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Maxi sequestro per uno storico boss lombardo: tra i beni anche un ranch

Iaconis era già stato condannato per il blitz “Fiori della notte di San Vito”, avvenuto negli anni 90. Per i giudici ha sempre «continuato ad agire a favore della ‘ndrangheta»

Pubblicato il: 06/07/2020 – 11:04
Maxi sequestro per uno storico boss lombardo: tra i beni anche un ranch

MILANO La Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano ha disposto per Bartolomeo Iaconis, 61 anni, storico boss della ‘ndrangheta in Lombardia, già condannato negli anni ’90 dopo l’operazione “Fiori della notte di San Vito” e con un processo in corso per omicidio a Como, un sequestro di beni, tra cui numerosi immobili, terreni e boschi, ma anche cavalli che teneva in un ranch. I giudici (Roia, Tallarida, Pontani), su richiesta della Dda guidata da Alessandra Dolci, hanno anche applicato per lui la sorveglianza speciale per 3 anni e 6 mesi.
Nel provvedimento dei giudici vengono riportati anche atti di indagini che nel corso degli anni hanno visto coinvolto Iaconis (difeso dal legale Maurizio Gandolfi), capo della “locale” di Fino Mornasco (Como). E si legge che «scritti che riportano le formule prescritte per
l’affiliazione o per il conferimento delle “doti”» della ‘ndrangheta sono stati trovati in «possesso di Iaconis» già «nel 1979», quando aveva 21 anni. Gli venne sequestrato, poi, anche un «”codice” per l’affiliazione».
Nel ’94 era stato arrestato nello storico maxi blitz contro la ‘ndrangheta al nord “Fiori della notte di San Vito”. Nel ’98 era uscito dal carcere e ci è tornato lo scorso anno per l’omicidio del 2008 di Franco Mancuso nel Comasco, indagini riaperte dopo le dichiarazioni di un collaboratore. Oltre al sequestro di una trentina tra immobili, soprattutto nel Comasco, terreni, boschi e di conti correnti, i giudici hanno anche disposto la misura di prevenzione ai fini della confisca di 55mila euro trovati in una “intercapedine” dentro un muro e della “Azienda Agricola Bart – Ranch” con sede ad Appiano Gentile (Como), compresi stalloni, puledri e altri cavalli, ma anche bovini, pecore e capre. Beni per oltre 1,2 milioni di euro.
I giudici parlano di «una evidente sperequazione fra redditi dichiarati e stile di vita» del boss e spiegano che la sua «pericolosità» non è «mai venuta meno nel tempo», dagli «anni ’70» ad oggi ha continuato «ad agire a favore dell’organizzazione mafiosa ‘ndrangheta, di cui ha continuato a far parte», nella cui «compagine ha sempre avuto ruoli decisionali e di potere».

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