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Le mani delle cosche su Isola Capo Rizzuto, parte il processo d’appello

A distanza di oltre un anno dalle pesanti condanne inflitte in primo grado torna in udienza il processo contro le ‘ndrine crotonesi, e non solo. A rispondere alla famiglia Arena ci sono anche i cla…

Pubblicato il: 09/09/2020 – 22:43
Le mani delle cosche su Isola Capo Rizzuto, parte il processo d’appello

CATANZARO È iniziato mercoledì, nell’aula bunker di Catanzaro, il processo d’Appello “Jonny” per gli imputati giudicati in primo grado con rito abbreviato. Il 18 giugno 2019 il maxi-processo si è concluso davanti al gup Carmela Tedesco con 65 condanne (dai 20 mesi ai 2 mesi di reclusione per oltre 640 anni di carcere) in alcuni casi con pene più severe di quelle richieste nel corso della requisitoria dal sostituto procuratore della Dda Domenico Guarascio, applicato come sostituto procuratore generale nel processo d’appello. Tra i condannati vi è l’ex governatore regionale delle Misericordie, Leonardo Sacco (17 anni e 4 mesi di reclusione). Accusato di associazione mafiosa, lui e don Edoardo Scordio (condannato con rito ordinario a 14 anni e 6 mesi) sono considerati gli organizzatori della consorteria «ruolo eseguito gestendo la Misericordia di Isola Capo Rizzuto della quale il primo riveste il ruolo di Governatore, il secondo è gestore di fatto». Sacco è considerato il terminale affaristico delle cosche di Isola Capo Rizzuto: sono (anche) le sue attività, collegate alla gestione del Cara di Isola, il fulcro dell’inchiesta condotta dai magistrati antimafia. Nel corso dell’udienza d’appello gli avvocati Antonio Lomonaco e Salvatore Staiano hanno chiesto di ammettere in udienza l’esame del collaboratore di giustizia Mirarchi Santo, principale teste di accusa nei confronti dei clan di Borgia e Vallefiorita. Alla richiesta si è opposto il pg e la Corte (presidente De Franco, a latere Gioia e Luzzo) si è riservata di decidere nel corso della prossima udienza del 13 novembre.
L’INCHIESTA JONNY A destare scalpore nell’inchiesta Jonny è stato anche, in questo particolare momento storico, lo sfruttamento criminale del Cara di Isola Capo Rizzuto sul quale avevano messo mano le cosche isolitane degli Arena e dei Nicoscia. Attorno al centro d’accoglienza si snodava, tra gli affari controllati dalle cosche isolitane, il business della ristorazione, per mezzo delle aziende dei fratelli Poerio, Antonio, classe ’71, e Fernando condannati rispettivamente a 20 anni e 19 anni e 4 mesi di reclusione. Sedici anni di reclusione sono stati inflitti a Francesco Gentile, considerato «dirigente nonché rappresentante della cosca nei rapporti con le altre organizzazioni mafiose». Gentile aveva anche il compito di intervenire «nei confronti degli imprenditori della zona al fine di imporre l’assunzione di posti di lavoro a favore di propri familiari e sodali, partecipando alla gestione, nel periodi di scarcerazione, della cosiddetta bacinella della cosca e ciò allo scopo di “mantenere” gli affiliati nei bisogni loro e delle rispettive famiglie». Condanna pesante, 16 anni e 4 mesi di reclusione, per un altro esponente di spicco della consorteria, Paolo Lentini, alias “pistola”, dirigente del clan Arena dopo l’arresto dei boss Giuseppe e Pasquale Arena. Due anni e 9 mesi e 10 giorni sono stati inflitti al il collaboratore di giustizia Santo Mirarchi, tradizionalmente inserito nel contesto della comunità rom di Catanzaro dedito in particolare al traffico di sostanze stupefacenti, considerato il collegamento della cosca Arena con il territorio di Catanzaro dove la consorteria aveva esteso il proprio potere taglieggiando le imprese del capoluogo e inserendosi nei lavori pubblici.
LA COSCA DI ROCCELLETTA DI BORGIA Condanne severe sono state inflitte, in primo grado, anche all’associazione mafiosa di Roccelleta di Borgia, la cosca Catarisano, che operava, secondo l’accusa, sotto l’influenza delle locali di ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto. Dodici anni sono stati inflitti a Leonardo Catarisano, considerato al vertice del clan, coadiuvato da Salvatore Abbruzzo, condannato a 12 anni, Francesco Gualtieri, 12 anni, Roberto Valeo, 8 anni, Giuseppe Cosco (segue il rito ordinario) e Andrea Guarnieri, 8 anni di reclusione. Il predominio della cosca sul comprensorio catanzarese si manifestava attraverso le estorsioni, lo spaccio di stupefacenti, i delitti contro il patrimonio, la pretesa di controllare le attività economiche del territorio infiltrandosi nella gestione diretta o indiretta delle attività commerciali e imprenditoriali, anche nel settore dei villaggi turistici e delle forniture per la realizzazione di opere pubbliche o private. Il prossimo 13 novembre il processo entrerà nel vivo. Nel collegio difensivo ci sono, tra gli altri, gli avvocati Sergio Rotundo, Saverio Loiero, Gregorio Viscomi, Giovanni Merante, Stefano Nimpo, Anna Marziano, Tiziano Saporito, Giovanni Lepera, Nicola Tavano e Roberto Coscia. (ale. tru.)

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