanno affrontando il dibattimento Massimiliano Tassone, di Pavia, ma residente a Catanzaro, che secondo l’accusa è l’infiltrato che, da responsabile della Sicurtransport nella provincia di Catanzaro, riferiva notizie riservate alla banda per consentire l’accesso nei locali del caveau; processo ordinario anche per Cesare Ammirato, che avrebbe fatto da tramite nei rapporti tra Tassone e Passalacqua mettendo anche a disposizione i locali dove ricoverare i mezzi da usare nella rapina e Nilo Urso, di Rossano, che avrebbe procurato il mezzo dotato di martello pneumatico. Secondo le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Catanzaro, il piano era stato organizzato da lungo tempo e i rapinatori, che imbracciavano fucili – tra cui kalashnikov – hanno sfondato la parete di recinzione e poi il muro blindato del caveau grazie a una grossa macchina cingolata dotata di martello pneumatico, usando anche strumenti per schermare i luoghi dalle onde radio e facendo irruzione nel deposito tanto da costringere il personale di turno a rifugiarsi in una stanza appartata dell’edificio. Gli imputati sono assistiti dai legali Gregorio Viscomi, Giancarlo Pittelli, Giovanni Merante, Giuseppe Fonte, Nicola Carratelli, Stefano Nimpo, Aldo Casalinuovo, Alessandro Guerriero, Antonietta Caputo. (ale.tru.)

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