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Il pentito: «I clan “autonomisti” volevano affrancarsi dalla ‘ndrangheta reggina»

Pulice racconta il tentativo delle cosche dello Jonio catanzarese e l’idea di «allontanarsi da Polsi». Un nuovo «arcipelago criminale» legato a Grande Aracri. Le mire dei lametini sul capoluogo («t…

Pubblicato il: 01/06/2019 – 14:41
Il pentito: «I clan “autonomisti” volevano affrancarsi dalla ‘ndrangheta reggina»

di Pablo Petrasso
LAMEZIA TERME Di giorno studente sui banchi del liceo classico di Lamezia, di notte mafioso in erba tra omicidi e «azioni criminali». Gennaro Pulice, pentito che da anni rivela ai magistrati antimafia i segreti delle cosche, è una figura atipica. ‘Ndranghetista per contiguità familiari con la cosca Cannizzaro, assassino per vendicare chi uccise suo padre. Sicario e uomo d’affari, ha trasferito se stesso e le proprie attività in Svizzera e ha iniziato ad allontanarsi dalla sua vecchia vita proprio dopo aver raggiunto il punto più alto della “carriera” criminale: la designazione a “santista”.
Pulice si è seduto a tavoli importanti, di quelli in cui si prendono decisioni che possono causare guerre e cambiare la geografia del potere ‘ndranghetista. I suoi verbali arricchiscono il racconto della “Malapianta” mafiosa nel Crotonese. E provano a illuminare un passaggio, per così dire, geopolitico. Il pentito ricostruisce, infatti, il tentativo di un gruppo di famiglie di «allontanarsi criminalmente da Reggio Calabria». La sua famiglia – i Da Ponte-Iannazzo-Cannizzaro – dipende da Polsi, cioè dal “crimine” di San Luca. «Se parlo di un allontanamento da Reggio Calabria – dice Pulice ai magistrati – è implicito che comunque fino a quel momento Polsi era un riferimento comune a tutta la ‘ndrangheta e famiglie come i Pesce, i Bellocco, gli Alvaro di Sinopoli avevano per tutti una enorme influenza». A sparigliare le carte è «l’avvento al potere di Nicolino Grande Aracri». Non tutti amano il boss di Cutro: gli riconoscono, però, capacità organizzative. E vedono la sua scalata come una breccia per «rendere più autonoma tutta l’area jonica catanzarese». Ciascuno accarezza l’idea per il proprio tornaconto. I Da Ponte-Iannazzo-Cannizzaro, ad esempio, vogliono «ampliare gli interessi su Catanzaro, dove non esisteva una famiglia, una organizzazione criminale organizzata dominante». Il capoluogo, con il suo “mercato” (appalti, estorsioni, usura) «era terreno di conquista di chicchessia, da Lamezia a Cirò per passare da Cutro e Oppido Mamertina».
L’obiettivo di affrancarsi rispetto ai referenti della Locride è condiviso anche dalle famiglie di San Leonardo di Cutro. Con i Trapasso, Pulice aveva rapporti già dal 2010: «Ero coinvolto in affari illeciti con Giovanni e Vincenzo Trapasso (e tutta la famiglia), Peppe Tropea, Giovanni Abramo, Gigi Pane e altri, tra i quali Romolo Villirillo che era uomo di Nicolino Grande Aracri. Si trattava di famiglie insofferenti alla dipendenza da Reggio Calabria. Anche a me chiedevano di intercedere affinché la mia famiglia ed in generale il lametino potesse aderire a questo progetto e collocarsi con Grande Aracri».
Quel progetto, spiega ancora il pentito, «era condiviso dalla quasi totalità delle famiglie di ‘ndrangheta presenti sul territorio catanzarese e crotonese, mi riferisco alle famiglie Trapasso, Cossari, Gualtieri, Mannolo, Farao Marincola, Torcasio e Giampà e altre e ovviamente da Grande Aracri, a cui queste realtà criminali dovevano fare riferimento. Si tratta di una sorta di arcipelago criminale dove vi sono una serie di strutture di ’ndrangheta con altrettante leadership criminali. Peppe Tropea a Cropani (una realtà satellite rispetto ai Trapasso); gli Scumaci a Botricello, Gigi Pane a Mesoraca; Pino Sestito, Silvio ed Antonio Farao a Cirò, Trapasso a Steccato di Cutro, a San Leonardo mi pare i Mannolo, oltre ovviamente a Grande Aracri a Cutro (dove c’era anche la famiglia Ciampa)». Le parole di Pulice servono (anche) a inquadrare il contesto in cui si muovevano i clan colpiti dall’operazione “Malapianta” della Dda di Catanzaro. Oltre a chiarire il quadro delle influenze nella zona, confermano – con il tentativo di emancipazione da San Luca – la nascita di una nuova “area” nella mappa ‘ndranghetistica. Un’area che ha il proprio epicentro a Cutro e il proprio punto di riferimento in Nicolino Grande Aracri.
Proprio a Cutro si svolge un summit che l’ex sicario lametino racconta ai magistrati antimafia. Vede la presenza di una decina di persone, «ciascuna in rappresentanza della struttura di ndrangheta interessata, tra cui Romolo Villirillo (per conto di Grande Aracri), Giovanni Trapasso, Giovanni Abramo ed un esponente dei Mannolo anziano con i baffi». La presenza di Pulice in quella sede è determinante: è lì per accompagnare l’imprenditore che deve effettuare i lavori per la realizzazione del parco eolico. Il cda della ‘ndrangheta crotonese decide che l’uomo dovrà corrispondere il classico 3% sull’importo dei lavori a titolo estorsivo e che la fornitura di materiali edili e mezzi sarebbe stata appannaggio dei “cutresi” (termine in cui ricomprendo le varie famiglie che ho citato). Inoltre l’accordo riguardava anche la possibilità per queste famiglie di indicare soggetti per l’assunzione di personale di manovalanza non specializzato per la realizzazione di lavori». C’è un solo modo per mettere tutti d’accordo: i soldi. (p.petrasso@corrierecal.it)

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