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«Le nostre proposte per un accordo sul lungomare di San Lorenzo»

di Associazioni ambientaliste*

Pubblicato il: 04/09/2019 – 14:57
«Le nostre proposte per un accordo sul lungomare di San Lorenzo»

La volontà tenace e meritoria dell’amministrazione comunale di San Lorenzo di riqualificare un tratto del suo fronte costiero ha generato un percorso decisionale virtuoso e partecipato, rispettoso delle indicazioni provenute dal funzionario di zona della Soprintendenza nel corso dell’assemblea pubblica svoltasi a San Lorenzo il 22 aprile 2017, segnato anche da una esemplare e a volte accesa dialettica democratica tra una confortante pluralità di soggetti: ovviamente la stessa amministrazione comunale e la stessa Soprintendenza, una buona porzione della società civile calabrese e nazionale, gli attori locali più impegnati, sensibili e informati sui problemi paesaggistico/ambientali, appartenenti all’ ampio tessuto di associazioni della Calabria meridionale che ha dato vita al Laboratorio territoriale permanente, alcuni deputati e senatori della Repubblica italiana e del Parlamento europeo e infine, previa assunzione informale del compito di mediazione tra le diverse istanze dei soggetti coinvolti, la Città Metropolitana di Reggio Calabria. Nessuno tra i soggetti appena elencati ha mai messo in discussione l’opportunità di un intervento: il segmento litoraneo individuato è deturpato perché le amministrazioni precedenti avevano consentito un vero e proprio crimine ambientale e urbanistico spingendosi fino alla scriteriata e autolesionista manomissione dell’ecosistema dunale e autorizzando la costruzione di case che, oltre a porsi oggi come un insieme privo di un minimo senso formale, sono scaturite tutte da indirizzi progettuali in cui la discrezione e l’adeguamento alle tipologie tradizionali non hanno trovato posto.
Siamo a questo punto in vista di un risultato importantissimo, negoziato e dunque condiviso da tutte le parti impegnate nel vivace e fecondo confrontarsi sull’idea iniziale del gruppo diretto dall’ingegnere Di Girolamo incaricato dal comune di San Lorenzo, risultato che avrà un effetto notevole in termini di impatto sulla psicologia delle istituzioni e nell’opinione pubblica. A partire da fatti di questo genere si mettono in moto una serie di azioni positive che ci consentiranno di uscire dal lungo periodo storico iniziato nel dopoguerra e caratterizzato dalla occupazione irrazionale del territorio italiano e dalla devastazione di molte sue parti per entrare in una stagione di ricostruzione paesistica e ambientale. Questa vicenda insegna qualcosa e incoraggia la gente di buona volontà: o ognuno di noi fa un pezzo dello sforzo che serve a migliorare la nostra condizione oppure non si risolverà in alcun modo il problema di una società italiana assente rispetto alla cura del proprio territorio. Se fino al recente passato sono stati possibili gesti progettuali aggressivi nei confronti di quel bene, prezioso perché limitato, che è lo spazio in cui viviamo, offeso da architetture e infrastrutture che manifestano un profondo disagio ambientale ed esistenziale, una partecipazione diffusa come quella registratasi in questa circostanza richiamerà le amministrazioni al rispetto della legislazione vigente e scongiurerà esiti banalizzanti come la costruzione nel 2001 di un tratto di strada asfaltata sullo stesso fronte costiero, esempio insigne dei cosiddetti non luoghi su cui tanto bene ha scritto Marc Augè. Chi si è impegnato a ragionare e discutere sul progetto di riqualificazione voluto dal sindaco di San Lorenzo ha tenuto conto di una famosa frase che il grande Giovanni Urbani aveva già proposto nel 1982: “In un’epoca in cui l’uomo comincia ad avvertire la terribile novità storica dell’esaurimento del proprio ambiente di vita, certi valori (l’arte del passato, la fisionomia storica dei territori) che testimoniano della possibilità che il fare umano sia integrativo e non distruttivo della bellezza del mondo, cominciano ad assumere, accanto a quella cognita di oggetti di studio o di godimento estetico, la nuova dimensione di componenti ambientali antropiche altrettanto necessarie, per il benessere della specie, dell’equilibrio ecologico tra le componenti ambientali naturali.”
In altri termini il territorio ha i suoi caratteri la cui modificazione deve aver luogo secondo regole di equilibrio tra le dinamiche naturali e le esigenze delle società organizzate. Le nostre associazioni riunite nel Laboratorio territoriale, nel redigere il presente ulteriore documento per conto delle società civile che aveva indirizzato la lettera aperta al sindaco di San Lorenzo apparsa sugli organi di informazione calabresi, lavorano per la messa a punto di un progetto sostenibile sul piano ambientale e al contempo fondato sull’equilibrio spaziale e l’armonia formale, i cui dettagli saranno precisati a partire da alcuni punti fermi scaturiti dal dibattito e dai conseguenti necessari compromessi :
1) lo scopo fondamentale dell’intervento progettuale non è la realizzazione di una strada per il traffico veicolare ma il conferimento di ulteriore bellezza a un ambito territoriale sottoposto a tutela paesaggistica ai sensi dell’art. 136 del D.Lgs. 42/04 , che, secondo l’attuale funzionario di zona della Soprintendenza , “pur presentando gravi e pesanti alterazioni dovute a vari fenomeni di antropizzazione ed interventi architettonici impropri succedutisi nel corso degli anni conserva ancora notevolissimi valori estetici… “ Quindi l’impianto capillare di vegetazione filologicamente pertinente (tamerici, ginepri fenici) immediatamente a monte dell’arenile, a mo’ di confine tra la spiaggia e la strada da costruire, si configura come elemento qualificante, finalità primaria dell’opera. Gli alberi renderanno più ameno il paesaggio e più gradevole la passeggiata a mare, migliorando nello stesso tempo il microclima di San Lorenzo e la capacità di assorbimento di CO2 del Pianeta , e formeranno una barriera vegetale utile a contenere i dannosi effetti sui piccoli della tartaruga caretta caretta che anche una illuminazione pubblica parca e ben orientata potrebbe determinare. Inoltre dalla spiaggia e dalla costa non si vedranno più le orribili case, così come per fortuna accade nella limitrofa Condofuri;
2) la larghezza complessiva dell’opera deve tener conto della distanza tra i cancelli d’accesso alle case e l’inizio dell’arenile e dunque potrà raggiungere al massimo gli undici metri;
3) la sede stradale che si intende realizzare non può essere impermeabile e deve giovarsi delle attuali tecniche ecocompatibili di stabilizzazione della terra battuta. Esclusione di leganti chimici, perciò, e uso di materiali come le fibre di agave, di alta e comprovata resa. Dal punto di vista cromatico si perseguirà la massima omogeneità tra l’intervento e il contesto: i colori della strada devono essere quelli della terra e della spiaggia circostanti ;
4) nel tratto finale, quello più vicino alla fiumara Agrifa che inizia nei pressi del confine occidentale del lido Capo Sud, è presente un consistente patrimonio arboreo che impone una diversa articolazione del progetto generale. Sarà questa un’area di fruizione del verde in cui accanto agli alberi esistenti -quasi tutti di insediamento non recente – ne verranno piantati altri e sarà costruita soltanto una stretta pista di terra battuta stabilizzata (al massimo di due metri e mezzo) in mezzo alla vegetazione. Gli arredi saranno tavoli e panche di legno come quelle costruite in montagna dagli operai della Forestale ; potrà sorgere in questo luogo la casa dell’acqua da noi proposta in un episodio precedente del negoziato in corso. Sulla sponda destra del corso d’acqua in prossimità della foce saranno impiantati salici e tamerici con funzione di argine oltre che estetico-ambientale, e il largo davanti alle ultime case sarà occupato da altri alberi, disegnando anche uno spazio di aggregazione con arredi che favoriranno incontri pubblici, concerti, avvenimenti culturali. Si chiude questo punto con un elenco della vegetazione attuale: tredici sono gli eucalipti, cinque dei quali rasentano il mezzo secolo e ostentano alti e larghi fusti; sette i pini, di cui tre di dimensioni medio grandi e di età che raggiungono o sfiorano i quarant’anni; tre le tamerici, una delle quali ultrasecolare e un’altra di età ragguardevole, le sopravvissute d’un boschetto ancora esistente nei primi anni settanta; tre gli ulivi, due dei quali di una ventina d’anni. In chiusura annoveriamo un gelso nero, tre acacie saligne, una lavanda e due esemplari di aloe arborescens. All’ interno del lido Capo Sud, poi, non mancano alberi dei quali abbiamo fatto un censimento più approssimativo. Possiamo scrivere comunque, con un buon margine di certezza, che ancora sopravvivono dentro quel recinto almeno due tamerici, un eucaliptus e quattro acacie saligne;
5) prima dell’inizio dei lavori, che non potranno invadere e danneggiare in alcun modo la spiaggia, si dovrà rimuovere l’attuale cariata presenza di un vecchio orrendo nastro di asfalto impermeabile: la pars construens dovrà necessariamente essere preceduta da una pars destruens che contribuirà allo stesso modo all’applicazione del sacrosanto principio “consumo di suolo zero”;
6) l’illuminazione pubblica non potrà essere quella attuale, sovradimensionata e affidata a lampioni spilungoni con i fari orientati verso il mare. L’ installazione di nuovi lampioni dovrà ridurre al massimo la dispersione luminosa di ogni singolo proiettore verso la spiaggia. L’illuminazione retrodunale rappresenta infatti una delle più gravi minacce per la sopravvivenza delle piccole tartarughe marine che, una volta emerse dal nido, vengono attratte dalle luci e non si dirigono verso il mare.
*Laboratorio territoriale Condofuri e San Lorenzo, Associazione Caretta Calabria Conservation

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