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L'Arcidiocesi "dona" i percorsi Covid all'ospedale di Rossano. Gli infermieri sbottano

«Serve altro personale», il personale infermieristico è allo stremo. La solidarietà di mons. Satriano: «Desideriamo essere accanto a chi soffre». Il deputato Francesco Sapia invoca la specializzazi…

Pubblicato il: 20/03/2020 – 17:07
L'Arcidiocesi "dona" i percorsi Covid all'ospedale di Rossano. Gli infermieri sbottano

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO All’ospedale di Rossano si lavora duramente per trasformare parte della struttura in Centro Covid per tutta la Sibaritide – come disposto dall’Asp – nonostante la penuria di uomini, mezzi, rinforzi, protezioni di ogni genere. Tant’è che gli infermieri sono sbottati a causa del superlavoro e dei pericoli costanti. E mentre c’è chi ragiona – ancora – a compartimenti stagni, l’Arcidiocesi si è impegnata fattivamente, donando il suo contributo economico e logistico a realizzare il percorso obbligatorio emergenziale per separare i potenziali pazienti affetti dal virus, dal resto della struttura ospedaliera.
«SIAMO “ARRIVATI”» In tutto questo, il personale infermieristico del reparto di Pronto soccorso e Medicina d’urgenza dell’ospedale Rossano ha inviato una lettera al commissario dell’Asp, Giuseppe Zuccatelli ed al sindaco Flavio Stasi, nella sua qualità di massima autorità sanitaria della città. Gli infermieri sono arrivati al limite e «sentono il dovere» di segnalare le criticità che comporta l’istituzione del il Centro Covid. «La carenza di personale di supporto ed ausiliario obbliga spesso gli infermieri – scrivono – a svolgere mansioni improprie, prodigandosi per tentare soddisfare al meglio le esigenze dell’utenza, nonostante il proprio codice deontologico ponga dei limiti alla compensazione quando vengono a mancare i caratteri di eccezionalità o venga pregiudicato il prioritario mandato professionale. Operare in condizioni di criticità comporta un notevole stress psicofisico ed espone il personale a rischio di carattere medico-legale e di sicurezza».
Gli infermieri, poi, mettono a nudo il paradosso secondo il quale all’aumentare delle emergenze, diminuisce il personale a causa di «trasferimenti per motivi di salute». E così i restanti «sono costretti a lavorare anche 18 ore al giorno e contro legge per sopperire a tutte le carenze».
E dopo aver appreso la disposizione secondo cui l’ospedale di Rossano dovrà gestire l’emergenza Covid-19, chiedono «con estrema urgenza che venga adottato ogni intervento ritenuto utile per sopperire alle criticità», ed in particolare «che venga reperito urgentemente nuovo personale dedicato per ogni specialistica presente, quindi per la sala chirurgica, la sala medica, la sala isolamento, l’Obi e il pre-triage». Nell’interesse dell’utenza, «in assenza di idonea risposta», si riserveranno di intraprendere ogni iniziativa «ritenuta utile» per la soluzione del problema.
«ACCANTO A CHI SOFFRE» «Il segno di vicinanza espresso – dichiara l’arcivescovo Giuseppe Satriano nel commentare l’impegno della diocesi per l’ospedale di Rossano – si colloca nella logica evangelica di una Chiesa povera per i poveri, con il desiderio di essere accanto a chi soffre, prendendosi cura e accompagnando chi vive momenti di fragilità, ribadendo l’importanza del lavorare insieme. Apprezzamento vivo va alla ditta Costruzioni Edilya, che si è resa disponibile ad effettuare i lavori, in osservanza delle norme previste e in tempi brevi. Solo così si può contrastare ogni minaccia alla vita umana e si possono porre le basi per la costruzione di una città a misura d’uomo».
«Ricerca del bene comune e attenzione all’altro – aggiunge il presule – vengono sempre prima del perseguimento di interessi personali. In questo tempo di emergenza siamo tutti più consapevoli che la vita ha valore quando diventa un dono. Un grande esempio sta venendo dai medici e dagli operatori sanitari che, ventiquattr’ore al giorno si stanno impegnando perché la vita possa continuare a vincere».
«Viva gratitudine» è espress dal direttore sanitario, Pierluigi Carino, «nei confronti dell’Arcivescovo per la sensibilità sempre dimostrata alle esigenze del territorio. Per la realizzazione del progetto in atto finalizzato al contrasto alla diffusione del contagio da Covid-19 – conclude Carino – l’impegno messo in atto dalla Chiesa locale è stato determinante, non solo per il contributo economico, ma anche per aver trovato una ditta disponibile alla realizzazione dei lavori».
«SPECIALIZZARE I POLI OsPEDALIERI DELLO SPOKE» Sulla “specializzazione” dello spoke di Corigliano Rossano, interviene anche Francesco Sapia. La riqualificazione del polo rossanese per fronteggiare il coronavirus spinge il deputato del Movimento Cinque Stelle a chiedere al commissario dell’Azienda, Giuseppe Zuccatelli, un ulteriore perfezionamento: l’ospedale di Rossano dedicato centro antivirus per tutto il territorio e il “Compagna” di Corigliano da utilizzare per i pazienti “ordinari”.
«Si tratterebbe di una buona soluzione per l’intero territorio per agevolare le cure, gli ammalati e il lavoro del personale sanitario – specifica il componente della commissione parlamentare Sanità – peraltro in linea con la circolare ministeriale dello scorso primo marzo, che richiama l’attenzione sull’importanza di decongestionare le degenze dei presidi potenziali sedi di ospedali Covid, attraverso l’utilizzo delle strutture ospedaliere preposte alla degenza non-Covid».
Per Sapia è auspicabile, «fino al termine della fase emergenziale», il trasferimento delle degenze ordinarie dallo stabilimento ospedaliero di Rossano a quello di Corigliano. «La determinazione dell’unità regionale di crisi di ricavare nello stabilimento ospedaliero di Rossano un polo ospedaliero Covid ha comportato – conclude Sapia – per la necessità di personale sanitario da destinare all’emergenza in atto, la corrispettiva decisione di sospendere, nello stabilimento ospedaliero di Corigliano le attività assistenziali di Neurologia, di Chirurgia di elezione e di Pronto Soccorso h12». Una soluzione organizzativa, «seppure dettata dalla situazione emergenziale, al di là di sterili polemiche di quartiere comporta, di fatto, un ulteriore depauperamento delle attività assistenziali del presidio di Corigliano». (redazione@corrierecal.it)

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