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Senza sindaco, senza prete e senza analisi del contagio. San Lucido si sente sola

La storia della «zona rossa più longeva d’Italia» arriva sul Fatto Quotidiano. Cittadinanza “abbandonata” e piegata dalle tragedie dei morti per il Coronarivus

Pubblicato il: 18/04/2020 – 9:16
Senza sindaco, senza prete e senza analisi del contagio. San Lucido si sente sola

SAN LUCIDO È «la zona rossa più longeva d’Italia». Una Vo’ Euganeo al contrario, dove – dopo la chiusura del 17 marzo – i contagi hanno corso da un familiare all’altro e, anziché diminuire, sono aumentati: da 6 a 52, circostanza che ha convinto la presidenza della Regione Calabria a effettuare un’ulteriore stretta su San Lucido. Senza, tuttavia, rendere più capillare l’indagine epidemiologica. Il caso della cittadina del Tirreno cosentino arriva sul “Fatto Quotidiano”. I dati sono noti, ciò che emerge di nuovo è il senso di abbandono della comunità. Già orfana del sindaco, Leverino Bruno, morto nell’aprile 2019 per un cancro, oggi si trova senza guida politica (il vicesindaco si è dimesso e ha lasciato anche il primo commissario prefettizio nominato) e pure senza parroco. È sparito anche lui nei giorni della pandemia. Don Maurizio, scrive il Fatto, «se ne è andato a Cosenza dalla famiglia e manda i saluti alla comunità via Facebook, chiarendo che è tornato a San Lucido di sfuggita, giusto per celebrare la preghiera della domenica delle Palme e poi se ne è riscappato a Cosenza, dove farà la sua quarantena, visto che è entrato in zona rossa. Però “sono tanto alla comunità, eh ” , ci tiene a far sapere». Senza figure di riferimento e senza approfondimenti sui contagi, restano le “piccole” storie delle famiglie colpite dal Coronavirus. Il contagio in paese, il barbiere ammalato che chiede scusa ai compaesani. E poi le vittime che sconvolgono tutti, soprattutto la comunità dei pescatori. Alessandra Carbonelli riassume la storia di suo padre Pino: «Papà era stato sei mesi sulla Amerigo Vespucci, era sopravvissuto al mare, alla depressione, perfino a una coltellata in porto tanti anni fa. Lo ha ucciso il Coronavirus. Prima che lo intubassero sono riuscita a fargli avere del cioccolato e a dirgli che gli volevo bene, ma lui sentiva che non si sarebbe più svegliato», racconta. Ora i suoi amici pescatori si prendono cura della sua barca. E ieri il barbiere è tornato a casa, guarito. Ma a San Lucido si sentono ancora soli.

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