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WHITE COLLAR | I professionisti dell’illecito per aggiudicarsi le aste giudiziarie – VIDEO

Al centro dell’organizzazione Giuseppe Andrea Zangaro impiegato negli uffici del giudice di pace di Corigliano Calabro, ritenuto capo dell’associazione. Nastasi: «C’era una struttura organizzata in…

Pubblicato il: 27/07/2020 – 12:49
WHITE COLLAR |  I professionisti dell’illecito per aggiudicarsi le aste giudiziarie – VIDEO

di Michele Presta
COSENZA “White Collar” il neologismo inglese scelto dalla Guardia di Finanza di Cosenza non lascia margine di interpretazione. Un’indagine contro i colletti bianchi: avvocati e impiegati pubblici che secondo gli inquirenti avevano organizzato una vera e propria «agenzia immobiliare» ma nel mercato delle aste immobiliari. L’indagine coordinata dal pubblico ministero Luca Primicerio della procura di Castrovillari ha messo fine all’operato di una organizzazione che si ritiene operi dal 2017 data in cui è stato presentato il primo esposto alla magistratura. Il ventaglio dell’indagine si è però allargato, quando, una nuova denuncia nel 2018 è stata portata all’attenzione dell’autorità giudiziaria. Sono in tutto 48 le persone indagate, di queste 9 sono state colpite da ordinanza di custodia cautelare in carcere. Si tratta di: Giuseppe Andrea Zangaro, Giorgio Le Pera, Carmine Placonà, Alfonso Cesare Petrone, Luisa Faillace, Giovanni Romano, Carlo Cardile, Carla Plastina, Aantonio Guarino. Agli arresti domiciliari su ordine del gip di Castrovillari sono stati disposti per Francesca De Simone, Antonio Aspirante, Vincenzo Anania, Patrizia Stella, Alfredo Romanello, Luigina Maria Caruso, Rocco Guarino. L’indagine è stata condotta dalla tenenza della Guardia di Finanza di Corigliano Calabro perché, Giuseppe Andrea Zangaro, capo della presunta organizzazione criminale prestava il suo servizio in seno alla pubblica amministrazione dislocato negli uffici del giudice di pace di Corigliano.
«Erano una vera e propria agenzia immobiliari su beni che però riguardava il settore delle vendite immobiliari giudiziarie – spiega il colonnello Danilo Nastasi -». Il vertice delle fiamme gialle in provincia di Cosenza nel corso di una conferenza stampa ha svelato i dettagli dell’operazione. «Abbiamo accertato le responsabilità nella condotta illecita di diversi professionisti, avvocati e curatori fallimentari che tramite accordi illeciti violando la loro pubblica funzione erano entrati in contatto con i membri di questa organizzazione criminale. A capo c’era un pubblico dipendente che impartiva indicazioni per violare l’esito di queste aste». Dalle indagini è emerso anche come l’organizzazione abbia acquisito informazioni riservate sulle procedute e in modo particolare sui partecipanti per poter «accomodare l’esito delle aste». E in alcuni episodi i militari della Guardia di Finanza hanno anche documentato i tentativi di dissuasione nel partecipare alle aste pubbliche. «C’era una struttura gerarchica di tutta l’organizzazione – continua Nastasi – ognuno con compiti. Tra di loro ci sono tre avvocati che istruivano le pratiche per conto dell’organizzazione riservandosi di individuare i clienti. I professionisti a loro volta entravano i contatti con i professionisti delegati, cioè coloro che dovevano materialmente fare la procedura di vendita e acquisivano informazioni riservati anche pagandole per alterare l’esito delle aste».
LA TURBATIVA DELLE ASTE Procacciatori di clienti interessati a partecipare alle aste, un dottore agronomo con il compito di individuare fisicamente i terreni oggetto delle procedure esecutive, tre avvocati sodali dell’associazione con il compito di istruire le offerte dei clienti dell’organizzazione partecipando per contro degli stessi alle varie procedure esecutive. Un campionario di figure vaste per degli affari d’oro. «Condivido la posizione del gip quando nell’ordinanza scrive che si tratta di reati che “aggrediscono il fondamento della giustizia” – sottolinea il Tenente Collonnello Valerio Bovenga comandante del gruppo Guardia di Finanza Sibari -. Nell’associazione ognuno era gerarchicamente inquadrato con dei compiti specifici. Lo si capisce anche dal ruolo svolto dall’agronomo che valutava le stime dei terreni che finivano all’asta giudiziaria». Gli illeciti fruttavano svariate migliaia di euro questo perché, per ogni asta che veniva aggiudicata in modo illecito all’organizzazione andavano riconosciuti il 3-4% dell’importo totale, mentre per i professionisti la parcella era fissa di 400 euro. «L’organizzazione era diventata una vera e propria agenzia immobiliare – spiega il luogotenente Domenico Allevato comandante della tenenza di Corigliano Calabro- erano diventati centro di raccordo e di indirizzo nei confronti di chi partecipava alle aste immobiliari». L’organizzazione non veniva fermata neanche dal sistema delle aste giudiziarie fatte in modo telematico. «Venivano acquisite delle informazioni che erano fondamentali per l’aggiudicazione dell’asta giudiziaria –evidenzia il luogotenente Domenico Madeo – e questo aveva fatto si che diventassero un vero punto di riferimento sul territorio».
E questo, spiega ancora il finanziere: «Era possibile grazie alla compiacenza di curatori fallimentari e professionisti delegati». «Dal 2018 le procedure di vendita giudiziaria sono in via telematica e i professionisti coinvolti – conclude il colonnello Danilo Nastasi – consultavano il loro portale individuando coloro i quali che avevano effettuato il bonifico a livello di deposito cauzionale, è una informazione riservata che veniva data ai membri dell’organizzazione». Agli arresti è finito anche Antonio Guarino, già coinvolto nell’operazione della Dda di Catanzaro contro la ‘ndrina Forastefano. Secondo gli inquirenti è il responsabile di turbamento delle regolarità delle procedure d’asta con minacce rivolte ai contro interessati, ottenendo la rinuncia degli stessi alla partecipazione all’asta. (m.presta@corrierecal.it)

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