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Calabria “zona rossa” ma per Agenas non è a rischio

I dati forniti dall’agenzia e rielaborati da “Quotidiano sanità” non mostrano situazioni di “pericolo” in Terapia intensiva o nell’Area non critica. Entrambi gli indici sono attorno al 20%, sotto l…

Pubblicato il: 03/11/2020 – 16:44
Calabria “zona rossa” ma per Agenas non è a rischio

LAMEZIA TERME Secondo le indiscrezioni pubblicate dai quotidiano nazionali, la Calabria è una delle tre regioni – assieme a Lombardia e Piemonte – destinate al cosiddetto lockdown “soft” per tenere a freno le situazioni critiche legate all’aumento dei contagi da Coronavirus. Per la Calabria i numeri preoccupanti non sono quelli dei nuovi positivi segnalati quotidianamente dal bollettino regionale. I problemi sono strutturali, legati alle condizioni precarie del sistema sanitario. Il Comitato tecnico scientifico si occuperà di illustrarle nel dettaglio al governo e alla Regione. Intanto, secondo uno studio pubblicato dal sito Quotidiano sanità, il problema non sembrerebbe essere la disponibilità di posti nelle Terapie intensive. I dati analizzati dal portale arrivano direttamente da Agenas e sono aggiornati allo scorso 2 novembre. Secondo questa elaborazione, la Calabria non è una delle otto regioni che a quella data presentavano un’occupazione dei posti letto di terapia intensiva da parte di pazienti Covid oltre la soglia critica del 30% definita dal Ministero della Salute. Le regioni a rischio sono Campania, Lombardia, Marche, Piemonte, Pa Bolzano, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta.
Secondo il report sono, inoltre, sei (Liguria, Lombardia, Piemonte, Pa Bolzano, Umbria e Valle d’Aosta) le Regioni e Pa che presentavano un’occupazione dei posti letto di Area non critica (’area medica di malattie infettive, medicina generale e pneumologia) da parte di pazienti Covid oltre la soglia critica del 40%. La Calabria non mostrerebbe situazioni di criticità né per le Terapie intensive né per l’Area non critica, come emerge dalla tabella (22% dei posti di Terapia intensiva occupati e 20% per i posti di Area non critica). Eppure la “zona rossa” è dietro l’angolo.

LE ALTRE CRITICITÀ A rappresentare le difficoltà della situazione calabrese è stato, tra gli altri, il segretario di Anaao Assomed Calabria, Filippo Maria Larussa. Larussa ha riepilogato la situazione delle Terapie intensive: «Occorre fare chiarezza sui numeri – ha detto ai microfoni della Tgr Rai – perché è stato dichiarato a più riprese che i posti regionali in terapia intensiva sono 152. In realtà in epoca pre-Covid ne erano stati allestiti 106, mentre ulteriori 40 sono stati ricavati durante la prima fase della pandemia». Il problema è più che altro di condizioni, ambientali e di personale: «Proprio ieri è stato specificato che non basta un ventilatore polmonare per fare il posto letto, ma devono esserci adeguate condizioni di personale e strutture. Pensare di fare un posto di terapia intensiva in una palestra o in una tenda – come invece può essere per la normale degenza – è impossibile».
Sottolinea Larussa che la percezione dei numeri è “falsata” perché è chiaro che non tutti i posti in terapia intensiva della regione possono essere adibiti a pazienti Covid: «Ci sono pazienti con altre patologie gravi che di solito occupano la quasi totalità dei posti. Per questo siamo in affanno pur non essendo nel gruppone delle otto regioni che hanno superato la soglia» che le proietta verso al “fase 4” «nonostante i nostri numeri siano inferiori rispetto ai loro». (ppp)

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