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EYPHEMOS | “U diavulu” vicesindaco e l’appoggio degli Alvaro. La scalata di Creazzo al consiglio regionale

L’inchiesta della Dda di Reggio ricostruisce la ricerca del voto mafioso da parte dell’esponente di Fratelli d’Italia. Il ruolo del fratello e il tentativo di condurre una campagna elettorale sobri…

Pubblicato il: 25/02/2020 – 12:13
EYPHEMOS | “U diavulu” vicesindaco e l’appoggio degli Alvaro. La scalata di Creazzo al consiglio regionale

REGGIO CALABRIA La ‘ndrangheta, a Sant’Eufemia d’Aspromonte, controllava tutto. Al punto da collocare propri rappresentanti ai vertici dell’amministrazione comunale. Ed invero, con il ruolo di capo, promotore ed organizzatore dell’associazione mafiosa è stato colpito dalla misura cautelare della custodia in carcere il vicesindaco, Cosimo Idà alias “u diavulu”, artefice di diverse affiliazioni che avevano determinato un attrito molto forte con le altri componenti del locale di ‘ndrangheta eufemiese (ve lo abbiamo raccontato qui) e l’alterazione degli equilibri nei rapporti di forza tra le varie fazioni interne allo stesso.

«POLITICA ASSERVITA AI CLAN»
Nell’inchiesta si innestano anche altri episodi che confermano, per gli inquirenti, «il totale asservimento di alcuni esponenti politici alla ‘ndrangheta eufemiese e degli Alvaro». Domenico Creazzo, sindaco del comune di Sant’Eufemia d’Aspromonte, scrivono gli investigatori, «nel coltivare e realizzare il progetto di candidarsi e vincere le ultime elezioni regionali, si era rivolto alla ‘ndrangheta, ovvero a Domenico Laurendi – che si era subito detto disponibile a sposarne l’iniziativa politica che avrebbe portato il candidato ad essere eletto consigliere regionale – dapprima attraverso il fratello Creazzo Antonino in quanto capace di procacciare voti grazie alle sue aderenze con figure apicali della cosca Alvaro e poi direttamente, al fine di sbaragliare gli avversari politici».

LE RICHIESTE CLIENTELARI AL PARCO
Dalle parole captate di Antonino Creazzo emergeva uno spaccato professionale del fratello non limpido, anche in relazione alla sua funzione di vicepresidente del Parco dell’Aspromonte nel cui svolgimento risulterebbe avere assecondato varie richieste a fini puramente clientelari. Ciò che emerge chiaramente dalle indagini è che per motivi di strategia e di opportunità, si era quindi statuito che Domenico Creazzo evitasse frequentazioni o anche il semplice accompagnamento con soggetti inseriti nell’ambiente della criminalità organizzata e portasse avanti una campagna elettorale sobria. L’intendimento però non era quello di chiudere le porte alla ‘ndrangheta, il cui bacino di voti avrebbe potuto fare la differenza con gli altri candidati, tanto che si era pensato non di rinunciare a quel tipo di sostegno, quanto di delegarne la richiesta a intermediari che, in quanto meno esposti pubblicamente, avrebbero potuto relazionarsi, dando meno nell’occhio, con gli ambienti mafiosi. La conduzione spregiudicata della campagna elettorale veniva pertanto delegata a al proprio fratello.

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