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OVERTURE | Le richieste estorsive ai cantieri dell'Annunziata per «mettersi in regola»

Dalle denunce degli imprenditori impegnati nei lavori dell’ospedale e dell’UniCal i carabinieri sono riusciti a recuperare elementi utili per dimostrare come gli uomini del gruppo di “San Vito” fac…

Pubblicato il: 25/06/2020 – 17:30
OVERTURE | Le richieste estorsive ai cantieri dell'Annunziata per «mettersi in regola»

di Michele Presta
COSENZA
La pace a Cosenza è garantita dalla creazione di un “sistema”. Di questo parlano i collaboratori di giustizia ai magistrati della Dda di Catanzaro. Solo le principali organizzazioni criminali riconosciute possono operare nel settore degli illeciti cittadini. Quelli «non riconosciuti e autorizzati» sono messi al bando. I gruppi storici della città si danno delle regole per far fiorire gli affari di tutti. I due settori sui quali non sono ammessi sgarri sono il narcotraffico e le estorsioni. Le economie della criminalità corrono lungo questi due assi, da sempre appetiti da tutti perché più i più redditizi e spesso terreno di scontro come negli anni 80 e 2000 quando gruppi rivali per conquistare l’egemonia si fronteggiarono in una guerra tra malavita cittadina. E’ questo uno degli aspetti emerso dall’inchiesta “Overture”, condotta dalla Dda di Catanzaro e che ha portato al fermo di 21 persone.  Del “sistema” fa parte il gruppo criminale che si ritiene essere guidato da Gianfranco Scanga. Uscito dal carcere dopo la condanna rimediata nel processo “Anaconda”, in virtù di quella che i pm ritengono la sua «storia criminale» essendo da sempre vicino al sodalizio “Perna-Pranno”, gli altri gruppi presenti sul territorio gli avrebbero consentito di ritagliarsi un suo spazio. Cuore e base operativa degli uomini capeggiati da Scanga il quartiere di “San Vito”. Che l’uomo oggi finito in carcere, abbia con il tempo preso le redini lasciate da Marco Perna (che sconta una pena per  per il procedimento Apocalisse) lo conferma il collaboratore di giustizia Luca Pellicori, ex contabile e braccio destro del figlio del boss Franchino Perna. «Adesso le estorsioni le gestisce lui» dice ai magistrati antimafia. Secondo quanto riferito negli interrogatori resi da Pellicori, però, Scanga era diventato nel tempo anche il punto di riferimento per l’approvvigionamento dello stupefacente. Le sue parole trovano riscontro anche in quelle di Luciano Impieri. «Mi dissero: “non è che si presentano di nuovo a Pasqua?” perché – aggiunge Impieri- “Gianfranco Scanga sta facendo estorsioni a tappeto”».
LE RICHIESTE ESTORSIVE ALL’OSPEDALE E ALL’UNICAL E’ in questo clima di gestione e organizzazione del territorio che è arrivata la richiesta estorsiva ad una delle ditte che lavora all’ampliamento dell’ospedale civile di Cosenza. I carabinieri del Norm, guidati dal tenete colonnello Giacomo Giovinazzo, sono riusciti a documentare tutto perché nel 2017 (anno a cui si riferiscono gli episodi) l’imprenditore che si era aggiudicato l’appalto decide di denunciare tutto. Sul cantiere dell’ospedale agli inizi del mese di febbraio, in base alla denuncia presentata ai militari, la prima volta si sarebbero presentate due persone. Dalle bocche di uno dei due, sarebbero uscite le parole: «Digli al responsabile che si deve mettere in regola e che il referente è Gianfranco San Vito… che torniamo domani e di farsi trovare se no facciamo casino». La denuncia dell’imprenditore permise di trovare riscontro alle parole di Pellicori che all’autorità giudiziaria riferì di sapere che il gruppo di Scanga richiedeva delle estorsioni all’azienda ospedaliera. Scattata la denuncia, sono partite le indagini e si sono stati identificati come autori della richiesta estorsiva Emanuele Apuzzo e Pietro Mazzei. Dalle registrazioni captate dai carabinieri è emerso come l’imprenditore venisse esortato a «mettersi in regola» e che lavorare «tranquillamente bisognava pagare». La richiesta estorsiva avanzata fu di 7mila e 500 euro come cifra iniziale e poi delle dazioni di denaro da fare nel tempo. «Qui ci siamo noi, se viene qualcuno dite che avete parlato con Gianfranco di San Vito» sarebbe stata la rassicurazione per non avere alcun tipo di problema. Dinamica che non cambia neanche con le pretese estorsive fatte nei confronti di una ditta che eseguiva lavori all’Unical nel 2018. Alla porta dei carabinieri bussa un imprenditore e dice denuncia di aver ricevuto una richiesta estorsiva da parte di «gente di San Vito». I soldi da consegnare subito sarebbero dovuti essere 7 o 8mila euro e poi trance di 2500/3mila euro nei periodi di Natale, Pasqua e Ferragosto. Ad avanzare la richiesta di pagamento, in base alle intercettazioni contenute nel fascicolo d’inchiesta è sempre Apuzzo Emanuele: «Lo sapete più o meno come funziona qui?» dice all’imprenditore. «Ci date una mano per.. aiutare qualche famiglia». L’uomo d’affari cerca di farsi spiegare come funzioni la situazione e dice : «Stanotte ho ricevuto le prime avvisaglie, ci hanno devastato la segnaletica per la cantierizzazione». Apuzzo si dice dispiaciuto e poi illustra il tariffario. La denuncia, racconta l’imprenditore ai carabinieri, era l’unica strada percorribile in virtù di un protocollo di legalità sottoscritto con l’UniCal ed in base al quale ogni spesa doveva essere rendicontata, motivo per il quale gli extrabudget richiesti non potevano essere esauditi. (m.presta@corrierecal.it)

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