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Il complotto (dei lametini) contro Lamezia

Lo scontro nel centrodestra e i sospetti su Pegna «voluto» da Catanzaro. Il centrosinistra dilaniato dal “tutti contro tutti”. I Cinquestelle “sorpresi” dall’arrivo del voto. L’ex sindaco che “inve…

Pubblicato il: 05/10/2019 – 20:39
Il complotto (dei lametini) contro Lamezia

LAMEZIA TERME C’è un ex sindaco, la cui amministrazione è stata sciolta per infiltrazioni mafiose, che fa campagna elettorale su quanto quello scioglimento – confermato anche dal Consiglio di Stato – sia stato ingiusto. Un pezzo di centrodestra deluso, invece, insinua il dubbio che il candidato unitario dello schieramento che vorrebbe governare Lamezia Terme sia stato “suggerito” dalla politica catanzarese. Il centrosinistra è impegnato nel gioco della torre. E a forza di scegliere chi buttare giù ci ha preso gusto: per adesso li ha scaraventati via tutti. Il Movimento Cinquestelle, da parte sua, con tutto il tempo del mondo per organizzarsi, alla fine ha dimenticato di farlo. 
Dire che sono tutti contro tutti è una sintesi efficace. Resta solo da capire se la marcia di avvicinamento alle amministrative non finisca, piuttosto, per dare ragione a chi vede un “complotto contro Lamezia”. Non nel senso di una macchinazione ordita dai poteri forti, ma dalla stessa politica lametina.
IL CANDIDATO «VOLUTO DA CATANZARO» La “bomba” nel centrodestra è stata sganciata da Pasquale Materazzo, già sindaco di Lamezia. L’ingegnere avrebbe voluto candidarsi, ma si è accorto «che la mia persona non aveva quella presa che immaginavo nella classe politica cittadina». Questo fino a quando «un caro amico comune a un emergente politico», non gli propose di scendere in campo. «Qualche giorno dopo – scrive Materazzo – verificai che si faceva spazio la candidatura dell’amico Ruggero Pegna, in contrapposizione alla mia, ma mi venne spiegato che era un nome fatto da Forza Italia ed accettato da Fratelli d’Italia». L’ex sindaco offre un retroscena che crea scompiglio nella futuribile alleanza: «In realtà mi sono reso conto che una certa signora Wanda Ferro di Catanzaro lo ha imposto ai politici dirigenti lametini. L’imposizione nasce dal fatto che volendosi candidare come presidente delle regione alle prossime elezioni, la signora gradisce un sindaco suo su Lamezia». Il punto è politico e non solo. Non è certo la prima volta che un parlamentare scende(rebbe) nell’agone politico locale per contribuire a individuare un nome, ma è difficile che alla politica lametina possa andare giù un candidato sponsorizzato da un deputato catanzarese. Materazzo, che è politico di lungo corso, si dice pronto a sostenere il promoter ma sa che le sue parole destabilizzeranno la coalizione. Che, infatti, per sterilizzarle, replica con una nota unitaria. «I partiti della coalizione del centrodestra lametino – precisa il comunicato stampa – comunicano che l’idea di candidare Ruggero Pegna è nata dal tentativo di individuare un candidato condiviso, trovando subito la convergenza di tutti, diversamente da altri nomi proposti o autoproposti». Lo scenario viene confermato dallo stesso Pegna, che proprio sabato pomeriggio ha sciolto i dubbi e accettato la sfida: «La proposta mi è arrivata congiuntamente dai vari esponenti lametini della coalizione di centrodestra. Mi risulta che abbia trovato, rispetto ad altri, il gradimento di tutti i partiti e, finanche, apprezzamenti al di fuori dello schieramento. La mia figura, infatti, non è identificabile in uno specifico partito, ma è la sintesi di un progetto innovativo rivolto esclusivamente all’amministrazione di Lamezia Terme».
NEL CENTROSINISTRA NON VA BENE NESSUNO Un candidato civico, lo stesso profilo che cerca un centrosinistra al momento balcanizzato. Il campo è più che frastagliato. Al punto che qualche dirigente locale presagiva, nei giorni scorsi, una disfatta epica: «Se si andasse al voto domani, l’esito più probabile sarebbe un ballottaggio Pegna-Mascaro». Bene: non si andrà al voto domani, ma quasi. Il 10 novembre è vicino e i tempi per trovare una candidatura unitaria sono strettissimi. Perde di attualità il nome dell’imprenditrice Maria Teresa Morano, indicato dal Pd (che nelle scorse ore lo avrebbe ritirato). Scelta civica, impegnata nel campo dell’antimafia, ma – almeno nelle valutazioni dei possibili alleati – divisiva. Milena Liotta e Francesco Grandinetti (entrambi disponibili a candidarsi in una prima fase) si sono ritratti dando al Partito democratico la colpa dello strappo, Rosario Piccioni si è sfilato dai discorsi comuni assieme al suo movimento. Qualcuno ha tirato fuori il nome di Gianni Speranza che ha risposto «no, grazie» e spiegato che il suo candidato è proprio Piccioni. Il risultato è che a una settimana dalla presentazione delle liste, il centrosinistra non ha un candidato comune. E dire che, in teoria, la strada sarebbe stata in discesa: lo shock dello scioglimento per infiltrazioni (il terzo, un record negativo) era inscritto nel campo avverso, il tempo per ragionare attorno a nomi e programma c’era. Già, c’era.
MASCARO E IL “COMPLOTTO CONTRO LAMEZIA” Invece Pd e alleati (sempre potenziali) sono riusciti nel miracolo: hanno permesso all’ex sindaco Paolo Mascaro di trasformare lo scioglimento del consiglio comunale in un argomento buono per una lunga campagna elettorale iniziata nel nome dell’orgoglio lametino violentato da Prefetture, ministeri e sentenze avverse. Il primo comizio ha una data lontana nel tempo: il 30 marzo 2019. In quella serata primaverile, l’avvocato ha lanciato e rilanciato la teoria del “complotto contro Lamezia”. Mascaro, all’epoca, sperava di vincere in Tribunale e di festeggiare il proprio compleanno – il 13 aprile – con la fascia tricolore. Parlò di un pezzo di Stato che si era fatto «Antistato» per «massacrare la democrazia e Lamezia». Un Antistato – disse – che «delegittima e isola alcuni, vuole mandarli via perché sono pericolosi». Quasi sette mesi dopo, l’avvocato sostenuto nel 2015 dal centrodestra sceglie di correre da solo, senza simboli di partito. Solo liste civiche con qualche quota di consenso “galatiano” (nel senso dell’ex parlamentare e sottosegretario Pino). Un segnale che il centrodestra non ha preso bene. Il senso della scelta è chiaro: secondo Mascaro gli ex alleati hanno rallentato la sua azione e, probabilmente, sono parte della zavorra che ha portato allo scioglimento. C’eravamo tanto amati. Ora non più, meglio pensare al consenso. (ppp)

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