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La mossa delle primarie e il Pd «logorato», partita a scacchi tra Oliverio e Zingaretti

Dopo la convocazione delle consultazioni istituzionali, il commissario regionale dem cambia tono nei confronti del governatore. Che spiega: «Ho solo applicato la legge». La compatibilità finanziari…

Pubblicato il: 06/08/2019 – 18:18
La mossa delle primarie e il Pd «logorato», partita a scacchi tra Oliverio e Zingaretti

CATANZARO Il quadro non è molto diverso rispetto all’ultima volta in cui le primarie istituzionali entrarono nel dibattito politico calabrese. Perché al governo c’è un presidente (adesso Oliverio, nel 2009 Loiero) verso il quale il Pd nazionale non mostra esattamente grande entusiasmo. E, ora come allora, il governatore è determinato a scendere in campo, sicuro delle proprie possibilità di successo, spinto dal proprio inner circle (e non solo). Loiero la spuntò in quello che le cronache giornalistiche battezzarono “patto di Caposuvero”, Oliverio ci prova con una mossa da alchimista politico (qui la notizia) sfruttando uno strumento ideato proprio nell’era Loiero. Le primarie istituzionali indette dal governatore aprono a una serie di scenari. Nessuno, per la verità, particolarmente favorevole al centrosinistra.

Stefano Graziano

IL SOLCO TRA OLIVERIO E IL PD Partiamo da un fatto: da lunedì scorso tra Oliverio e il Pd si è scavato un solco (ancora) più profondo. Azione e reazione: il governatore “chiama” i calabresi a esprimersi attraverso le primarie, il Pd inizia il lavoro di avvicinamento alle Regionali utilizzando parole inedite. Non più soltanto «unità e rinnovamento» (copyright del vicesegretario Andrea Orlando); il commissario Stefano Graziano ritiene imprescindibile «una svolta», così come la necessità di «arginare quel logoramento cui ci hanno esposto cinque anni di governo regionale». È questa la reazione alla “mossa” delle primarie. E ci sarebbe anche dell’altro: nell’indirizzario whatsapp del Pd circola un invito all’incontro convocato da Graziano per giovedì prossimo a Lamezia. Invito esteso a «segretari provinciali, parlamentari, consiglieri regionali, presidente della provincia Cosenza e sindaco di Reggio Calabria». Non al governatore, dunque. Almeno non esplicitamente (in effetti, fanno notare ambienti dem, il governatore è anche un consigliere regionale). Pare che il Pd romano non abbia preso bene il “colpo di coda” del governatore, considerando l’indizione delle primarie come il tentativo di (auto)legittimarsi, senza concordare la scelta con il partito e, anzi, piazzando qualche ostacolo sulla strada che i dem hanno pensato per arrivare al voto regionale.
«LE PRIMARIE? DOVEVO FARLO» Oliverio, da parte sua, ritiene di aver semplicemente applicato la legge. A margine dell’incontro sulla realizzazione del waterfront di Lamezia Terme, spiega: «Io non ho lanciato nulla. C’è una legge regionale del 2009 che, all’articolo 5, prevede che in prossimità delle elezioni regionali le forze che entrano in campo – partiti movimenti, coalizioni – possano ricorrere alle primarie per selezionare i propri candidati. La legge regionale impone agli organi amministrativi preposti e al presidente di predisporre il tutto perché qualora un partito, un movimento, una coalizione voglia avvalersi di questo istituto delle primarie possa farlo, perché se io non facessi questo e al momento giusto un partito dovesse chiedere di ricorrere alle primarie istituzionali, incorrerei in omissione in atti d’ufficio, sarei oggetto di un altro avviso di garanzia, lo dico scherzando».
Oliverio, da parte sua, si augura «che il Pd si faccia parte attiva della costruzione di una soluzione condivisa, se non c’è una condivisione le primarie sono un fatto normale. Anzi, le primarie realizzate con un patto tra i competitori, un patto di lealtà, possono essere persino un motore di partecipazione, di coinvolgimento e quindi un fattore per spianare meglio la strada delle elezioni, per affrontare la competizione elettorale in una posizione di vantaggio, come è stato nel 2014, quando io chiedevo le Primarie e anche lì vorrei che non si perdesse la memoria: vi ricordate i “Papi neri”, i “verrà Renzi e bloccherà Oliverio”? E invece – continua il governatore – ci furono le primarie, vere, con grande partecipazione democratica. E sono state fatte senza ricorrere alla legge, sono state con i comitati di coalizione che hanno controllato quelle primarie e sono state l’anteprima di un grande risultato elettorale».
GLI SCENARI In un ipotetico dialogo (che non c’è) il Pd chiude le porte e parla di «logoramento», mentre Oliverio riconduce la scelta di “chiamare” le Primarie a una logica istituzionale e inclusiva. È una partita a scacchi, insomma. Davanti alla quale gli scenari possibili sono tre. Nel primo le primarie istituzionali diventano il campo per contarsi all’interno della coalizione di centrosinistra. Nel secondo Oliverio fa le “sue” primarie istituzionali (e le vince), mentre il Pd sceglie un altro candidato e il centrosinistra finisce per andare alle urne spaccato. Nel terzo l’operazione (finora fallita) di moral suasion dei vertici nazionali del partito, Zingaretti incluso, convince il governatore a fare un passo indietro e il centrosinistra «unito e rinnovato» sostiene un altro nome. Tutto aperto, insomma.

COSTI, AGGIUNTE E CANCELLATURE (A PENNA) Per ora sul campo c’è soltanto il decreto che indice le consultazioni. E fissa alcuni paletti. Tra i quali i costi. «Alla copertura degli oneri derivanti dall’attuazione delle disposizioni di cui alla presente legge, determinati per l’esercizio in corso in euro 600mila, si provvede con le risorse disponibili all’UPB 8.1.01.01 dello stato di previsione della spesa dello stesso bilancio, inerente a “Fondi per provvedimenti legislativi in corso di approvazione recanti spese di parte corrente” il cui stanziamento viene ridotto del medesimo importo». Una cifra, i 600mila euro, che riporta a quando il consiglio regionale decise di approvare la legge attirandosi le ire dell’opposizione e della stampa di destra. Il Giornale titolò “Sprechi, la Regione Calabria paga al Pd le primarie”. Che poi non si fecero (dopo il “patto di Caposuvero”). Così come non si fecero quelle convocate da Antonella Stasi (diventata presidente dopo la condanna di Giuseppe Scopelliti) nel 2014. Forse non si faranno neppure quelle indette lunedì da Oliverio. Di certo è inusuale il modo in cui viene certificata la copertura finanziaria nella delibera di giunta che stabilisce di istituire nel dipartimento Presidenza la “Struttura regionale per le elezioni primarie”: un’aggiunta a penna sul frontespizio della decisione presa il 31 luglio scorso («si conferma la compatibilità finanziaria del provvedimento»). Per un’aggiunta che arriva c’è anche un tratto di penna che cancella parte della delibera predisposta dagli uffici. L’atto, infatti, segnala «che il dirigente generale e il dirigente di settore del dipartimento proponente attestano che il presente provvedimento di avvio delle attività amministrative afferenti al procedimento elettorale non comporta oneri». Manca la parte restante del paragrafo, eliminata con qualche tratto deciso. Primarie o meno, il Pd è incartato e la distanza tra Oliverio e il partito si è fatta, da lunedì, più profonda. Al governatore resta in mano il boccino: può indire le primarie (e lo ha fatto) e scegliere la data delle elezioni. C’è da capire se gli rimarrà in mano il partito. I pezzi sono sulla scacchiera: la prossima mossa tocca al commissario.

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