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Solitudine, soldi e sicurezza. La ripresa lenta del commercio a Cosenza- VIDEO

In attesa di ricevere gli aiuti del Governo e della Regione la “Fase 2” nella città dei Bruzi è un rebus difficile da risolvere. «Senza l’aiuto della mia famiglia avrei chiuso». Si dialoga con il C…

Pubblicato il: 08/05/2020 – 11:53
Solitudine, soldi e sicurezza. La ripresa lenta del commercio a Cosenza- VIDEO

di Michele Presta
COSENZA Gli umori cupi e quelli raggianti. Quelli di chi dovrà percorrere strade impervie pur di sbarcare il lunario e di chi invece si gode il primo sole di maggio dopo mesi di clausura forzata. Il caos e la frenesia dei primi giorni di riapertura a Cosenza, sembrano lasciare lo spazio ad un comportamento più razionale e consapevole. Ed anche i pochi bar che hanno rialzato le serrande si sono adattati: per fare un tavolo ce ne vogliono due e non più di quattro persone riescono ad accomodarsi per il rito della consumazione in compagnia. Così si rispetta il metro di sicurezza. I camerieri macinano meno passi ma lavorano con l’ingombro di dispositivi di protezione che li alienano dal rapporto con i clienti. Quanti sorrisi si nascondono sotto le mascherine chirurgiche? Quanti ghigni di chi invece teme che a darsi appuntamento possano essere più persone? Sarà il segreto con cui convivranno i nuovi lavoratori in “prima linea”. Dentro, datori di lavoro provano a far quadrare i conti. I profitti sono calati ed il prossimo mese (in attesa degli aiuti governativi e regionali) sarà fondamentale per capire cosa potrà accadere nel prossimo futuro. 80 euro gli incassi di giornata, in tempi normali sarebbero stati quelli delle prime ore di lavoro. Ma la verità è che non stiamo vivendo un tempo normale, semplicemente uno sospeso prima di un ritorno alla normalità. Emanuele Serafini ha fatto richiesta di tutti i bonus contenuti nelle decreti per fronteggiare l’emergenza. «Non ho ricevuto niente, non fosse stato per gli aiuti della mia famiglia sarei stato costretto a chiudere». Aspetta come tanti le novità degli incentivi “Riparti Calabria” ma nel frattempo pulisce ogni pomeriggio il locale che con tanti sacrifici aveva fatto suo. “Toast-it” specializzato nella creazione di toast. «Praticamente quando riapro è come se dovessi fare una nuova festa di inaugurazione. Ho perso tutto. Le materie prime, i miei dipendenti. Ci stiamo aiutando soli per ripartire e soprattutto per farlo in sicurezza». Alla corsa contro il tempo Emanuele non ci pensa proprio. Indicativamente spera di ricominciare nei primi giorni di giugno. «Voglio lavorare tranquillo e con i tavolini fuori. Siamo stati abbandonati per due mesi, le spese sono lievitate, adesso c’è bisogno di liquidità».
LA CRISI, LA PIAZZA, IL SEQUESTRO Le transenne ed il nastro segnaletico inibiscono il passaggio. Piazza Bilotti è chiusa. “Rocky Bull” sta sulla piazza come un toro in un’arena abbandonata. Sperava di incontrare il matador, si è ritrovato ingabbiato nelle transenne della magistratura. «Facciamo fatica non lo possiamo nascondere». Paolo Scirè gestisce il “Piazzafè”. Il locale è chiamato nello stesso modo con cui nello slang cosentino si indicava Piazza Fera (oggi Piazza Bilotti). «Abbiamo delle limitazioni per lo spazio, per quella che è la nostra attività. Abbiamo deciso di seguire il decreto – continua Paolo – non quello che ha disposto l’ordinanza Santelli. Anche perché non sapremmo dove mettere i tavoli». Già i tavoli. Piazza Bilotti è interdetta all’uso e il danno per chi aveva in prossimità del centro cittadino un’attività sono raddoppiati. «Noi al di là del periodo negativo dovuto alla pandemia e alle difficoltà che avranno le persone nel tornare alla vita normale abbiamo anche la grana del sequestro. Rischiamo di saltare la stagione estiva che è quella che ci ha tenuto su tutta l’attività. A prescindere da quella che è la nostra attività penso sia fondamentale che si faccia luce al più preso su questo spazio. È il cuore pulsante dell’economia della città. Speriamo si possa tornare presto alla normalità che la magistratura faccia il suo percorso e che l’amministrazione faccia sue le esigenze di tutte le attività presenti in questa zona». Tante ipotesi ma nessuna soluzione concreta. C’è chi pensa di limitare al traffico la carreggiata percorsa all’inglese di lato alla piazza, chi invece di chiuderne il passaggio su di un solo lato e permettere così il posizionamento dei tavoli.


IL COMMERCIO E LE RICHIESTE AL COMUNE Sospensione delle Ztl, rimodulazione della quota variabile della Tari, ma anche nuovi orari di commercio (qui il nostro servizio). La ristorazione si organizza, ma il commercio naviga nella incertezze, in attesa che arrivino disposizioni precise circa i meccanismi di sanificazione delle merci e dell’ingresso dei clienti nei locali. Daniela Perri è proprietaria del negozio di calzature “Mazzini”. «Mi rendo conto che saremo i nuovi eroi. Ci vuole coraggio ad affrontare un nuovo inizio da soli dove non ci sono certezze alcune da parte degli organi di Governo». Ma questo non frena le iniziative a livello locale, dove diversi esercenti della zona si sono riuniti affinché all’amministrazione comunale arrivino delle istanze.«Siamo già stati ascoltati in una commissione attività economiche e produttive. Non ci siamo permessi di chiedere liquidità, ma almeno la sospensione della Tari. Non abbiamo prodotto rifiuti. Ci auguriamo di essere ascoltati e ottenere elasticità sulle zone a traffico limitato. Ma stiamo studiando anche una apertura diversa come dalle 17 alle 21». Ma premono anche per avere più controlli una volta che ci saranno ulteriori regole. Nel frattempo il caos è nelle sanificazioni e nei protocolli da seguire con chi usa le merci. «L’ultimo decreto ci riguarderà direttamente, lo stiamo aspettando, ad oggi noi non sappiamo nulla. Per conoscenza però ci hanno informato che in altre città si sono fatte carico di ciò che è la sanificazione, per il resto sulla merce non so come dovremo organizzarci e regolarci. Nella tutela del cliente e nostra siamo preoccupati perché vorremmo farlo in tranquillità».(m.presta@corrierecal.it)

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