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Ecco perché la Calabria potrebbe diventare “zona gialla”

Il report inviato dalla Regione al ministero. Scende la trasmissibilità, cresce la capacità di monitoraggio della pandemia e cala l’occupazione dei posti letto

Pubblicato il: 10/12/2020 – 12:35
Ecco perché la Calabria potrebbe diventare “zona gialla”

CATANZARO Da una classificazione di rischio «non valutabile», che per il ministero della Salute è equiparabile a «rischio alto», i dati trasmessi ieri dalla Regione Calabria puntano a una riqualificazione e a un passaggio nell’agognata “zona gialla” (con meno restrizioni dell’attuale “zona arancione”), che permetterebbe nuove aperture e darebbe respiro all’economia. Un risultato, l’allineamento dei dati agli standard, frutto del lavoro notturno delle sei persone che collaborano al gruppo Covid della Regione e dei dipartimenti di Prevenzione delle Asp.
L’analisi è in corso e, in effetti, gli indicatori rilevati dal soggetto attuatore per l’emergenza Covid sono in miglioramento rispetto alla settimana scorsa, segno che le misure hanno almeno in parte funzionato. Il periodo di rilevamento è quello che va dal 30 novembre al 6 dicembre, nel corso del quale i dati mostrano una capacità di tracciamento cresciuta e la diminuzione dell’indice di trasmissibilità Rt, passato a 0,64 (nella scorsa settimana era pari a 1,06). Diminuisce anche l’incidenza, che passa da 111,45 a 76,43.
La Regione punta sulla crescita della capacità di monitoraggio. Uno dei complicati indici misura il «numero di casi sintomatici notificati per mese in cui è indicata la data di inizio sintomi sul totale di casi sintomatici notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo»: è passato dal 29,4% al 63%. Per questo dato la soglia è il 60%, un numero sufficiente – secondo i tecnici – a rappresentare la possibilità che le strutture sanitarie riescano in qualche modo a controllare l’espansione del contagio senza perdere il “contatto” con i nuovi casi, seguendone l’evoluzione. Cosa che avveniva, per la verità anche nelle scorse settimane. La difficoltà – anche questa superata grazie a ore di lavoro notturno – risiedeva nella difficoltà di inserire i dati. Nella scorsa settimana, la Calabria era l’unica regione sotto soglia.
Altro dato in miglioramento è il «tasso di occupazione dei posti letto totali di Area medica per pazienti Covid-19»: la diminuzione dal 47%, cerchiato in rosso dal Comitato tecnico-scientifico, al 40% è incoraggiante. E rientra nei limiti (è al 16% rispetto a una soglia del 30%) anche il tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia intensiva.
Limiti rispettati anche per l’indice che descrive il «tempo mediano tra la data di inizio sintomi e la data di diagnosi», cartina di tornasole della capacità del sistema di individuare i casi. Nella scorsa settimana l’indice raccontava della necessità di sei giorni per la diagnosi, un tempo troppo lungo; adesso il valore vale due giorni e colloca la Calabria nel novero delle regioni “virtuose”.
La possibilità di migliorare il tracciamento è avvenuta grazie anche alle forze fresche inserite nel sistema dei controlli: sono arrivate 64 persone scelte dalla Protezione civile nazionale, sommate a 28 studenti delle Scuole di specializzazione di Catanzaro che si sono offerti di supportare le Aziende sanitarie provinciali. Anche questo si riflette in un dato contenuto nel monitoraggio: il totale delle risorse umane dedicate sale a 1,5 per 10mila. Nelle scorse settimane era pari a 0,8: anche questo aveva contribuito a peggiorare la performance complessiva.
Gli ultimi due indici danno un’indicazione del livello di rischio percepito. La Regione risponde che non vi è evidenza di trasmissione diffusa non gestibile in modo efficace con misure locali come l’istituzione di “zone rosse”. Vi è invece «evidenza di nuovi focolai negli ultimi 7 giorni in Rsa-case di riposo-ospedali». (ppp)

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